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“Stavolta come mi ammazzerai?”, Edda tra famiglia, droga, sesso

L'ex voce dei Ritmo Tribale si racconta senza remore in questa intervista e nel suo nuovo disco da solista in uscita a fine ottobre

Edda, foto stampa

Edda, foto stampa

Quest’intervista è iniziata con una confessione: «Sono cresciuta con la musica dei Ritmo Tribale, quindi forse sono di parte, ma questo tuo nuovo disco, in cui torni a quei suoni, a quella rabbia, mi piace molto». Ho detto così a Edda prima di chiedergli di Stavolta come mi ammazzerai?, il suo terzo album solista in uscita il 28 ottobre (il titolo è una citazione dal film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto). Gliel’ho detto perché questa volta, più che in passato, Stefano Rampoldi, classe 1963, ex voce di quei Ritmo Tribale che negli anni 90 segnarono la storia del rock italiano, riprende il discorso lasciato a metà con la sua vecchia band. E lo fa nel suo stile: non si pensi a un freddo «revival», i nuovi brani di Edda sono viscerali, il che difficilmente lascerà indifferenti chi lo segue dai tempi di Kriminale e Tutti Vs. Tutti. Come ha reagito lui al complimento? Mi ha ringraziato e mi ha chiesto se poteva farmi qualche domanda: «Mi dici quanti anni hai, di che città sei e in che zona vivi?». Solo dopo che gli ho risposto mi ha dato l’ok: «Sono a posto, cioè, potrei continuare per ore, ma cominciamo, dai».

Negli scorsi anni ti sei diviso tra la musica e il lavoro di pontista. Adesso?
Mi sono tenuto solo la musica, il destino purtroppo ha deciso così.

Perché purtroppo?
Perché a fine mese non mangio, non ci sono soldi. Ma va bene, ho lasciato spazio ai giovani: se volete c’è un posto di pontista dalle parti di Arona. Ora vivo a Bibbiena, paesino in provincia di Arezzo dove ho un’opera pia che mi assiste, santa la mia fidanzata!

Hai anche un nuovo album tra le mani e dentro c’è molto di ciò che furono i Ritmo Tribale.
Vero. Sebbene nella fase iniziale di creazione dei pezzi sono stato da solo come in passato, questa volta sono voluto tornare alla dimensione del gruppo. Con me ci sono Luca Bossi e Fabio Capalbo, batterista e co-titolare dell’etichetta Niegazowana che pubblica il disco: siamo in tre e questo fa la differenza.

Una canzone, in particolare, è in perfetto stile Ritmo Tribale: Stellina. Alla fine del brano esclami: «Ma andate a fanculo, è bellissima!».
Sì, perché quella canzone l’abbiamo registrata dopo una serie d’insuccessi, avevo questi pezzi chitarra e voce, ma le prime prove con gli altri non erano state esaltanti, ero perplesso e dispiaciuto. Invece lì, con Stellina, l’ho cantata e ho sentito subito che mi prendeva, che funzionava, così mi sono esaltato. Quel vaffanculo in realtà era rivolto a me stesso.

I testi, se pur criptici, sono ricchi di riferimenti autobiografici, citi spesso la tua famiglia.
Non a caso sulla cover del disco ci siamo tutti, c’è anche il papà, non si vede ma è quello che ha scattato la foto. In genere parlo di cose che conosco, insomma, non parlo di politica. I miei sono anziani, volevo fargli questo tributo. Anche se poi non hanno sentito nulla dell’album, gli ho giusto fatto vedere il video di Pater, ma non gli è piaciuto.

La cover di "Stavolta come mi ammazzerai?" di Edda

La cover di “Stavolta come mi ammazzerai?” di Edda

È comprensibile, canti «Tutte le volte che vedo mio padre esco di casa con la voglia di ammazzare», i tuoi ti vedranno come la pecora nera della famiglia…
Beh, sono stato una merda di figlio, per i miei sono stato motivo d’imbarazzo, mentre loro con me sono sempre stati bravi. Poi, vabbè, ne parlo, ma i miei testi si capiscono e non si capiscono. Di fatto quando scrivo penso a una cosa e le prime parole che mi vengono in mente le butto giù.

Anche il brano HIV è nato così?
Quello s’ispira a un ricordo di 30 anni fa, avrò avuto 17 anni. Sono con mia madre a ritirare i risultati del test dell’Aids, il dottore mi fa cenno di entrare nello studio e lascia fuori lei. Solo che la porta rimane socchiusa e poco dopo vediamo mia mamma china, che cerca di origliare. Il medico mi guarda e mi fa: “Capisco perché ti droghi” (qui Edda scoppia a ridere; ndr).

Nel disco non manca qualche accenno all’eroina, come consideri ora l’Edda che si drogava?
Boh, mi sono rotto i coglioni di parlarne. Cosa vuoi che ti dica? Io con l’eroina ho capito cos’è l’amore, l’eroina è la cosa che ho amato di più al mondo, neanche una persona ho mai amato così. Il che ti fa capire che bella persona sono… Però è così, con l’eroina ho conosciuto l’amore totalizzante, come dovrebbe essere sempre l’amore, quel sentimento che ti fa pensare che senza quella cosa la tua vita non ha senso. Il problema è che l’oggetto dell’amore bisogna sceglierlo bene, se no te la prendi in quel posto.

Adesso quell’amore dove lo riversi?
Eh, dalle stalle alle stelle: sono un Hare Krishna fondamentalista. Mi alzo all’alba, canto i mantra, cerco di seguire i principi regolatori: niente sesso, niente droga, niente carni intossicanti, niente gioco d’azzardo. Mi sa, però, che Krishna non è così convinto, mi sta mettendo alla prova.

Però il sesso è molto presente nelle tue canzoni.
Ma ne parlo come di una schiavitù. Nella Bhagavad Gita (testo sacro induista, ndr) il sesso è inteso come finalizzato alla procreazione, io l’ultima cosa che voglio è avere dei figli, quindi resta il sesso come gratificazione dei sensi, che va evitato.

Perché?
Perché noi non siamo il nostro corpo, quindi fare tutto in funzione del corpo, per dargli piacere, è sbagliato. Solo che siamo programmati sin dalla nascita a pensarla in un altro modo, cambiare prospettiva è difficile.

Come fai con la tua fidanzata? Resisti alle tentazioni?
Macché, non sono capace, però questo crea in me una grossa spaccatura, ho dei problemi di coscienza, è così da 30 anni.

So che credi nella reincarnazione, in cosa sogni di reincarnarti?
Per me sarebbe orribile reincarnarmi in qualunque cosa, anche la più bella del mondo. Ci sono 99 possibilità su 100 che io mi reincarni, ma ho tanta paura che accada, perché la vita è miserabile, è tremenda, è spaventosa, il mondo materiale è una prigione e si vive male. Sono 50 anni che non sono esattamente contento.

Saresti più contento con i Ritmo Tribale? Ti mancano i vecchi tempi?
Mi manca che, se tornassi indietro, non farei niente di quello che ho fatto. Cercherei di far andare meglio tutto quanto.

Potreste tentare una reunion.
Mi piacerebbe, ma prima dovremmo trovarci, suonare assieme, vedere se siamo ancora capaci. Ma sì che saremmo capaci! Sarebbe bello.

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