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Rosalía ha pubblicato ‘Despechá’, l’inedito che migliaia di persone cantavano ai concerti

Ovvero: come creare un inno di liberazione femminista e panamericano e un (potenziale) successo sovvertendo le regole del marketing musicale. Reale e digitale sono sempre più vicini

Foto: Tamara Mauri per Rolling Stone US

Chiunque sia andato a vedere Rosalía in concerto nelle scorse settimane (Rolling Stone l’ha fatto a Madrid, qui il report), ha notato che il pubblico cantava in coro un inedito chiamato Despechá. Non accade spesso: gli inediti che vengono eseguiti live vengono comprensibilmente accolti dal pubblico con freddezza rispetto alle hit. Despechá non era sulle piattaforme, eppure migliaia di persone la conoscevano avendone sentito un frammento cantato da Rosalìa sui social. Il pezzo è rimbalzato per giorni tra concerti e social e la cantante spagnola ha fatto decidere ai 15 mila spettatori del WiZink Center di Madrid il titolo: «De lao a lao oppure Despechá?», ha chiesto al pubblico. Despechá, a furor di popolo.

Oggi Rosalía ha pubblicato ufficialmente il pezzo. È una sorta di appendice dell’album Motomami di cui riflette i temi di empowerment, liberazione, edonismo: “Baby, non chiamarmi”, dice la prima strofa, “perché sono occupata a dimenticare tutti i tuoi mali, ho deciso che stasera uscirò con le mie motomami”. E poi: “Questa brunetta oggi non lavora, fanculo la fama, fanculo gli impegni, la notte è lunga, la notte è bella, mambo violento e fine del problema”.

«Ci sono vari modi di essere despechá», dice Rosalía, che ama appropriarsi delle parole e costruirci un modo attorno, come ha fatto con motomami. «Qui sta per spensieratezza e follia, fare le cose senza riserve, né rimpianti. È il luogo in cui faccio musica, da quando ho iniziato e finché Dio vorrà». Nel testo si fa riferimento a Fefa, che dovrebbe essere la cantante dominicana di merengue Fefita La Grande: “Vado con la gonna, gli orecchini e la catena, piña colada, non mi vergogno, vado con Fefa, è la capa, lei lo balla e me lo insegna”.

«Sono fortunata» ha detto ancora Rosalía, «ad avere avuto possibilità di viaggiare negli ultimi anni e aver conosciuto musiche di altri Paesi tra cui la Repubblica Dominicana dove artisti come Fefita La Grande, Juan Luis Guerra e Omega mi hanno ispirato. Senza di loro questa canzone non esisterebbe».

Popolare prima in concerto e poi arrivata sulle piattaforme, Despechá è un esempio di come Rosalía sta creando nuove connessioni tra mondo reale e digitale. Non solo la sua performance sembra la trasposizione dal vivo del livestream su TikTok prodotto a marzo, ma la presenza della realtà parallela di Internet è evocata nello show a tal punto che diventa normale che un operatore video le giri attorno nascondendola alla vista del pubblico, che i ballerini le puntino addosso gli smartphone o che lei canti per i telefoni del pubblico, o per il suo stesso telefono.

È un atteggiamento radicalmente opposto a quello di artisti di tutt’altro tipo e generazione come Jack White e Bob Dylan, che non solo criticano l’utilizzo degli smartphone ai concerti, ma ne vietano l’uso, facendoli riporre in uno speciale astuccio.

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