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Sting ha riconosciuto a Copeland e Summers quasi 750 mila euro per le royalties dei Police

Per il batterista e il chitarrista fa fede un accordo sulla spartizione dei proventi delle canzoni, anche se appaiono raramente come co-autori. La vicenda non si è conclusa. Al centro ci sono i guadagni derivanti dallo streaming

Foto: Universal

Si è tenuta ieri di fronte all’Alta Corte di Londra la prima udienza relativa alla causa intentata nel 2025 da Stewart Copeland e Andy Summers dei Police. I due chiedono all’autore principale del gruppo Sting il riconoscimento di royalties non pagate e relative a pezzi d’immenso successo del trio inglese.

La loro tesi: pur comparendo raramente nei crediti come autori ufficiali, hanno contribuito alla scrittura delle canzoni attribuite al solo Sting e ora ne reclamano una parte di paternità e quindi di royalties. Lo fanno anche in virtù di un accordo verbale in seguito formalizzato e rinegoziato relativo alla una spartizione dei proventi. L’accordo, dicono, prevedeva che l’autore principale, di solito Sting, cedesse agli altri due membri del gruppo il 15% delle royalties nel caso di contributi agli arrangiamenti, che in certi casi (vedi la chitarra di Summers in Every Breath You Take) sono talmente importanti da essere assimilati alla scrittura. La loro richiesta: fra i 2 e i 10,75 milioni di dollari.

Dopo l’azione legale, riporta la BBC citando le audizioni di ieri a cui tre musicisti non hanno preso parte, Sting avrebbe riconosciuto ai due 870 mila dollari, pari a quasi 750 mila euro. Gli avvocati dei due musicisti dicono che il pagamento è stato effettuato di recente, ma che la cifra dovuta divrebbe essere decisamente più alta e non inferiore a 8 milioni di sterline (oltre 9 milioni di euro).

Il cambiamento dell’industria discografica dai tempi dei Police pesa sulla definizione della somma che Sting dovrebbe eventualmente riconoscere agli ex compagni. Dagli accordi intercorsi fra i tre, verbali nel 1977 e poi più volte rinegoziati e messi nero su bianco, non erano previsti gli introiti dei servizi di streaming come Spotify e Apple Music che oggi sono invece importanti. I legali del cantante affermano che dovrebbero essere esclusi dal conteggio in quanto assimilabili a «performance pubbliche» e non alla vendita di supporti fisici, tanto più che l’accordo del 2016 parlerebbe esplicitamente di royalties derivanti «dalla produzione di dischi».

La vicenda non si è quindi conclusa col pagamento di 750 mila euro. Oggi ci saranno altre audizioni e potrebbe essere fissata la data del processo. Nel 2022 Sting ha venduto i diritti del repertorio solista e di quello composto da lui coi Police a Universal Music Group per una cifra che si stima si aggiri sui 200 milioni di dollari.

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