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Rock in Love: Nick Cave & PJ Harvey

Continua il viaggio a puntate alla riscoperta degli amori del secolo o soltanto troppo rock per essere dimenticati. Chi si assomiglia si piglia, ma quanto può durare?

Nick Cave e PJ Harvey nel 1995. (Photo by Dave Tonge/Getty Images)

Questa storia ha a che fare con un uomo che credi di conoscere. È un uomo che ti spaventa e ti attrae allo stesso tempo. Sai di non poterlo presentare alla tua famiglia eppure la famiglia la lasceresti volentieri perdere, se lui ti chiedesse di seguirlo in Tanzania. Per buona parte della sua vita è apparsa una creatura esile, nervosa e stropicciata, almeno fino a quando deve essersi accorto di riviste di moda disseminate nelle hall di qualche albergo; o magari è probabile che un giorno, sbagliando camera, si sia risvegliato nella cabina armadio di una qualunque stilista brasiliana.

Lui si chiama Nick Cave e dagli anni Ottanta non smette di fissarci dalle copertine dei suoi dischi. Osservi quello sguardo, ascolti la sua voce, leggi e rileggi ogni suo testo e anche se non ne capisci appieno il significato ne hai a sufficienza per chiarirti le idee. Quest’uomo è un pazzo mitomane o è Nostro Signore tornato sulla terra per sbatterci in faccia tutta la sua delusione. In fondo, non c’è tanta differenza tra le due opzioni. Quindi, scegliamo la seconda e dichiariamo aperto il culto al messia in doppiopetto e mocassino Gucci.

Anche lei deve aver pensato all’incirca questo quando per la prima volta ha sentito quelle note sotto la doccia. E certamente deve essersi lasciata andare a qualche pensiero pruriginoso quando per la prima volta si è trovata di fronte un individuo che sembrava ricalcato a sua immagine e somiglianza. Lei è una cantautrice adulta da sempre, fin dagli esordi, da quando ha iniziato a scrivere i primi testi, a diciassette anni, o da quando la rivista Rolling Stone ha nominato la ventiduenne PJ Harvey miglior autrice e miglior cantante donna dell’anno.

Sono i Novanta, in giro c’è molto rock alternativo e c’è un’abbondanza di donne che imbracciano chitarre e altri strumenti. Nessuna si sognerebbe mai di mostrarsi in giro priva di trucco o senza il vestito debitamente strappato nei punti giusti. PJ adotta invece un look grottesco e rivoltante allo stesso tempo. Come una Joan Crawford in acido, agita le sue esili anche nel video di Down By The Water e anche se non sai se amarla o detestarla non puoi fare a meno di continuare a guardare quelle immagini, ascoltare quella canzone e chiederti se esista davvero una creatura sotto a quel trucco e parrucco.



Nick Cave e PJ Harvey si incontrano nel 1996. PJ è ancora frastornata dal successo di To Bring You My Love, mentre il suo alter ego maschile ha già scritto buona parte della propria storia in compagnia dei Bad Seeds. Dagli esordi con i Birthday Party è già passato attraverso rehab, relazioni sfumate e due figli nati a distanza di poche settimane l’uno dall’altro da un matrimonio ufficiale e da una relazione occasionale. Nick chiama Polly per duettare insieme in un disco sublime e terrificante, un album che racchiude tante brevi storie di omicidi a sfondo passionale; riprendendo un filone tipico del folk anglosassone, Nick Cave racconta storie di assassini e assassinii.

“La prima volta che ho ascoltato un suo disco avevo diciotto anni. Sono rimasta sconvolta dalle sue canzoni e non ho ascoltato altro per molto tempo. La sua musica aveva toccato alcune parti di me in modo così forte. In seguito, sono rimasta scioccata nell’apprendere che era un eroinomane”. Ma Cave si è ormai ripulito quando incontra “la ragazza con le mani più fredde e le labbra più calde che abbia mai conosciuto”.

Cave e Harvey si ritrovano così a cinguettare sulle note di Henry Lee, una murder ballad basata sui dettagli e sulle conseguenze di un omicidio per amore. Polly sussurra a Nick del perché è costretta a farlo: il suo uomo non la ama più e non vuole più dormire con lei, e questa è una motivazione più che sufficiente per dare il via al valzer degli addii. Un solo giro di valzer, sembra in realtà aggiungere PJ: mi hai tenuta stretta per un ballo e poi hai deciso di lasciarmi a marcire su una sedia. Be’, sappi che la vendetta sarà tremenda.



La relazione tra i due brucia in un lampo, come un fuoco che non riesce a contenersi. Anche quando sono insieme, per Nick e Polly non c’è domani. Nel video di Henry Lee si consumano negli sguardi, si tengono stretti. Lei porta a passeggio il suo demone con disinvoltura, mentre lui aspetta la sera per poter sedare i propri incubi in sua compagnia. Ma il suono della sveglia rompe l’incantesimo. La realtà è diversa: non è affatto scontato che due persone tanto simili possano ballare insieme per più di una stagione. Qualcosa non funziona, e dopo nemmeno un anno dal primo incontro Nick Cave pubblica un intero album – The Boatman’s Call – ispirato alla relazione naufragata. Testi come Into My Arms, (Are You) The One That I’ve Been Waiting For? e Black Hair basterebbero a sciogliere un’intera calotta polare ma non PJ, che all’uscita del disco è già tornata alle sue, di canzoni, e a ciò che desidera davvero: il suo nuovo album, Is This Desire?.



Ci si chiede quanto i resti di uno e dell’altra possano influire su ciò che verrà dopo. Nel 1999 Nick Cave incontra una modella inglese, Susie Bick, la sposa, ci fa due figli e per il tenebroso artista australiano la vita sembra quasi assumere un cammino pastorale. Spariscono gli eccessi, le dipendenze; i teneri pargoli vengono alla luce e imparano a conoscere un padre devoto e un marito fedele, che a ogni occasione decanta il proprio culto familiare e alla sera, prima di addormentarsi, depone i paramenti sulla sedia insieme al vestito buono.

Laura Gramuglia è speaker radiofonica e dj, nei suoi set non mancano mai Patti Smith, Smiths, ed Elliott Smith. È stata tra i conduttori di Weejay a Radio Deejay. Quato testo è tratto dal suo libro, Rock In Love, edito per Arcana. Potete acquistarlo qui.

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