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Quando Jimi Hendrix infiammò l’Italia

Cinquanta anni fa il leggendario chitarrista si esibì in una serie di live spettacolari a Milano, Roma e Bologna. Ora un libro e una mostra alla Triennale ripercorrono quei giorni, nel ricordo di fan e addetti ai lavori

Archivio Roberto Crema - Per gentile concessione di Jaca Book

I suoi occhi allucinati e le sue pose leggendarie sul palco, le immagini di backstage che rendono al meglio l’epoca di una libertà totale e ormai perduta, il sarcasmo e l’incapacità di capire della stampa. Dal 17 maggio al 3 giugno 2018 la Triennale di Milano ospiterà la mostra “Hey Jimi – The Italian Experience 1968”, una serie di scatti inediti, testimonianze e memorabilia dell’incredibile tour italiano di Jimi Hendrix nel 1968. Una serie di concerti – il 23 maggio al Piper di Milano, il 24 e il 25 quattro sessioni in due giorni al Brancaccio di Roma, il 26 al Palazzo dello Sport di Bologna – indimenticabili per chi c’è stato, e di cui non esistono registrazioni audio e video ufficiali. Per questo la mostra milanese è particolarmente significativa, così come il libro “HENDRIX ’68 – THE ITALIAN EXPERIENCE”, pubblicato in questi giorni da Jaca Book. Contiene le foto di quei giorni e le parole di Enzo gentile, giornalista e storico musicale, e Roberto Crema, uno dei più appassionati collezionisti hendrixiani, che sono anche i curatori della rassegna alla Triennale. Qui un estratto dal libro, che racconta il giorno dell’arrivo a Milano di Hendrix e della sua band, il 23 maggio.

Archivio Roberto Crema – Per gentile concessione di Jaca Book

Il tour italiano della Jimi Hendrix Experience del maggio 1968 fu organizzato da Massimo Bernardi e Oscar Porri, ai tempi tra i più importanti promoter nazionali. La loro è stata una mossa dettata più dalla passione per la musica di Hendrix che da vere esigenze di business, anche perché, in quel periodo, Hendrix era relativamente conosciuto, la maggioranza dei giovani adorava i gruppi beat e impazziva per il rhythm and blues.

Il tour venne annunciato già un paio di mesi prima dalle poche testate specializzate dell’epoca, che erroneamente segnalarono date anche a Napoli e Torino. La stampa italiana era impreparata e descrisse Hendrix come un selvaggio, un eccentrico, una devianza della cultura beat, senza molto curarsi della sua musica. Partendo per l’Italia, Noel incontrò Eric Barrett, roadie dei Nice, e gli offrì la possibilità di sostituire Neville Chesters, con gli Experience dai tempi del tour con i Monkees, che aveva abbandonato a metà aprile alla fine dei concerti americani. I concerti italiani furono quindi l’inizio del lungo sodalizio tra Eric e Jimi.

Quando il 23 maggio del 1968 giunse nel nostro Paese, Jimi Hendrix era praticamente all’apice della sua breve carriera. Jimi atterrò all’aeroporto di Milano Malpensa intorno alle 10 di mattina del 23 maggio 1968 con un volo twa, in ritardo di oltre due ore, proveniente da Miami via New York. Ad attenderlo, oltre a un paio di fotografi professionisti mandati dalla casa discografica e a una giovanissima giornalista allora sedicenne (Daniela Cohen), c’era un gruppetto di curiosi che si erano attardati convinti che stesse arrivando
Cassius Clay. Hendrix era stanchissimo e chiese di essere subito accompagnato in albergo, l’Hotel Windsor in via Galileo Galilei 2 a Milano, dove, giunto verso mezzogiorno, venne a sapere che tutta la strumentazione era stata bloccata per “controlli” e quindi il concerto pomeridiano probabilmente sarebbe saltato: così, dopo essersi registrato all’hotel, decise di andare a dormire.

Archivio Roberto Crema – Per gentile concessione di Jaca Book

Gli altri membri degli Experience, Noel Redding e Mitch Mitchell, insieme ad accompagnatori e tecnici, erano invece sbarcati a Linate, provenienti da Londra. Al viaggio in Italia partecipò anche la sorella di Noel Redding, Vicky. Intorno alle 16, Leo Wächter, fondatore del Piper, si presentò in albergo pretendendo che Hendrix si facesse almeno vedere al locale, poiché, a suo dire, i ragazzi del concerto pomeridiano minacciavano di sfasciare il locale. Hendrix, che stava riposando, si irritò moltissimo per essere stato svegliato dopo poche ore di sonno: non riusciva a capire il motivo per cui dovesse dirigersi al Piper dato che non poteva suonare, ma alla fine Daniela Cohen e Massimo Bernardi lo convinsero e, visto che Jimi non aveva ancora mangiato, dopo un breve pranzo insieme a Noel Redding si diresse al locale.

Qui trovò una scena apocalittica: i possessori dei biglietti del primo spettacolo (cancellato a causa dei ritardi nelle procedure di sdoganamento delle attrezzature), che dovevano uscire per far entrare quelli del secondo concerto, non sentivano ragioni, neppure l’idea di essere rimborsati li smuoveva. Non c’erano alternative: dentro tutti! Così la capienza del locale (circa 400 persone) venne quasi raddoppiata. Nonostante ciò, molti furono costretti a rimanere fuori: anche per questo si creò un caos incredibile. Jimi parlò brevemente al pubblico, firmò molti autografi, si mescolò tra la gente parlando amabilmente con i fan e naturalmente posò per fotografie con molte persone, inclusi diversi dipendenti del locale. Verso le 19, Jimi e Noel tra la confusione generale sgattaiolarono fuori dal Piper e tornarono all’Hotel Windsor, dove erano convocati per alcune session fotografiche: un veloce cambio d’abito e poi intorno alle 21 di nuovo al Piper per il concerto.

Il primo set della Jimi Hendrix Experience, fissato per le 16.30, era stato annullato poiché l’attrezzatura era bloccata alla dogana di Linate: quindi, dopo i supporter Wess & The Airedales e la Bo Bo’s Band, iniziò una lunga attesa, e poco prima delle 22.30 la jhe salì finalmente sul palco. Il club era pieno all’inverosimile, all’interno si stava pigiati come sardine e qualche centinaia di persone furono costrette a restare all’esterno, con o senza biglietto. In base alle varie testimonianze, possiamo ricostruire la scaletta: suonò Killing Floor, Stone Free, Fire, Hey Joe, I Don’t Live Today, Foxy Lady, Red House, Manic Depression, Purple Haze e finì il concerto con Wild Thing: purtroppo non esistono registrazioni della performance.

Dopo il concerto ci fu il solito via vai di giornalisti, fan, amici e curiosi assortiti: Jimi ritrovò una vecchia amica newyorkese, Yvonne o Luna, che ai tempi faceva la modella a Milano ed era anche fidanzata di Victor Sogliani, bassista dell’Equipe 84. È lei che gli presentò Ines Curatolo. Ines propose a Jimi di andare a Villa Bodoni, residenza-comune dell’Equipe 84, rifugio di musicisti e poeti, dove insieme passarono buona parte della notte.

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