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Sanremo, scoppia il caso Junior Cally

Dopo la lettera delle deputate che definiva i testi del rapper "pieni di violenza, sessismo e misoginia", il presidente della Rai Foa prende posizione definendo la sua presenza in gara "eticamente inaccettabile". La replica del manager

Junior Cally

Dopo la lettera in cui 29 deputate di diversi schieramenti condannano la presenza in gara di Junior Cally che – si legge – in passato ha firmato brani “pieni di violenza, sessismo e misoginia”, anche il presidente della Rai, Marcello Foa, esprime “forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata”.

Le parlamentari sottolineano come “la direzione artistica del festival di Sanremo sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai, i cui principî generali prevedono di ‘superare gli stereotipi di genere, al fine di promuovere la parità e di rispettare l’immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione'”.

“Il Festival”, dichiara Foa, “tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani”. Foa sottolinea come la kermesse canora debba “promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell’amore. La credibilità di chi canta deve rientrare fra i criteri di selezione. Chi nelle canzoni esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale“. Foa spera che “il direttore artistico, che gode di stima anche per essere persona moderata e di buon senso, sappia riportare il Festival nella sua giusta dimensione”.

“In merito alle polemiche sui presunti contenuti sessisti dei testi di Junior Cally”, risponde il management del rapper, “precisiamo che la posizione dell’artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e ovviamente – sembra banale dirlo, ma non lo è – contro la violenza sulle donne. Non capiamo, inoltre, se la polemica sia di carattere musicale o politica: della partecipazione di Junior Cally a Sanremo si ha notizia dal 31 dicembre e tutti i suoi testi sono disponibili sul web. Mentre del testo di No grazie selezionato al Festival di Sanremo e delle sue rime antipopuliste si è venuti a conoscenza solo il 16 gennaio da un’intervista al Corriere della Sera. Il giorno dopo, per pura coincidenza, si accendono polemiche legate a canzoni pubblicate da anni in un età in cui Junior Cally era più giovane e le sue barre erano su temi diverse da quelle di oggi”.

“Raccontare la realtà attraverso la fiction è la grammatica del rap. E non solo del rap: la storia della musica ha tantissimi esempi di racconto del mondo attraverso immagini esplicite, esagerate e spesso allegoriche” sottolinea il manager portando ad esempio frasi esplicite nei testi di vari artisti che hanno calcato il palco dell’Ariston e citando anche Eminem. “È evidente dunque che su questa polemica non solo Junior Cally e le sue rime, ma anche le donne e il sessismo non c’entrano nulla. Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano”, conclude.

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