"Rattle and Hum" degli U2 è in edicola: la recensione del 1988 | Rolling Stone Italia
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“Rattle and Hum” degli U2 è in edicola: la recensione del 1988

Un cofanetto raccoglie tutti i dischi della band di Bono e soci, e oggi con TV Sorrisi e Canzoni è possibile acquistare il terzo disco

"Rattle and Hum" degli U2 è stato pubblicato il 10 ottobre 1988 e fa seguito all'album dell'87 "The Joshua Tree"

"Rattle and Hum" degli U2 è stato pubblicato il 10 ottobre 1988 e fa seguito all'album dell'87 "The Joshua Tree"

Dal 26 agosto con Tv Sorrisi e Canzoni, in collaborazione di Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, arriva in edicola l’intera opera degli U2 all’interno di un cofanetto che comprende tutti gli album in studio, un cd live e 4 dvd live, in edizione digipack. Oggi esce in edicola il terzo disco della band di Bono, Rattle and Hum, e questa è la recensione apparsa su Rolling Stone US nel 1988.

Rattle and Hum è la dimostrazione di quanto gli U2 vogliano sia la botte piena che la moglie ubriaca. Un tentacolare doppio album che comprende brani dal vivo, cover, collaborazioni, frammenti di musica di altri artisti e un estratto da un’intervista, è uno sforzo evidente di come la band abbia voluto eliminare ogni livello concettuale e tutte le basse aspettative che potevano nascere dopo il successo multiplatino di The Joshua Tree.

Tuttavia, per gli U2 l’ambizione è sempre stata croce e delizia, e la band ha dimostrato chiaramente di non sentirsi a proprio agio senza un mirino puntato addosso. Di conseguenza, se in mezzo al caos piuttosto studiato di quest’album, ci si sentisse spinti a paragoni con capolavori d’eccesso come il White Album dei Beatles o Exile on Main Street dei Rolling Stones, a Bono, the Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. non darebbe affatto fastidio.

La copertina di “Rattle and Hum”, il sesto album degli U2

La copertina di “Rattle and Hum”, il sesto album degli U2

Questo disco non è riuscito a raggiungere quelle vette, ma vale comunque agli U2 almeno metà del premio finale. Grazie alla sua accessibilità e all’energia spensierata, Rattle and Hum mette l’accento sull’ascesa degli U2 dall’oscurità di Dublino fino alla fama mondiale, con una gusto tanto grezzo quanto celebrativo. Allo stesso tempo, l’album non chiude nessuna delle opzioni che la band potrebbe percorrere nell’immediato futuro – anzi, apre anche qualche porta in più.

Nonostante l’ostinazione di Bono nella feroce God Part II, in cui canta “Non credo nei sixties, nell’età dell’oro del Pop/ Glorifichi il passato mentre il futuro diventa arido”, Rattle and Hum consiste per lo più in un inno celebrativo agli artisti degli anni 60 che gli U2 venerano.
La stessa God Part II è pensata da Bono come un seguito di God, il drammatico brano presente in Plastic Ono Band in cui John Lennon si toglie di dosso gli anni 60, la sua identità di Beatle e tutti gli idoli che aveva adorato. L’aggiornamento fatto da Bono include un attacco mirato ad Albert Goldman, che nel suo libro The Lives of John Lennon dipinge un ritratto amaro e poco lusinghiero dell’ex-Beatle: “Non credo in Goldman, la sua scrittura è come una maledizione/ lo prenderà l’Instant Karma se non lo prendo prima io”.

Rattle and Hum evoca i Beatles sin dall’inizio, quando si apre in un’aggressiva versione live di “Helter Skelter”, canzone apparso originariamente sul White Album. “Charles Manson rubò questa canzone ai Beatles; ora noi la riprendiamo indietro”, annuncia Bono in maniera pretenziosa prima che gli U2 attacchino con il brano.

Bob Dylan canta un brano (la sinuosa ballata Love Rescue Me, scritta assieme allo stesso Dylan) e suona l’organo in un altro (“Hawkmoon 269”). Gli viene anche reso omaggio quando gli U2 si infiammano nella versione live di All Along the Watchtower. Jimi Hendrix, il terzo membro della trinità 60’s degli U2, risorge nel momento in cui “The Star-Spangled Banner”, nella versione che suonò a Woodstock, introduce la feroce resa live di Bullet the Blue Sky.

Gli U2 di certo non sfigurano mentre flirtano con i grandi della musica, ma Rattle and Hum è più godibile quando la band si rilassa e si distende senza pretendere di raggiungere le stelle. Il coro New Voices of Freedom raggiunge la band sul palco di New York per un’elettrizzante
versione gospel di I Still Haven’t Found What I’m Looking For, che trova nuove profondità in una canzone già di per sé convincente. that finds new depths in a song that was gripping the first time around.

Assieme al chitarrista B.B. King, con cui hanno lavorato al Sun Studio di Memphis, gli U2 si commuovono con When Love Comes to Town un travolgente blues sul potere di redenzione dell’amore. Mentre a Memphis, gli U2 hanno portato sul palco anche i Memphis Horns, per dare una mano a realizzare un tributo in stile soul a Billie Holiday, intitolato Angel of Harlem.

Gli U2 mettono in mostra i loro muscoli rock & roll con il singolo ispirato a Bo Didley Desire, la feroce Hawkmoon 269 e l’aggressiva versione live della canzone anti-apartheid Silver and Gold, che apparse per la prima volta nella versione studio per l’album di protesta Sun City, organizzato da Little Steven Van Zandt. Una graffiante performance live di Pride (In the Name of Love), l’inno scritto dagli U2 in onore di Martin Luther King Jr., riesce a catturare tutta la forza della band sul palco all’apice dell’ispirazione.

Ma sono le canzoni più calme di Rattle and Hum a fornire il disco di momenti introspettivi, resi ancor più efficaci dal sound turbolento di tutto l’album. The Edge si trasforma in un’elegante voce solista e si accompagna alla chitarra e alle tastiere nell’inno Van Diemen’s Land, che parla di un poeta nazionalista irlandese esiliato in Australia. Heartland, su cui Brian Eno suona le tastiere, evoca reminiscenze oniriche delle canzoni poetiche e decadenti di The Unforgettable Fire. Sul finale, Rattle and Hum si acquieta con la ballad All I Want Is You, una commoevente confessione di un desiderio insoddisfatto eseguita in un espressivo arrangiamento per archi composto da Van Dyke Parks.

Come suggerisce il titolo, Rattle and Hum è stato concepito per essere un disco in continuo movimento, piuttosto che un lavoro coerente. Programmato per esaltare la storia degli U2 e gioire della miriade di influenze che la band aveva cominciato a confessare con The Joshua Tree. Registrato quasi interamente negli Stati Uniti, l’album rimarca l’ossessione degli U2 per il ‘nuovo mondo’.

Tuttavia, nonostante tutta la sua eccitazione, la presunta spontaneità Rattle and Hum sembra un po’ calcolata. L’album è, dopo tutto, una colonna sonora. Più che un documentario, è semplicemente una raccolta di eventi, il più delle volte andati in scena e organizzati per il preciso scopo di essere filmati e registrati. L’album mostra in maniera magistrale la forza degli U2, ma dedica troppa poca attenzione alla visione della band.

Quella visione che, naturalmente, si è evoluta negli anni in maniera impressionante – iniziando dal prodigio dark adolescenziale di Boy per poi muoversi attraverso il recinto mistico di October, la furia e la commozione di War, l’immaginario surrealistico di The Unforgettable Fire e la risonante esplosione di The Joshua Tree. Rattle and Hum è il suono di quattro uomini che ancora non hanno trovato ciò di cui sono alla ricerca – e la cui irrequietezza assicura che cercheranno ancora per molti anni.