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Quando Chris Cornell e Andy Wood sono diventati coinquilini

Esce il libro "Andy Wood, l'inventore del grunge", dedicato al frontman dei Malfunkshun e dei Mother Love Bone, i due gruppi precursori del grunge. In questo estratto, Wood conosce il frontman dei Soundgarden, che cercava un coinquilino

I Malfunkshun, fino a prova contraria, sono ancora una band. Certo, Andy li ha tenuti un po’ in stand-by, concedendosi un soggiorno fuori programma in una clinica di disintossicazione. Ora, però, è tempo di andare avanti, e bisogna farlo un po’ meglio di prima.
Andy viene dimesso dal Saint Cabrini Medical Center il 1° settembre 1986. Nel certificato che attesta il completamento del programma di disintossicazione, campeggia la scritta: “Questo è il tuo primo passo verso la guarigione”. Il primo.

L’autogestione, bisogna ammetterlo, è sempre stata un po’ dilettantesca, per i Malfunkshun. Nessuno nella band spicca particolarmente né come ingegnere del suono né come uomo da pubbliche relazioni. Sarebbe il caso di andare in un vero studio di registrazione, e fare dei demo più dignitosi. Bisognerebbe fare un po’ come i Green River. O come i Soundgarden di Chris Cornell, detto anche “il Re Sole”.
Così come i Malfunkshun, anche i Soundgarden sono tra gli eletti della compilation Deep Six: la loro storia era iniziata nell’autunno del 1984, quando suonavano come trio nei soliti, malmessi seminterrati e retrobottega di Seattle. La formazione contava Chris alla batteria e voce, Kim Thayil e Hiro Yamamoto, rispettivamente alla chitarra e al basso.
Il nome della band riflette una delle più affascinanti e non comuni attrazioni di Seattle; il Sound Garden è infatti una curiosa istallazione artistica che sorge nel parco Magnuson, su Lake Washinghton: consiste in dodici strutture d’acciaio contenenti canne d’organo che, allo spirare del vento, producono strani ed evocativi sibili.

Flyer: Soundgarden, My Eye e Malfunkshun; Central Tavern di Seattle, 3 luglio 1986

Flyer: Soundgarden, My Eye e Malfunkshun; Central Tavern di Seattle, 3 luglio 1986

Chris Cornell non era pienamente consapevole delle proprie straordinarie doti da frontman; poi, quando aveva deciso che avrebbe solo cantato, alla batteria gli sarebbe subentrato l’amico Scott Sundquist.
Nonostante il mite successo riscosso da Deep Six, per Chris non gira benissimo: è appena stato licenziato dal Ray’s Boathouse, il ristorante con vista sul Puget Sound dove lavorava come cuoco di linea. Ora passa le giornate spalmato sul divano a sorseggiare Jack Daniels e caffè nero, con lo sguardo fisso all’orizzonte.

Chris è un tipo solitario e agorafobico, con una spiccata tendenza all’isolamento, molto introspettivo e analitico, anche nel modo di comporre le sue canzoni. Ma ha bisogno di un coinquilino con cui dividere le spese del suo nuovo appartamento, e pensa che Stone Gossard possa fare al caso suo.
Stone vive ancora a casa con i suoi, a Capitol Hill, e non ha alcuna intenzione di traslocare. “Ma ho la persona che fa per te” – gli dice. “Andy Wood. Lui è appena uscito dalla clinica di disintossicazione, e sta cercando un posto dove stare”. Andy vorrebbe ritirarsi per un po’ a Bainbridge Island, a casa di David: un posto tranquillo dove ritornare lentamente coi piedi per terra. Ma la telefonata di Chris gli fa cambiare programma.

Chris ha sicuramente i suoi lati oscuri, ma non fa più uso di droghe − ha già dato, quand’era un ragazzino. Per Andy è essenziale condividere casa con un ragazzo pulito, che non lo faccia cadere in tentazioni. Nessuno tra i suoi amici ha idea di cosa significhi entrare in una clinica di disintossicazione.
“Non lasciare il bong a tua mamma, lascialo a me” – gli aveva detto Regan prima del ricovero, dall’alto della sua ingenuità. “Quando esci festeggiamo”. Andy andava in clinica per disintossicarsi dall’eroina e dalla cocaina: che male avrebbero potuto fare un tiro di bong o una birra, una volta uscito da lì?
Regan pensava che Andy fosse entrato in clinica per tenere sotto controllo il suo…appetito, non perché avesse un problema. E lui, da buon amico, aveva preferito non contraddirlo, per non farlo preoccupare.

Nonostante le differenze in genere e in stile, i Soundgarden e i Malfunkshun sono band in tacita competizione, a Seattle. Questo non impedisce a Chris e Andy di diventare presto amici, e di creare in breve tempo un fortissimo sodalizio. Hanno modi diversi di creare, Chris e Andy: l’uno è in grado di sfornare una decina di canzoni in poche ore, ma una sola è buona; l’altro, nello stesso lasso di tempo ne compone una sola, ma è quella giusta. L’uno compone di getto, senza tornare sui propri passi, l’altro eccede in autocritica e si intestardisce su ogni singolo dettaglio di un brano.

Nella quotidianità dei due ragazzi nasce una specie di rito: ognuno dei due registra una canzone al giorno, con un registratore a quattro tracce, e poi la fa ascoltare all’altro, di ritorno dal rispettivo turno di lavoro. Spesso, più che una canzone è un’idea di canzone. Da una di queste sessioni casalinghe nasce Island Of Summer, cantata da entrambi.

Nel tentativo di rimettere in moto i Malfunkshun, Andy registra decine e decine di mixtape che distribuisce in tutta la città; tra i tanti, uno dal titolo Andrew Meets Landrew contiene materiale solo suo. Di fatto, un art-director di se stesso.

In alcune serate casalinghe, Chris lo osserva incredulo mentre disegna le copertine con precisione certosina, riportando accuratamente date, strumenti utilizzati, e luoghi di incisione. Un lavoro che lo coinvolge al 100%. Tuttavia, Chris è spettatore anche del lato meno comico dell’Andy Show: le crisi d’astinenza. È lì con lui quando lotta con i demoni dello shot in vena, quando si contorce con la sua scimmia, quando non sa che farsene di quelle gambe, di quelle braccia, di quel corpo che all’improvviso diventa troppo pesante.

Chris ha paura per Andy, non di lui. Non è il classico tossico che gira per casa e ti mette nei guai, quello che ti ruba i soldi per andare ad acquistare.
Andy non è quel tipo di persona.

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