Rapine con spray al peperoncino: «Chadia Rodriguez ci ha detto quale collana rubare» | Rolling Stone Italia
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Rapine con spray al peperoncino: «Chadia Rodriguez ci ha detto quale collana rubare»

Nell’ambito dell’inchiesta su una banda di stranieri che colpivano a Torino, ad aggravare la posizione della rapper è la testimonianza di uno dei ragazzi che ha già ammesso e patteggiato

Chadia Rodriguez

Foto: Mattia Guolo

La rapper Chadia Rodriguez, quando ancora non era nota al grande pubblico, è finita nell’inchiesta che sta provando ad accertare le responsabilità su alcune rapine con lo spray al peperoncino. Per lei l’accusa è di rapina aggravata in concorso. Era il 17 aprile 2018 quando il suo nome finisce nei verbali degli investigatori che indagano su alcuni episodi di un anno prima. A renderlo noto è l’amico, Zaccaria El Fadili, ascoltato dai pm Paolo Scafi e Roberto Sparagna, titolari dell’inchiesta sulla banda di giovani stranieri che aveva iniziato a compiere questo tipo di reati in piazza San Carlo a Torino. Il ruolo della cantante, che all’epoca aveva 19 anni, sarebbe stato di primo piano almeno in un caso: nel colpo ai danni di un 50enne, che aveva dato un passaggio in auto da Mondovì a Torino proprio a Zaccaria, Chadia e Kalid, un altro giovane della “banda” che in quel periodo era il suo fidanzato.

Zaccaria, che ha già ammesso di aver compiuto questa ed altre rapine con lo spray urticante e per le quali ha patteggiato, ha raccontato: «La ragazza che era con me si chiama Chadia Rodriguez, è marocchina e ora mi sembra che stia a Milano». E ha proseguito nella descrizione: «Quella sera ci siamo incontrati tutti e tre alla stazione del Lingotto per andare a Mondovì al concerto di Ghali, a cui però siamo arrivati tardi perché abbiamo sbagliato a scendere alla stazione successiva».

A questo punto, dopo essere entrati in un bar, proprio Chadia avrebbe conosciuto la vittima alla quale, poco dopo, avrebbero strappato dal collo la catenina d’oro. «È stata lei a convincerlo a darci un passaggio di ritorno a Torino, in cambio di un pieno di benzina. Non so come abbia fatto, all’inizio lui non voleva, è sembrato strano anche a me. Arrivati a Torino, all’inizio gli avevano detto che dovevamo andare al rondò della Forca, poi Chadia e Yasser gli hanno detto di andare verso corso Belgio e siamo andati al cimitero monumentale» ha spiegato il ragazzo. È in questa fase che sarebbe quindi avvenuto il furto: «Mentre eravamo in auto Chadia, che era seduta davanti – ha proseguito il giovane –, mi ha detto in arabo che il signore aveva una collana, dato che sapeva che rubavamo collane. A quel punto, quando lui si è fermato, Yasser, che era seduto dietro alla vittima, ha tirato fuori lo spray e lo ha spruzzato da sotto il sedile, in modo che gli arrivasse da sotto. Quando la macchina si è riempita di spray abbiamo aperto le portiere e io ho strappato la collana al signore che era già sceso. A quel punto sono scappato. La collana l’abbiamo rivenduta il giorno dopo io e Yasser a Porta Palazzo».

A mettere nei guai la rapper non soltanto la testimonianza del ragazzo, ma anche altri elementi. Per esempio, il fatto che la vittima abbia riconosciuto Chadia nella foto sul profilo Instagram, oltre a una prenotazione in un albergo di Mondovì la sera del concerto: al Park hotel, datata 8 settembre 2017, che non è mai stata utilizzata visto che trovarono il passaggio in auto che, secondo le accuse, finì con la rapina.

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