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Spotify raggiunge quota 232 milioni di utenti. Ma solo la metà paga

Il gigante svedese dello streaming sta vivendo una crescita accelerata di utenti, ma un incremento lento del numero di account premium

Olly Curtis/Future/Shutterstock (10139252s)

Mercoledì scorso, Spotify ha reso noti i dati del secondo trimestre del 2019, che hanno portato al contempo buone e cattive notizie: il gigante svedese dello streaming ora ha raggiunto una quota globale di 232 milioni di utenti mensili, segnando un incremento di pubblico del 29% rispetto all’anno scorso. Ma il numero di utenti premium, cioè paganti, è di soli 108 milioni. Ovvero, un incremento misero rispetto ai 100 milioni del primo trimestre.

L’interesse dei nuovi utenti a registrarsi per offerte promozionali, come la quota scontata per studenti, è stato “sotto le aspettative”, come si legge da una nota per gli investitori, e “la colpa è nostra”. “La buona notizia è che il deficit è relativo all’esecuzione del piano, piuttosto che a una morbidezza nel mercato, e ci aspettiamo di recuperare il terreno perso prima della fine dell’anno.” Spotify ha dichiarato un incasso trimestrale di 1,67 miliardi di euro, che segna un aumento del 31% e una perdita minore di quella prevista, in favore di tutti gli analisti di Wall Street che ritengono Spotify sulla via del punto di pareggio. L’amministratore delegato Daniel Ek durante una chiamata con gli investitori ha detto che Spotify sta accumulando utenti al doppio della velocità di Apple Music.

La compagnia ha furbamente evidenziato che il suo business dei podcast, un mercato davvero agguerrito, ha visto una crescita di pubblico di più del 50% rispetto al precedente trimestre. Spotify ha inoltre comunicato agli investitori di essere attualmente al lavoro sul rinnovo degli accordi con i suoi quattro più grandi partner discografici (Sony, Warner, Universal e Merlin, agenzia che si occupa dei contratti indipendenti) e che due di questi hanno già confermato la collaborazione. Ma mentre “questo è il sesto round di negoziazioni con le label a cui abbiamo partecipato in 13 anni di storia” e che “è diventato ormai parte della routine del business”, questo è invece il primo round in cui Spotify sta costruendo un mercato bilaterale, in cui il servizio di streaming potrebbe far pagare ad artisti e label per i servizi di analisi dati e tendenze (attualmente gratis).

Le azioni sono cresciute del 5%, da 146 dollari a più o meno 151 durante la conferenza stampa.

Anche Apple ha pubblicato i suoi resoconti questa settimana. Mentre il gigante di Cupertino non è ancora in attivo di introiti o utenti, ha annunciato un incasso record di 11,5 miliardi di euro per la sua piattaforma Services, che include Apple Music e altri software. Il senior vice presidente dei software e servizi Internet, Eddy Cue, a fine giugno ha detto che il servizio di streaming della mela ha racimolato 60 milioni di utenti, mentre ad aprile erano 50 milioni.

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