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Springsteen ha taciuto sull’alluvione, ma per il suo promoter «chi ha pagato il biglietto non ha bisogno di parole»

«Giù le mani da Bruce», scrive Claudio Trotta che rispedisce al mittente «l’ondata di ipocrisia e retorica che ha spento e non illuminato la mente di alcuni media e cantanti»

Foto: Nino Saetti

Bruce Springsteen non ha rimandato il concerto di Ferrara e ha taciuto sull’alluvione, ma per il suo promoter Claudio Trotta «chi ha pagato il biglietto non ha bisogno di parole».

Lo ha scritto stamattina in un post in risposta alle polemiche che hanno preceduto e seguito il concerto di Springsteen a Ferrara di giovedì 18 maggio. Nelle ore in cui la conta dei morti saliva, Springsteen ha scelto di non cancellare o rimandare il concerto, anche solo per non tenere occupati personale e mezzi di soccorso che potevano essere usati altrove. Sorprendendo molti, anche suoi fan, Springsteen non ha nemmeno espresso pubblicamente la sua solidarietà alle popolazioni colpite dall’alluvione a pochi chilometri da Ferrara.

«Giù le mani da Bruce», scrive Trotta. «L’ondata di ipocrisia e retorica, che ha spento e non illuminato la mente di alcuni media e cantanti, va rispedita al mittente senza se e senza ma (il riferimento potrebbe essere tra le altre cose alle parole di Roberto Vecchioni, ndr). La Musica e l’Arte, profonde espressioni dell’animo umano, quando sono interpretate live, con passione e rispetto per se stessi e per chi ha pagato il biglietto non hanno bisogno di parole, che non possono aggiungere nulla alla narrazione che si fa dal palco».

«In questo show Bruce narra con meravigliosa e drammatica urgenza l’importanza e la sacralità della Vita e la ineluttabilità della morte e lo fa con precisione quasi chirurgica ma non per questo meno appassionata e travolgente. 110.000 persone felici presenti a Ferrara e Roma, che hanno vissuto una enorme boccata di gioia, lo hanno compreso appieno».

«Chi non era presente e ha pensato bene di “pontificare” senza esserci, ottenendo un poco di visibilità, qualche consenso e molte critiche, non lo ha compreso per nulla. “Non è un peccato essere felici”, anche nella tragedia quotidiana dei dolori personali e collettivi che avvengono in tutto il mondo, non solo a 30 km di distanza. PS: se si fa beneficenza non lo si sbandiera ai quattro venti, la si fa e basta».

A questo link trovate il racconto del concerto di Ferrara fatto per Rolling dallo scrittore Paolo Cognetti, che c’è andato con Vasco Brondi.

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