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Quando Mark Lanegan arrivò a Trieste in motorino

È una delle storie sugli Screaming Trees che il batterista Barrett Martin sta condividendo sui social. Era il 1992: «All’epoca, i promoter italiani sembravano tutti mafiosi»

Gli Screaming Trees nel 1993. Da sinistra, Barrett Martin, Gary Lee Conner, Mark Lanegan, Van Conner

Foto: Gie Knaeps/Getty Images

Barrett Martin, il batterista degli Screaming Trees nella seconda parte della loro carriera, sta condividendo sui social alcuni aneddoti su Mark Lanegan, scomparso lo scorso 22 febbraio. Una di queste storie riguarda un concerto della band avvenuto in Italia.

Nell’estate del 1992 gli Screaming Trees giravano l’Europa per festival. In luglio, un paio di mesi prima della pubblicazione di quello che sarebbe diventato il loro best seller, Sweet Oblivion, la band era attesa a Trieste per suonare all’aperto all’interno del Castello di San Giusto. «I Trees» scrive Martin «non avevano tour bus all’epoca, non c’era budget per i tour, si girava con un van con l’attrezzatura e, in un raro sfoggio di autoindulgenza, con un’auto a noleggio. La nostra manager Kim White aveva una carta di credito (nessuno di noi ne aveva una) e per girare l’Europa aveva noleggiato una Peugeot Sedan, che ero felice di guidare».

La band seguiva il van a bordo dell’auto. Avevano appena suonato a Lubiana, in Slovenia. «Ci ero già stato nel 1991 con gli Skin Yard ed era stato forse il concerto migliore del tour. Anche i Trees fecero un bel concerto ed ebbi la possibilità di incontrare di nuovo gli studenti del college che avevo conosciuto l’anno prima. Il mattino dopo ci aspettavano due ore di viaggio verso Trieste».

Il castello, scrive Martin, era un posto quasi ideale in cui suonare, ma era all’aperto e si stavano addensando nuvole temporalesche. «Io, i fratelli Conner e Kim White siamo arrivati nel primo pomeriggio con la Peugeot con tutto il tempo per visitare la città, mangiare, fare il soundcheck. Mark non c’era. Pensavo fosse nel van come spesso accadeva, perché non gli andava di stare con noialtri. Ma quando il van è arrivato lui non c’era. L’autista pensava fosse con noi. A quanto pare, Mark era rimasto a Lubiana per fare un po’ di bisboccia con gente del posto dopo il concerto, con l’idea di prendere un passaggio da qualcuno che il giorno dopo sarebbe venuto» a Trieste.

La band fa il soundcheck senza Lanegan e intanto il cielo è sempre più minaccioso. «All’epoca» scrive il batterista «i promoter in Italia sembravano tutti mafiosi che alludevano alle loro famiglie allargate sparse in tutta Italia e facevano sentire le band non come artisti, ma come impiegati di un ristorante. Ecco perché detesto i gangster in generale: non hanno classe, sono solo delinquenti di bassa lega che indosso completi a buon mercato. Comunque, questi delinquenti italiani cominciarono a minacciarci, dicendo che avremmo dovuto suonare anche tra i fulmini con o senza Mark altrimenti ci sarebbero state conseguenze per tutti i nostri altri show. Noi quattro Trees eravamo alti e ben messi, al nostro confronto loro erano mingherlini, quindi non ci intimidirono. E comunque volevamo suonare, prendere i nostri soldi andarcene da lì. Solo che avevamo bisogno di Mark».

L’orario di inizio del concerto si avvicina e la band e pronta a suonare come trio, senza cantante, «quando d’improvviso arriva Mark che attraversa l’ingresso del castello a cavallo d’un motorino, e anche piuttosto ubriaco. Fatemelo ripetere: era un motorino, non una bella Vespa o una moto. Un motorino. Riuscite a immaginare che spettacolo? Non che non potete, è una scena assurda e ridicola che non c’entra niente con l’immagine di Mark, è inimmaginabile. Eppure eccolo coi suoi lunghi capelli rossi al vento che se la ride fino a quando arriva al palco, parcheggiando il motorino dietro la batteria. E chi lo guidava? Uno di quegli studenti che avevo incontrato a Lubiana un anno prima durante il tour degli Skin Yard. Mentre veniva al concerto si era imbattuto in Mark che beveva in un bar e gli aveva offerto un passaggio».

Ecco il racconto per intero, che parte con un’altra bella scena: gli Screaming Trees che a New York aprono un concerto dei Dinosaur Jr; Lanegan che disturba la band dal lato del palco; il suo amico e bassista dei Dinosaur Mike Johnson che con un gesto degno di un grande attaccante tira un calcio a una bottiglia di birra vuota e centra Lanegan sulla fronte:



A questo link un tributo a Lanegan e a questo la storia degli Screaming Trees raccontata da Van Conner.

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