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Steve Aoki presenta il suo documentario agli MTV Digital Days: «A scuola non ero un figo. E menomale»

Tre anni di lavorazione che ora sono un lungometraggio su Netflix. Ecco cosa ha raccontato il DJ che viene dal rock

Steve Aoki sul palco degli MTV Digital Days 2016. Foto: MTV

È terminata ieri l’edizione 2016 dei Digital Days, due giorni che MTV ha dedicato alla musica e al mondo del digitale e del web. Tantissimi gli incontri e i workshop con i protagonisti della musica e del mondo della comunicazione (ve ne abbiamo parlato qui) che si sono conclusi la sera, nel parco della Reggia di Venaria, con i DJ set di Steve Aoki, Gesaffelstein, Erol Alkan e moltissimi altri.

Tra gli incontri più interessanti delle due giornate quello con il DJ statunitense Aoki che è intervenuto per presentare ai fan italiani il suo documentario I’ll Sleep When I’m Dead, che potete trovare su Netflix: «Una esperienza incredibile, durata quasi 3 anni» ha dichiarato il producer, intervistato per l’occasione da Luca De Gennaro. «I videomaker hanno viaggiato con me per molti mesi, nonostante all’inizio avessi qualche timore, è stata una esperienza magnfica. Non avevo mai raccontato la mia vita privata».

Nel documentario, di cui potete vedere il trailer qui sotto, si parla molto del rapporto con il padre: «È stato un modello da seguire per me. È arrivato in America e ha dovuto ricostruire tutto. Si è fatto da solo. Ho dovuto farmi il culo per dimostrargli che anche io valevo qualcosa».


E Aoki ci tiene anche a sottolineare che non è stato facile per lui essere figlio di migranti, soprattutto al tempo della scuola: «Non ero per niente popolare a scuola. Anzi, ero proprio il contrario. Ora ringrazio quel periodo perché altrimenti non sarei qui a fare quello che sto facendo. Ho dovuto trovare un modo per costruire la mia identità: ho scelto la musica».

Steve Aoki e Luca De Gennaro, foto via mtv.it

Un percorso partito dal rock e dalla etichetta fondata ad appena 19 anni, la Dim Mak, che aveva sede nel salotto del suo appartamento: «Venivano a suonare decine e decine di band. Cercavamo di dargli una mano, di trovare il modo e i soldi per stampare i loro dischi». Un’attività spesso in salita ma che ha iniziato a dare i suoi frutti con la pubblicazione dei primi lavori di The Kills e Bloc Party, senza dimenticare l’esperienza come manager di M.I.A.: «ho capito che era un lavoro diverso e complesso, mi è bastata quell’esperienza».

Poi il trasferimento a L.A., i primi lavori nei club più cool, il successo mondiale, le torte in faccia e tutto il resto. Senza mai fermarsi un secondo. Nel 2017 uscirà il suo nuovo disco e se gli chiedete come sarà vi risponderà che sta lavorando con artisti country, r’n’b, rock. Perché il segreto per Steve è “to always think outside of the box”.

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