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Sotto il palco di Jennifer Lopez al Mawazine Festival, in Marocco

J.Lo torna sul palco e dimostra ancora un grande carattere. Ecco cosa succede in questo festival africano che si sta guadagnando un posto di primo piano

«Sapete che vengo dal Bronx, vero?». Queste le prime parole di Jennifer Lopez, che ha aperto il Mawazine Festival in Marocco. Foto © Sife El Amine

«Sapete che vengo dal Bronx, vero?». Queste le prime parole di Jennifer Lopez, che ha aperto il Mawazine Festival in Marocco. Foto © Sife El Amine

Chi ha voluto il Mawazine Festival è abbastanza chiaro, visto che anche l’ultimo dei volantini inizia con “sotto l’altro patronato di sua maestà il Re Mohammed VI”. Ma la cosa più importante, se volete capire l’importanza del secondo festival al mondo per numero di partecipanti, è chi non paga: serve un biglietto solo per stare immediatamente sotto al palco o per i concerti in ambienti troppo piccoli per le grandi folle, tutto il resto è gratis.

Per una settimana, dal 29 maggio al 6 giugno, Rabat, capitale del Marocco e generalmente città tranquilla, si accende per la festa di paese più grande che abbiate mai visto: artisti come Pharrell Williams, Avicii, i Placebo, Sting, i Maroon 5, Usher e i nomi più importanti della musica araba e africana suonano ogni giorno su 9 palchi per chiunque abbia voglia di fare serata. È un festival da tenere d’occhio e che è iniziato ieri sera, con J.Lo.

Il palco principale del Mawazine Festival durante il concerto di Jennifer Lopez. Foto © Sife El Amine

Il palco principale del Mawazine Festival durante il concerto di Jennifer Lopez. Foto © Sife El Amine

 

Jennifer Lopez
In due parole: orgoglio latino

Jenny From The Block. Foto © Sife El Amine

Jenny From The Block. Foto © Sife El Amine

J.Lo esce da una botola “di schiena”, si piega fino ad appoggiare le mani a terra, si gira e twerka.Ecco perché non le serviva un gruppo spalla. Sono passati 10 secondi e l’immensa folla del palco più grosso del festival è pronta a giurare amore eteno a Jenny From The Block.

Lei porta sul palco la versione aggiornata del suo classico spettacolo pop: otto ballerini, quattro ballerine, band ai lati nell’ombra ed è fatta, siamo nel mondo di Step Up. Tanta cassa, torsi nudi, addominali, cambi d’abito, il Bronx di quando andavano i pantaloni larghi trasportato nell’era di Nicki Minaj. Jennifer Lopez ha 45 anni (12 più di Beyoncé) e i modi decisi alla “ora spiegatemi cosa hanno le altre più di me”. Stai calma, ora ci penso.

Inizia come ogni rapper che si rispetti: «Sapete da dove vengo? Dal Bronx». Fa passare qualche hit e poi, in una versione rallentata di If You Had My Love, si struscia su una chaise longue rossa con delle pose che avranno crepato il cuore del povero ministro dei Trasporti marocchino – che, qualche giorno fa, aveva criticato «le cantanti che arrivano da noi e si svestono davanti a tutti». Ma i giovani marocchini sono smaliziati, e il festival serve anche a questo: è difficile che chi impara a conoscere la buona musica (magari perché è andato a un concerto gratis per caso) in futuro venga tentato dall’estremismo di chi brucia gli strumenti musicali.

Lo spettacolo continua a rallentare, fino all’acustico con accompagnamento schitarrante, e per un attimo e come se sul palco ci fosse un falò. Qualche ammiccamento, altro cambio d’abito e si ritorna sulle hit.

J.Lo non sta macinando un concerto dietro l’altro (il prossimo sarà a gennaio 2016 a Las Vegas), è in una fase adulta, quella in cui si sale sul palco ogni tanto, e quando lo si fa si deve reclamare il trono, quello che ci si è conquistato negli anni. Lo spettacolo non è quella raccolta di successi che vorrebbe essere, ma J.Lo dimostra che sa ancora mordere.

Temenik Electric
In due parole: tensione evolutiva

I Temenik Electric dal vivo. Photo Sabir El Mouakil

I Temenik Electric dal vivo. Photo Sabir El Mouakil

Gruppo a metà tra Marsiglia e l’Algeria, già vincitore dell’Arezzo Wave Love Festival 2014. I cinque (due chitarre, sintetizzatore, basso e batteria) provano a portare le ondulanti cantilene arabe nel mondo dei campionamenti e di quelli che usano il computer-con-la-mela sul palco. Suonano da un palco sulle rive del Bou Regreg, lo storico fiume dei pirati, che pochi metri dopo si apre all’oceano. Il concerto è rock, a tratti progressivo, eppure battono le mani anche le donne velate (hijab) che ascoltano con i (molti) bambini. C’è aria da festa di paese, un filo più algida per via del freddo vento serale. Qualcuno ascolta il concerto dalla barca. I Temenik Electric forse indugiano un po’ troppo nelle pretese di tempi storti e arrangiamenti complessi, ma lo sforzo è interessante. «Questi interpretano male i suoni della nostra tradizione, vedi che non li ascolta nessuno?», mi dice un mio vicino, con fare scocciato. Ma è soltanto geloso: sua moglie, accanto, ondeggia contenta.

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