«Lottate per l’America che amiamo». Bruce Springsteen e la E Street Band hanno aperto ieri sera al Target Center di Minneapolis il Land of Hope & Dreams, il loro tour americano più politico di sempre. Chi si aspettava qualche novità in scaletta e discorsi appassionati non è stato deluso.
La città del Minnesota non è stata scelta ovviamente a caso, così come è stata selezionata con cura la canzone che ha aperto lo show, la cover di War dei Temptations e di Edwin Starr, che lo stesso Springsteen ha rilanciato negli anni ’80 facendola dal vivo con la E Street Band (vedi il Live/1975-85). «Siamo qui per celebrare e difendere gli ideali americani, la democrazia, la Costituzione e la sacra promessa americana».
Dopo War, la band si è lanciata in Born in the U.S.A. e Death to My Hometown con ospite Tom Morello. Il chitarrista è tornato a unirsi alla E Street per American Skin (41 Shots), la canzone che ha creato a Springsteen non pochi problemi con la polizia di New York nel 2001, e Long Walk Home («Una preghiera per il mio Paese»), e poi di nuovo per il finale con The Ghost of Tom Joad, Badlands, Land of Hope and Dreams.
Springsteen ha cantato per la prima volta con la E Street Band Streets of Minneapolis. Sempre con l’assistenza di Morello, ha cantato Purple Rain di Prince, cosa che ha fatto molto raramente solo dieci anni fa (vedi il video sotto).
«Sono tempi bui», ha detto Springsteen in uno dei suoi discorsi più significativi, «i valori americani che ci hanno sostenuti per 250 anni sono messi in discussione come mai prima d’ora. Stiamo mettendo a rischio la vita dei nostri giovani, uomini e donne, in una guerra incostituzionale e illegale. Sta accadendo adesso».
«Ci sono immigrati trattenuti in centri di detenzione in tutto il Paese e deportati senza un giusto processo verso Paesi stranieri e gulag all’estero. Sta accadendo adesso. Il nostro Dipartimento di Giustizia ha completamente abdicato alla sua indipendenza e la nostra Procuratrice generale Pam Bondi prende ordini direttamente da una Casa Bianca corrotta. Persegue quelli che il Presidente considera nemici, copre le sue malefatte e protegge i suoi amici potenti. Sta accadendo adesso».
«Gli uomini più ricchi d’America hanno abbandonato i bambini più poveri del mondo alla morte e alle malattie, smantellando il sistema di aiuti statunitensi. Sta accadendo adesso. Stiamo abbandonando la Nato e l’ordine mondiale che ci ha mantenuti al sicuro e in pace a livello globale per 80 anni. Sta accadendo adesso. Minacciamo i nostri vicini e i nostri alleati – i cui figli e figlie hanno combattuto al nostro fianco nelle guerre americane – con l’annessione predatoria delle loro terre. Sta accadendo adesso».
«Ai nostri musei viene detto di fare whitewashing della storia americana, cancellando qualsiasi fatto spiacevole o scomodo, come la storia della brutalità della schiavitù. Vogliamo parlare di snowflakes? Abbiamo un Presidente che non riesce a reggere la verità. Sta accadendo adesso».
«Mentre gli americani che lavorano fanno fatica ad andare avanti, il nostro Presidente e la sua famiglia si arricchiscono di miliardi di dollari sfruttando la carica pubblica in un sistema di corruzione senza precedenti nella storia americana. Sta accadendo adesso. Questa Casa Bianca sta distruggendo l’ideale americano e la nostra reputazione nel mondo. Per molti non siamo più un difensore, spesso imperfetto ma forte della democrazia, impegnato per il bene globale. Non siamo più la terra dei liberi e la casa dei coraggiosi. Per molti siamo ormai l’America sconsiderata, imprevedibile, predatoria, uno Stato canaglia. Questo è il lascito di questa amministrazione e di questo Presidente. Sta accadendo adesso».
«Onestà, onore, umiltà, compassione, riflessione, moralità, vera forza e decenza. Non lasciate che nessuno vi dica che queste cose non contano più. Contano. Sono la cosa essenziale degli uomini e donne che siamo, del tipo di cittadini che siamo, del tipo di Paese che lasceremo ai nostri figli. Così tanti dei nostri leader eletti ci hanno deluso che questa tragedia americana può essere fermata soltanto dal popolo americano. Quindi unitevi a noi e lottiamo per l’America che amiamo. Siete con noi?»
Lo show si è chiuso con Chimes of Freedom di Bob Dylan: «Stasera quando tornate a casa, abbracciate le persone a cui volete bene» e domani «trovate un modo per difendere in modo aggressivo ma pacifico gli ideali del nostro Paese. Come ha detto il grande leader del Movimento per i diritti civili John Lewis, uscite e mettetevi nei guai. Dite qualcosa! Fate qualcosa! Cantate qualcosa!».
Set list
War
Born in the U.S.A.
Death to My Hometown
No Surrender
Darkness on the Edge of Town
Streets of Minneapolis
The Promised Land
Out in the Street
Hungry Heart
Youngstown
Murder Incorporated
American Skin (41 Shots)
Long Walk Home
House of a Thousand Guitars
My City of Ruins
Because the Night
Wrecking Ball
The Rising
The Ghost of Tom Joad
Badlands
Land of Hope and Dreams
Born to Run
Bobby Jean
Dancing in the Dark
Tenth Avenue Freeze-Out
Purple Rain
Chimes of Freedom















