Robbie Williams: «Una malattia mentale tenta di uccidermi»

Già in passato l'ex Take That aveva lottato contro la depressione e gli abusi di alcol e droghe raccontati poi in ‘Come Undone’, ma mai come questa volta il cantante si è aperto sui disturbi mentali che lo affliggono "da una vita".

Robbie Williams, foto IPA


«Ho una malattia nella mia testa che tenta di uccidermi», queste le parole con cui Robbie Williams, 44 anni, ha parlato per la prima volta al Sun dei disturbi mentali contro cui combatte da lungo tempo, «una vita – ha aggiunto l’ex Take That – passata sulle montagne russe». Paragonandosi all’amico George Michael, scomparso a Natale 2016 a soli 53 anni, la pop star ha raccontato: «Mi manca, vorrei che fosse qui. Il 2016 è stato un anno terribile, molti eroi sono scomparsi e ti rendi conto che non sei immortale».

«Questa malattia a volte mi travolge, mentre altre è uno strumento che mi aiuta a salire sul palco», ha dichiarato ancora Williams. «A volte vivo nella mia beatitudine ed è meraviglioso, ma più spesso sono umano e devo affrontare dei problemi».

«Sono stato così tante volte vicino alla morte… e poi grazie a Dio l’ho sempre attraversata», ha aggiunto, riprendendo così la notizia circolata lo scorso autunno, quando un’anomalia al cervello aveva costretto il cantante a sospendere alcune date del suo The Heavy Entertainment Show per ricoverarsi: «L’intera esperienza mi ha davvero terrorizzato. Avevo già affrontato l’oscurità prima, ma all’epoca avevo 23 anni, 27 e poi 32. Una volta che sei sul pianeta da 43 anni, ti rendi conto che, anche se hai tutto quello che puoi desiderare, non sei invincibile».

Già in passato l’interprete di Come Undone aveva raccontato attraverso la musica della sua dipendenza da alcol e droghe, degli eccessi ai tempi dei Take That e e di come la difficoltà a gestire l’ansia e la paura da palcoscenico spesso sfociassero nell’abuso di sostanze cui sono seguiti diversi ricoveri in riabilitazione o crisi depressive. Mai come questa volta, tuttavia, Williams ha affrontato lucidamente i demoni contro cui combatte: un gesto che ricorda le dichiarazioni del principe Harry al Daily Telegraph, in cui il secondo genito di Lady Diana confessava di essere andato in psicoterepia per tantissimi anni per combattere il trauma seguito alla tragica morte della madre.