«Meloni oggi è il vostro Mussolini». Sono queste le parole con cui Roger Waters ha descritto Giorgia Meloni nella sua ultima intervista al Fatto Quotidiano, in cui ha parlato di musica, certo, ma anche è soprattutto di politica internazionale e antimilitarismo.
«La guerra è un racket ma non tutti si piegano a questa logica», ha spiegato l’ex Pink Floyd, «e mi incoraggia l’idea che ci siano organizzazioni, come l’Usb in Italia, che si stanno ribellando a questi Mussolini, di nuovo. Meloni oggi è il vostro Mussolini». Per poi continuare l’elenco: «Sono ovunque: c’è Milei in Argentina, Trump negli Usa, Starmer e Farage nel Regno Unito».
Nonostante questo, però, Waters intravede della speranza: «Siamo già in 1984, c’è un controllo sempre maggiore, ma abbiamo ancora gli strumenti per reagire».
Sull’Ucraina: «Gli ostacoli sono il neo liberal-imperialismo e il capitalismo. I colloqui tra Trump, Putin e Zelensky son irrilevanti, sono delle marionette».
Sulla Palestina: «La Palestina siamo noi. Se non capiamo questo, non abbiamo capito niente. Mi accusano di essere antisemita perché di Israele ne faccio “un caso speciale”. Certo che lo critico: stanno commettendo un genocidio!». E ancora: «Ho detto che suonerò The Wall in Palestina quando sarà libera. Quando lo stato di apartheid cadrà e ci saranno uguali diritti per tutti, vorrei essere ancora vivo per suonare The Wall e celebrare la libertà del popolo palestinese».
Infine, Waters ritorna sui 50 anni di Wish You Were Here dei Pink Floyd e il suo rapporto con David Gilmour: «Vorrei solo che la gente capisse che è la mia canzone. Gilmour fece quell’introduzione, io la usai, ma la canzone non ha nulla a che vedere con lui, anche se sostiene di averla scritta». E rincara: «Quando sento Dave cantare Wish You Were Here mi irrita un po’ perché non ha mai capito di cosa parlassero le mie canzoni. La parte più importante è: “Did you exchange, a walk-on part in the war, for a lead role in a cage?”. Descrive perfettamente me e Gilmour. Io ho accettato di essere una comparsa nella Guerra, lui ha accettato un ruolo da protagonista in una gabbia».
E conclude: «Melania Trump voleva usarla nel documentario sulla sua vita per il funerale della madre. Mi hanno offerto un’enorme quantità di denaro. Le ho scritto che mi dispiaceva per la sua perdita, ma che non posso essere associato a un’amministrazione che sostiene un genocidio. Mai».













