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Ricordate i Silverchair? Hanno raccontato la loro storia di droga, alcol e instabilità

Sbronze, un episodio psicotico acuto causato dall’ecstasy, incomunicabilità, anoressia, un cancro, un infarto. Le (dis)avventure del gruppo in un libro del bassista Chris Joannou e del batterista Ben Gilles

Foto: Mick Hutson/Redferns

Ricordate i Silverchair? Australiani, sono stati uno dei gruppi di maggior successo del cosiddetto post grunge, l’ondata di musicisti (imitatori, secondo i più critici) che in tutto il mondo nella seconda metà degli anni ’90 hanno ripreso i caratteri base del Seattle sound, dai Nirvana ai Pearl Jam.

Partiti quand’erano teenager, i Silverchair hanno venduto milioni di copie soprattutto del debutto Frogstomp e del successivo Freak Show, e in parte del terzo album Neon Ballroom. Esaurito il revival del grunge, di loro – che hanno pubblicato altri due dischi, Diorama nel 2002 e Young Modern nel 2007 – si è parlato sempre meno. Nel 2011 hanno annunciato di essersi «ibernati a tempo indeterminato».

Se ne torna a parlare perché il bassista Chris Joannou e il batterista Ben Gilles hanno scritto con Alley Pascoe un libro su avventure e disavventure della band intitolato Love & Pain che uscirà il 27 settembre.

In un’intervista concessa a ABC Australia, i due hanno raccontato i problemi con le droghe e la battaglia per la stabilità mentale che all’epoca si è consumata all’interno della band. I fatti risalgono più o meno all’epoca di Diorama, quando il cantante Daniel Johns ha preso sostanzialmente il controllo instillando dubbi sul proprio valore specialmente in Gilles.

Il batterista ha cominciato a fumare smodatamente marijuana, «non riuscivo più a fermarmi, mai sperimentato qualcosa del genere prima, stavo perdendo il controllo». I veri danni li ha fatti la prima pasticca d’ecstasy che ha preso: «Ho avuto quello che oggi so si chiama episodio psicotico acuto. È stato spaventoso. Credevo d’impazzire». Non l’ha però detto a nessuno «per non ammettere che le cose andavano male e che ero fuori». Se ne discute oggi, spiega, «è perché ho imparato che parlarne apertamente è liberatorio e aiuta gli altri».

Nel frattempo, Daniel Johns aveva problemi con l’anoressia (vedi ad esempio la canzone Ana’s Song). L’argomento venne sì affrontato, ma messo subito da parte. «Non era facile per noi tre esprimere a parole quel che provavamo, venivamo da famiglie lavoratrici di Newcastle (in Australia, ndr) dove non si parla di quel che si prova. Lo si tiene dentro di sé, perché devi essere forte».

Durante il tour di Young Modern ci sono stati problemi con l’alcol. «Bere ha sempre fatto parte della cultura della band, specialmente crescendo, ma non aveva mai interferito sul lavoro, sul tour, sulle registrazioni. Ma ai tempi di Young Modern per la prima volta ha influito sulle performance e sulla vita in tournée», ricorda Gilles.

Secondo Josh O’Donnell dell’etichetta Murmur del gruppo Sony, «nel loro mondo sono entrati alcol, droga e donne. E li hanno colpiti in faccia. Tutto ciò ha causato la disarmonia che li ha portati ad allontanarsi». Come dice Gilles, «se metti assieme la mancanza di comunicazione e l’alcol, finisci per dire e fare cose stupide che non pensi veramente».

Dopo aver messo in pausa indefinita il gruppo, Joannou e Gilles si sono riavvicinati. Non sono mancati altri drammi, specie per Joannou: l’incendio che ne ha distrutto il ristorante, il cancro al quarto stadio vinto con la chemio, un infarto.

I due sono oggi padri di famiglia e non hanno grandi contatti con Daniel Johns. La band ha un futuro? «Per quanto mi riguarda», dice Gilles, «i Silverchair sono finiti».

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