Robert Plant: «Paul McCartney dovrebbe suonare con gli Stones» | Rolling Stone Italia
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Robert Plant: «Paul McCartney dovrebbe suonare con gli Stones»

È così che risolveranno la polemica delle ultime settimane, ha detto, ospite del podcast di Rolling Stone US con Alison Krauss. Hanno parlato anche di Eric Clapton, Led Zeppelin e del futuro della loro collaborazione

Robert Plant e Alison Krauss

Foto: Frank Melfi

Robert Plant si è divertito molto quando Paul McCartney ha definito i Rolling Stones una «blues cover band», forse perché gli Zeppelin ricevevano critiche simili. «Non credo stiano litigando», ha detto al podcast di Rolling Stone US. «Si conoscono dal 1963. Si amano alla follia». Ma se davvero le polemiche delle ultime settimane hanno creato problemi, il cantante sa come risolverli: «McCartney dovrebbe suonare il basso con loro». Plant ha partecipato al podcast con Alison Krauss, insieme a lui nell’eccellente nuovo album Raise the Roof. Ecco di cos’altro hanno parlato.

Eric Clapton e i vaccini: Plant ha commentato con una battuta le recenti polemiche sul chitarrista. «Il caro vecchio Eric», ha detto ridendo. «Non gli piace la puntura, ma l’ha fatta lo stesso».

La collaborazione con Daniel Lanois: Plant e Krauss dovevano lavorare con lui nel 2010. «L’idea era persino scrivere qualcosa insieme», ha detto il cantante. «Abbiamo tirato giù sei o sette idee».

Stare sul palco con Plant: «Lui improvvisa molto, non è divertente», ha detto Krauss. «È difficile armonizzare se canta così, ma se non è quello che devi fare allora è magico».

La colonna sonora di Fratello, dove sei?: «Ha mostrato la bellezza della musica bluegrass», ha detto Krauss. «È stato molto emozionante». La musicista ha capito la dimensione del fenomeno solo quando ha condiviso il palco con un veterano, Norman Blake, durante il tour che ha seguito l’uscita della colonna sonora. «Ha iniziato a cantare Big Rock Candy Mountain e il pubblico si è messo a strillare. Ero sconvolta».

Plant e la sua carriera post-Zeppelin: «Cerco di non farmi mettere in ombra da quello che mi è successo tra il 1968 e il 1980», ha detto. «Ho cercato di fare tante cose diverse, volevo arricchirmi senza preoccuparmi di quella parte di pubblico che mi vuole sempre col pilota automatico. Ho fatto musica bella e musica discutibile, ma sono sempre in fermento. E oggi ci sono poche cose che mi imbarazzano, forse qualche taglio di capelli».

Era difficile cantare i pezzi degli Zeppelin, perché la tonalità era scelta per la chitarra: «Suonavamo spesso in Mi perché ci permetteva di sfruttare tutti i bassi dello strumento», ha detto. «Per cantare bene quelle canzoni sarei dovuto andare in una scuola del nord Italia, dove studiavano i castrati».

Il futuro della loro collaborazione: «Abbiamo ancora seimila canzoni», ha detto. «Se continueremo a sentirci bene e non succederà nulla, magari durante il tour ci fermeremo in qualche paesino e metteremo su un altro disco».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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