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Su e giù da un palco con Joan Thiele

Abbiamo preso e trascinato la cantante in tre luoghi chiave della tanto celebrata movida milanese. Per farla cantare su un palco "non convenzionale"

Per i concerti sono tempi durissimi: biglietti introvabili, il casino crescente del secondary ticketing, i video con il cellulare e gli streaming che vengono vietati da sempre più artisti. Insomma, sembra che lo spirito goliardico di tempi che furono si sia perso tra mega produzioni, eventi stellari e mal di testa che con la musica c’entrano poco o niente. Così, da queste parti, abbiamo deciso di portare la musica alla gente, proprio con quello spirito, un po’ come la questione della montagna e di Maometto. Nei nostri cervellini una delle prime cose che ci è tornata in mente di quella golden age della musica live sono stati i bootleg, quelli che si realizzavano registrando di nascosto i concerti con le cassettine, che poi venivano nascoste, appunto, dentro gli stivaletti.

Ecco, la questione degli stivaletti, l’unica cosa che non avevamo a disposizione, è stata risolta chiamando i nostri amici di Timberland, veri capi nel mondo degli scarponcini & co., ma con la giusta attitude urbana, proprio quella che cercavamo. Con loro, abbiamo creato The Yellow Bootleg, ovvero la versione aggiornata di quella fondamentale e illegale pratica, creandone una versione “gialla”, ovvero il colore del loro prodotto più iconico e il grande protagonista dell’ultima collezione del brand. Anche perché, per l’idea che avevamo in mente, un certo sostegno, diciamo un certo “grip”, ci sarebbe tornato utile. Scavando nel nostro database musicale, è saltata fuori una delle giovani promesse della musica italiana, Joan Thiele. La cantante, un super mix italosvizzero-colombiano, che a giugno ha pubblicato il suo EP di debutto da cui sono stati estratti i singoli Save Me, Taxi Driver e l’ultimo Lost Ones, ha tutte le carte in regola per noi: super voce, bella (chi scrive userebbe anche un superlativo) presenza e abbastanza faccia tosta da dirci di sì al primo colpo. «Vuoi tu, Joan Thiele, imbarcarti in questa avventura con cui andiamo a suonare in un po’ di posti pieni di gente, senza dire niente a nessuno?», «Sì, lo voglio».

Sempre dal nostro database, che oltre ai cantanti comprende anche una discreta quantità di locali di vario tipo, ne abbiamo pescati tre che ci sono sembrati adatti alla missione, seguendo il trittico aperitivo-cena-dopo cena, tutti in zona Navigli, un percorso che segue ogni milanese che si rispetti. Per l’aperitivo, abbiamo puntato su Officina Cocktail Bar, luogo hip-industrial in via Giovenale, dove abbiamo abbondantemente usufruito dell’aperitivo, per poi spostarci, per la cena in via Vigevano, invadendo Taglio, per esibirci tra un piatto di risotto e l’altro. Ultimo passo, quello che ci piace di più: la notte. La nostra scelta è ricaduta sull’Apollo Club, durante una serata (affollatissima) di Rollover. Non trovando luogo migliore, abbiamo deciso di puntare sul banco. Badate bene, banco, non palco. Strizzando l’occhio ai buttafuori per farla salire, Joan, accompagnata dagli Etna, si è trovata subito a suo agio e ci ha regalato una serie di esibizioni, tra lo stupore della gente che pensava soltanto di passare un po’ di tempo con i suoi amici e si è ritrovata, invece, di fronte a un mini-live a sorpresa. Ve li siete persi e vi state mangiando le mani? Non c’eravate perché eravate chiusi in casa a fare chissà cosa? Non c’è nessun problema, tra poco tutti i video dell’operazione, diretti da Marco Rubiola per Venerdìcinema, tra cui un dietro le quinte sul mini tour bus, saranno sul nostro sito, sezione Rolling Stone TV.

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