Sei medici gli avevano sconsigliato di salire sul palco, avvertendolo che quel concerto lo avrebbe ucciso, ma Ozzy Osbourne non aveva intenzione di rinunciare al suo ultimo saluto al pubblico con al fianco la sua band. A raccontarlo è Sharon Osbourne, moglie e storica manager del cantante, in una nuova intervista a Rolling Stone Us in occasione dell’uscita di Ozzy & Black Sabbath: Back to the Beginning, il film dedicato al concerto del 5 luglio 2025 a Birmingham. Ozzy è morto 17 giorni dopo, il 22 luglio, a 76 anni.
Prima del concerto, il cantante era stato ricoverato negli Stati Uniti. Dopo il trasferimento in Inghilterra, una nuova équipe medica aveva voluto valutare personalmente le sue condizioni, senza basarsi soltanto sulle cartelle cliniche americane. Ozzy era rimasto in ospedale per una settimana e, dopo le dimissioni, sei medici, tra cui specialisti del cuore, dei polmoni e del Parkinson, avevano chiesto di incontrare la famiglia nella loro abitazione. «Ci avevano consigliato di non fare il concerto. Ci avevano detto che lo avrebbe ucciso. Eravamo tutti insieme e Ozzy ha detto: “Non se ne parla. È quello che voglio”. Ha aggiunto: “So che sto morendo. Se devo perdere qualche mese di vita, voglio andarmene così. È questo che voglio”. Era quello che desiderava e siamo andati avanti. Mi ha detto: “Altri sei mesi, che cosa cambierebbero per me?”».
Le condizioni di salute di Ozzy, infatti, erano ormai gravemente compromesse. Oltre al Parkinson, soffriva di enfisema e, secondo Sharon, aveva ormai una capacità polmonare estremamente ridotta. La moglie racconta poi di non sapere come sia riuscito a cantare in quelle condizioni, tanto che per Sharon è stato un momento straordinario, ancora di più perché aveva potuto decidere come congedarsi dal pubblico. E, per la forza d’animo, lo paragona a un vichingo: «Era molto, molto emozionato. Ma sai una cosa? È stato anche bellissimo. È stato incredibile. Quanto è stato fortunato a potersene andare in quel modo? Io dico che se n’è andato come un vichingo. Era il modo in cui voleva andarsene». Sharon ricorda anche una frase che Ozzy ripeteva spesso: «Sono un figlio di puttana fortunato. Chi altro ha avuto una vita come la mia? Ho ottenuto tutto quello che sognavo». E sottolinea: «Non aveva rimpianti per niente. Sapeva quale fosse il suo destino. Lo ha scelto».
C’è poi un altro dettaglio che ha rivelato. Ozzy sapeva che quello sarebbe stato il suo addio, ma i figli e gli altri Black Sabbath non ne erano stati informati: «È stata più di una bella giornata. In sostanza, è stato l’addio di Ozzy, e lui sapeva che era il suo addio. I miei figli non lo sapevano. Non l’abbiamo detto ai ragazzi. Non l’abbiamo detto a nessuno. Ma noi sapevamo cosa stava succedendo. I Sabbath non sapevano niente. Ma, ancora una volta, non è triste. Guardatelo: un vichingo fino alla fine».
Il cantante aveva insistito perché il suo ultimo concerto si concludesse con la formazione originale dei Black Sabbath, insieme a Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward: «Doveva finire con i Black Sabbath. Era lì che tutto era cominciato. Voleva disperatamente suonare con Bill. Indipendentemente da quello che era successo con Bill, non passava una settimana senza che Ozzy gli parlasse». Ed era un punto di riferimento nei rapporti tra i musicisti. «Penso che Ozzy fosse quello che parlava con tutti, perché so che a Geezer non piace molto parlare al telefono e Tony tiene alla sua riservatezza, quindi Ozzy era davvero quello che parlava con tutti. Non lo dico per parlarne male, è solo che non sono tipi che si sentono ogni settimana per sapere come stanno. C’è affetto, c’è sempre quel filo invisibile che li tiene tutti uniti, ma Ozzy era quello chiacchierone».
Ma Sharon ha anche raccontato la sua partecipazione a tutto l’evento. Il 5 luglio, prima di salire sul palco del Villa Park di Birmingham, Ozzy aveva trascorso la giornata nel camerino, seguendo sugli schermi le esibizioni degli altri artisti: «È rimasto tutto il giorno nel suo camerino a guardare tutti sugli schermi che aveva lì, ed era proprio come un fan. Era un fan di tutti quelli che erano sul palco. Diceva cose come: “Oh mio Dio, non posso credere che abbiano appena suonato quel pezzo”, e continuava a commentare tutto. Ha visto tutti. Era al settimo cielo».
All’evento avevano partecipato, tra gli altri, Metallica, Guns N’ Roses, Slayer, Mastodon e Steven Tyler. E dopo la sua esibizione, Ozzy continuava a ripetere: «Ce l’ho fatta. Ce l’ho fatta». Sharon racconta persino i suoi ultimi giorni di vita: «Nei 17 giorni successivi è stato così felice. Era al settimo cielo. Non riusciva a credere che fossero venuti tutti per lui. È stato meraviglioso vederlo così felice, perché era stato tanto depresso, molto giù. Ieri sera ho letto una lettera di un fan che era al concerto e che ha scritto: “Ho visto un ragazzo intrappolato nel corpo di un vecchio”. È proprio vero».
Infine Sharon parla della difficoltà di rivedere le immagini del marito, ancora oggi. Non ha guardato i due documentari realizzati negli ultimi mesi della sua vita, Ozzy: No Escape from Now e Sharon & Ozzy Osbourne: Coming Home: «Non ce la faccio. Mentalmente non sono ancora pronta». Ha invece visto il film del concerto, Ozzy & Black Sabbath: Back to the Beginning, che arriverà nei cinema di tutto il mondo il 28 ottobre: «È stato molto difficile guardare gran parte di questo film. Dovevo farlo, ma è stato molto, molto difficile».















