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Reykjavíkurdætur: tante, belle e incazzate

Dietro il complicatissimo nome della band si nascondono 14 ragazze islandesi, che sfruttano il sessismo del rap a loro favore. Per la massima libertà d'espressione.

Basta già solo Salka per capire chi sono le Reykjavíkurdætur. Ha 22 anni, questo fa di lei la più giovane rapper della popolosa crew islandese, composta ufficialmente da 12 ragazze fra i 22 e i 34 anni. Essere la junior della band però non le impedisce di ricoprire anche il ruolo di beatmaker e – siccome è lei a rispondere al telefono e parlare per tutta l’intervista – anche la fiera portavoce. «In realtà saremmo in 14, ma due di noi hanno appena avuto dei bambini», racconta Salka. «E il palco come ben saprai non è il posto più adatto per un neonato».

In ogni caso, né sul palco né all’interno dei video su YouTube si vede mai tutta la crew al completo. Ci sono brani occasionali dove ognuna delle ragazze contribuisce con le sue barre, ma in generale la formazione è fluida. Nel video di HÆPID, immerso in un liquido di colori pastello sfocati (manco fosse la videocamera ad aver fumato qualche sostanza), solo due o tre di loro rappano.

Lo fanno in una lingua a noi incomprensibile, toccando però topic molto comuni nella trap come chiamate notturne e party selvaggi. Ma Reykjavíkurdætur, le figlie di Reykjavík, sono prima di tutto tenaci, fiere del loro essere donne. Il sessismo che molto spesso fa rima con trap, loro lo sfruttano a loro favore. Tu che fai il rapper su YouTube o che ascolti Sfera Ebbasta, vuoi le bitches? Qui ce ne sono 14, agguerrite e irriducibili come delle Amazzoni del Circolo Polare Artico. Tieni, vediamo cosa sai fare. «Siamo tantissime, ognuna con un’idea di politica differente», dice Salka. «Però non vogliamo che ciascuna di noi si senta libera di esprimere la propria opinione».

A mettere d’accordo tutte è proprio questa fiera, quasi spavalda vena femminista. A sentire parlare la 22enne, sembra quasi che Reykjavíkurdætur sia inteso dai suoi membri più come un sindacato. Una comune di ragazze appassionate di rap che si sono radunate sotto la stessa bandiera, perché l’unione fa da «ombrello» per gli attacchi esterni. «È nato tutto per caso. Volevamo creare un evento in cui qualsiasi ragazza poteva salire sul palco e rappare, o anche recitare poesie» ride Salka. «Per fare un po’ di pubblicità alla serata, ci siamo inventate una canzone con tanto di video». Non essendoci all’epoca un gruppo a cui associarlo, i media islandesi hanno tagliato corto attingendo dal nome del pezzo, Reykjavíkurdætur. «Il nome l’hanno scelto i giornalisti, ma in fondo è la verità: siamo tutte figlie di Reykjavík».

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