«Una mattina sono a letto, è circa mezzogiorno, e mia madre bussa alla porta della mia stanza e dice: “C’è fuori Brian Epstein”. Non ne sapevo molto di lui, tranne il fatto che era strano che i Beatles avessero un manager, perché nessuno di noi ne aveva uno vero e proprio. Disse: “Verresti a suonare per noi nello spettacolo dell’ora di pranzo al Cavern?”. Risposi: “Dammi un minuto per bere una tazza di tè e infilarmi i pantaloni e scendo”. Mi accompagnò al Cavern con la sua auto lussuosa e suonai».
Era il febbraio 1962, Ringo Starr aveva 21 anni e suonava con un altro gruppo di Liverpool chiamato Rory Storm and the Hurricanes. Strano ma vero: da quella primissima volta in cui ha suonato coi Beatles (è diventato membro ufficiale più tardi), Ringo non aveva mai fatto un vero e proprio duetto con Paul McCartney. Lo ha fatto ora che la loro amicizia è… sixty-four. Come scrive un’utente di YouTube sotto al lyric video, «you guys should be in a band».
Il duetto fra i due si intitola Home to Us e, dopo Days We Left Behind, è il secondo estratto dall’album di McCartney The Boys of Dungeon Lane che uscirà il 29 maggio. I due si alternano alle strofe raccontando cos’era per loro home quand’erano ragazzi. C’è un filo di nostalgia e soprattutto c’è il racconto delle origini dei due, la vita semplice a Liverpool che però era tutto perché era casa. È il loro poveri-ma-belli. “Si potrebbe dire che il posto in cui vivevamo non fosse granché, ma per noi era casa”, canta Paul. “E puoi anche pensare che fosse un po’ malandato, ma per noi era casa”, gli fa eco Ringo. E nel ritornello in cui è forte il tema della memoria che sarà al centro dell’album: “Non ci curavamo di dove ci avrebbe portato la strada / Non c’era tempo per fare storie, perché era tutto ciò che conoscevamo / Il mondo attorno a noi era insicuro, quel posto stava cadendo a pezzi / Ma era la città dove sono nato / Ed era casa nostra”.
«Ringo è passato in studio e ha suonato un po’ la batteria», ha spiegato McCartney. «Ho detto ad Andrew che avremmo dovuto registrare un brano e mandarglielo. Quindi questa canzone è stata pensata per Ringo. Nello scrivere la canzone parlo delle nostre origini. Come per molte persone, si parte dal nulla e ci si costruisce da soli. Ringo era di Dingle, ed è stata dura. Ha raccontato che veniva derubato mentre tornava a casa, perché lavorava. Anche se era folle, per noi era casa».
«Ho scritto la canzone partendo da quell’idea e l’ho mandata a Ringo. Lui mi ha rispedito una versione in cui aveva aggiunto solo qualche riga al ritornello, perciò ho pensato che forse non gli piacesse. L’ho chiamato e mi ha detto che pensava volessi che cantasse solo un paio di versi e io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto sentirlo cantare in tutto il brano. Così abbiamo preso la mia prima strofa, la seconda di Ringo e abbiamo fatto un duetto. Non l’avevamo mai fatto prima. Volevamo dei cori e mi è venuta l’idea che sarebbe stato bello sentire delle ragazze. Chrissie Hynde ha detto che l’avrebbe fatto e Sharleen Spiteri, pure. Sono amiche e l’hanno fatto».















