Rolling Stone a La Stampa: «Grandi valori, piccole polemiche»

L'intervista al direttore editoriale Massimo Coppola a proposito della nostra cover dedicata a Matteo Salvini

Il nuovo numero di Rolling Stone è in edicola dal 5 luglio.


Un estratto dell’intervista di Roberto Pavanello pubblicata oggi sul sito de La Stampa. Potete leggere la versione integrale qui.

La dura presa di posizione del magazine Rolling Stone contro il ministro degli Interni e vicepremier è stato uno dei casi mediatici della scorsa settimana in Italia. La sua copertina «Noi non stiamo con Salvini» ha scatenato una ridda di reazioni, tra positive e negative, di distinguo e di attacchi al direttore Massimo Coppola e alla redazione. Il tema, come ormai succede di continuo, ha acceso sui social uno scontro tra fazioni, al quale non si è sottratto nemmeno lo stesso Salvini che ha risposto: «Sono strani questi attacchi ad personam contro qualcuno. Alcuni di questi cantanti mi piacciono, e continuerò ad ascoltarli, stessa cosa per i film e i libri di alcuni di questi registi e scrittori» e poi: «Questi appelli non arrivano dagli operai, dagli studenti, dai pensionati, da chi vive nelle case popolari. Questi firmatari di appelli radical chic che hanno milioni di euro sul conto corrente spalancassero le porte delle loro mega-ville, accogliessero a loro spese chi ritenessero di accogliere». Insomma, una risposta in perfetto stile salviniano, subito rilanciata e apprezzata da suoi sostenitori.

A distanza di cinque giorni dall’uscita del numero di Rolling Stone in edicola abbiamo chiesto a Massimo Coppola di spiegarci meglio il senso di questa operazione, condivisa e programmata con l’editore-in-chief del magazine, Giovanni Robertini, e le prime riflessioni a posteriori.

Direttore, è questa l’eco che vi aspettavate?
Io sono ottimista, quindi me l’aspettavo qualitativamente migliore, quantitativamente me lo immaginavo perchè credo che ci sia uno spazio gigantesco da occupare. A un sacco di persone manca una rappresentazione politica, così come ho scritto nel mio editoriale. Mi aspettavo però una qualità del dibattito diversa.

Rifaresti questa iniziativa?
Certo.

Non credi che ci sia stato un effetto boomerang?
No. Perché ogni cosa che uno fa è un boomerang? Se noi avessimo un’opposizione forte e decente che riuscisse attraverso agli strumenti della politica ad evitare una contrapposizione netta e a riportarci su un terreno razionale, questo tipo di iniziative non sarebbe necessarie. Quindi la nostra è stata controproducente rispetto a cosa? A quali vittorie che stiamo conseguendo? O a quali rappresentanze politiche che rappresentano queste posizioni? Non riesco a capire come non stare zitti possa essere controproducente.