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Spotify vince su YouTube

L'analisi del mercato musicale firmata BuzzAngle segna una svolta: ora si ascolta più musica sui servizi di streaming che su YouTube , con somma gioia per gli artisti

Il report di metà anno di BuzzAngle, la società americana di monitoraggio del mercato musicale, parla chiaro: YouTube sta perdendo colpi, almeno per quanto riguarda l’ascolto di musica.

Il volume dello streaming audio generato da piattaforme come Spotify, Tidal e Apple Music, è cresciuto del 108% nell’ultimo anno, arrivando ad essere il 54,6% dello consumo in streaming totale. Come si può spiegare questo fenomeno? I fattori sono molteplici. Il più semplice è l’aumento degli utenti delle varie piattaforme (Spotify, quello con più iscritti, contava 6 milioni di utenti nel 2013, ora sono 30), ma non è solo questo: all’interno di queste piattaforme l’utente è spinto ad ascoltare più brani tra quelli suggeriti dalla piattaforma stessa o dagli altri utenti.

Un indice positivo per l’industria discografica, soprattutto dopo le ultime pressioni da parte degli artisti per far modificare il Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge sul diritto d’autore che a detta degli autori non li tutela in caso di riproduzione su Youtube e affini.

Se da un lato però il volume dei dati è aumentato questo non significa che per gli artisti le cose vadano meglio. Il profitto dallo streaming contenente pubblicità (le versioni free per intenderci) rimane ancora piuttosto basso.

I dati mettono in evidenza altri fattori già noti come la diminuzione del download digitale legale, sia per quanto riguarda le singole canzoni che gli album (rispettivamente 17 e 24%). Si conferma in crescita il vinile, che segna +17%.

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