Santii, il coraggio di ripartire da zero

Con il progetto M+A erano tra gli artisti italiani più interessanti e apprezzati all'estero, ma un album-serie tv ha cambiato tutto.

C’erano una volta gli M + A, all’anagrafe Michele Ducci, 26 anni (cantante e autore di testi e melodie) e Alessandro Degli Angioli, 28 anni (arrangiatore, produttore, compositore e visual artist). Un piccolo duo indipendente che grazie a un electropop innovativo, fresco e internazionale si era conquistato dei traguardi notevoli fin dal lontano 2014, primi fra tutti la vittoria del Glastonbury ETC (Emergency Talent Competition), che li aveva portati ad essere i primi italiani a suonare sul main stage del festival, e un contratto con Sugar.

Già si vociferava che ci fossero in ballo delle collaborazioni importantissime con band importantissime, e che gli M + A fossero a un passo dalla svolta, quella che li avrebbe proiettati immancabilmente nello star system mondiale. Ma gli artisti sono tali soprattutto quando non hanno paura di seguire l’ispirazione, così Miki e Alex hanno deciso di evolvere il loro sound, smantellare il progetto M + A pur non sciogliendo il loro sodalizio e di ricominciare da capo. La loro nuova creatura si chiama Santii e si basa su presupposti ambiziosissimi: ogni album – e il loro primo lavoro, S01, non fa eccezione – è concepito come la stagione di una serie tv, con diversi episodi e ambientazioni, e ogni brano è impreziosito da ospiti internazionali.

Gente come Supah Mario, Rejjie Snow, Mick Jenkins, Cakes da Killa e tanti altri eroi dell’urban contemporaneo, per un risultato sorprendente e molto originale. Quando li raggiungiamo al telefono sono in partenza per Londra per il release party dell’album (il tour vero e proprio comincia il 29 giugno dal Covo Summer di Bologna) e l’atmosfera è elettrica.

Un cambiamento davvero radicale…
M: Ma anche molto naturale e non premeditato. Eravamo a Londra e stavamo lavorando a materiale nuovo per gli M + A, ma mentre scrivevamo ci siamo resi conto che stavamo facendo cose completamente diverse da quelle che facevamo prima. La differenza era talmente drastica che a un certo punto abbiamo deciso di cambiare nome, per non confondere ulteriormente le idee alla gente.

A: C’è stato un periodo di transizione in cui i dubbi e le perplessità erano tante: quando abbiamo detto che volevamo cambiare nome, il nostro team era abbastanza perplesso. Però per noi era davvero venuta l’ora: come ogni band che va avanti da un po’, ci eravamo costruiti una sorta di bolla in cui tendevamo a esistere senza farci troppe domande. Abbiamo capito che era ora di seguire i nostri istinti musicali e fare qualcosa di nuovo. Per noi non è un nome nuovo, è un progetto nuovo, con un processo creativo completamente nuovo: io e Michele lavoriamo bene insieme, quindi non abbiamo mai pensato a scioglierci, ma solo a espanderci.

Qual è stato il momento in cui vi siete detti “Okay, da questo momento in poi siamo un’altra cosa”?
M: Ci sono stati vari segnali, ma la musica ci ha dato quelli più importanti. Forse il momento più significativo è stato quando stavamo contattando gli artisti con cui volevamo collaborare ma, anziché proporci come M + A, non dicevamo nessun nome… (ride) Sentivamo che con M + A non stavamo andando da nessuna parte, creativamente parlando, e non volevamo proporre un featuring sull’ennesimo disco a caso.

A: Considera che in questa rinascita abbiamo anche cancellato un sacco di materiale: abbiamo cestinato del tutto il disco di M + A che era già pronto, perché l’idea di uscire con un disco nuovo senza avere una direzione precisa non ci convinceva per niente. Abbiamo capito che era necessaria una scelta netta: se avessimo provato a cambiare solo qualcosa, e non tutto, sarebbe stato come non cambiare nulla.

A proposito, quante delle persone con cui avete collaborato per S01 conoscevate già di persona?
M: In realtà la maggior parte di loro partivano come conoscenti, oppure come artisti che ascoltavamo e ammiravamo e con cui avevamo degli amici in comune. I nomi più grossi invece, come Mick Jenkins o Rejjie Snow, li abbiamo contattati noi attraverso i social. Abbiamo mandato a tutti una serie di demo, spiegando che potevano farci quello che volevano. Loro ci rispedivano indietro una bozza, che noi poi rielaboravamo ulteriormente. Non ci interessava coinvolgere ospiti prestigiosi per avere un tot di clic in più a caso, ma creare un metodo di scrittura delle canzoni che fosse in continua metamorfosi, con uno scambio vero.

A: Li abbiamo scelti perché ci piace quello che fanno, e non perché fossero particolarmente famosi o la cosa ci facesse gioco in qualche modo. Quando li contattavamo, se capivamo che da parte del management si riduceva tutto a una transazione economica e quindi non potevamo neanche parlare direttamente con l’artista, preferivamo sfilarci subito. I nomi presenti in questa prima stagione di Santii sono quelli che hanno capito cosa volevamo fare e hanno creduto nel progetto.

Quando vi è venuta l’idea di sviluppare l’album come se fosse la stagione di una serie televisiva?
A: Tutto nasce dall’esigenza di spiegare il nostro cambiamento: forse anche per il periodo storico in cui ci troviamo, ci è venuta l’idea di proporre un’analogia con le serie tv. Ma “stagione” per noi è anche un termine inteso come “periodo della vita”: in quei tre mesi siamo stati occupati a fare un certo tipo di musica, e nei prossimi tre chissà.

Questo vuol dire, per ipotesi, che il prossimo album di Santii potrebbe essere completamente diverso, anche in termini di genere musicale?
M: Assolutamente. Anzi, stiamo già lavorando a del materiale per S02 che è molto diverso da quello che avete sentito in S01. Ovviamente, essendo sempre io e Ale a lavorare sui progetti, c’è sempre un tratto comune, ma c’è sempre qualcosa che cambia.

Una delle cose che spiccano di più, leggendo la tracklist, è che non c’è neanche un artista italiano tra i featuring. Come mai?
M: Pensa che avevamo fatto anche dei pezzi in cui c’erano alcuni brani cantati in italiano, ma alla fine abbiamo deciso di non usarli… In realtà dipende soprattutto dai nostri ascolti: in genere non ascoltiamo praticamente mai cose prodotte in Italia, non per snobismo ma perché ci piacciono soprattutto sonorità più straniere.

A: Per un po’ avevamo anche valutato di coinvolgere qualche italiano, però abbiamo pensato che per questa prima stagione era meglio rimanere fedeli ai nostri gusti e cercare di lavorare solo con artisti dal taglio internazionale. Non è una presa di posizione, sia chiaro: magari in futuro lo faremo, se troveremo qualcuno che abbia la nostra stessa visione artistica.

Avete curato personalmente anche i visual dell’album, in particolare i video. Quello di Outsider è una specie di cortometraggio malatissimo, più che un semplice videoclip…
A: Fin dall’inizio avevamo deciso di applicare la matrice del progetto Santii anche alle nostre altre passioni, che sono legate all’ambito visivo e grafico. Avendo le capacità tecniche per occuparci personalmente dei visual, non aveva senso non provarci. Per il video di Outsider in particolare, però, è stata un’odissea. Il risultato finale è il 50% di ciò che avrebbe dovuto essere, il che è un peccato, perché l’idea che avevamo in testa non si è concretizzata, alla fine: sappiamo che il risultato finale, visto da qualcuno che non conosce le premesse, è comunque gradevole, però non è quello che avevamo in mente.

M: È stato un lavoro un po’ travagliato, diciamo! Siamo molto dispiaciuti perché poteva uscire molto meglio, per quanto ci riguarda.

Il fatto di legare il concetto di album a quello di serie tv fa subito immaginare un video per ogni brano, un po’ come i visual album di Beyoncé o Janelle Monae…
M: In effetti vorremmo farlo, anche se in corso d’opera le cose stanno un po’ cambiando, anche perché stiamo già lavorando a S02 e quindi abbiamo un po’ paura a mettere in cantiere troppe cose. L’altra idea è quella di realizzare una pubblicazione cartacea che possa aiutare Santii a esprimersi graficamente: abbiamo mille spunti, dobbiamo solo capire dove convogliare le nostre energie e il budget. La cosa bella, in effetti, è che sopra di noi non abbiamo nessuno che ci dice cosa fare, perché ormai siamo considerati talmente folli che siamo ufficialmente in rotta con tutti, hanno rinunciato a consigliarci! (ride)

Cosa c’è nell’immediato futuro di Santii, quindi?
A: Qualche data live, ma non troppe, per scelta: siamo già concentratissimi su S02, e non vorremmo perdere il ritmo. Il piano è quello di farlo uscire già entro la fine del 2018.