Peter Gabriel dedica ‘Won’t Stand Down’ agli ex ministri e presidenti che lavorano per la pace | Rolling Stone Italia
Una canzone di speranza

Peter Gabriel dedica ‘Won’t Stand Down’ agli ex ministri e presidenti che lavorano per la pace

Per il musicista gli Elders, i vecchi saggi riuniti nell’organizzazione fondata da Nelson Mandela, sono il simbolo dell’autorità morale che in tempi bui come questi stimola ad agire. C’entra anche l’Iran

Peter Gabriel dedica ‘Won’t Stand Down’ agli ex ministri e presidenti che lavorano per la pace

Peter Gabriel

Foto: Roberto Ricciuti/Redferns/Getty Images

“Non è così che vogliamo vivere / Non è così che deve andare / Ma non ci arrenderemo / Finché non vedremo qualcosa di meglio concretizzarsi / No, non ci arrenderemo / Finché il lavoro non sarà portato a termine”.

La nuova canzone di Peter Gabriel Won’t Stand Down, quinto estratto dall’album o\i che uscirà entro la fine del 2026, è dedicata ai “vecchi saggi” che possono essere una guida in questi tempi bui. Gabriel si è interessato in particolare agli Elders, organizzazione fondata nel 2007 da Nelson Mandela. Si tratta di un «gruppo indipendente di leader mondiali impegnati a favore della pace, della giustizia, dei diritti umani e di un pianeta sostenibile». Ne fanno parte ex presidenti, ministri e personalità pubbliche, dal Nobel per la pace ed ex presidente colombiano Juan Manuel Santos, che oggi lo presiede, a Mary Robinson, prima donna presidente in Irlanda, passando per Graça Machel (primo ministro dell’educazione in Mozambico) ed Ellen Johnson Sirleaf (ex presidente della Liberia nonché Nobel per la pace).

«All’inizio» scrive Gabriel presentando la canzone «avevo pensato di creare della musica per gli Elders, un gruppo straordinario di persone. La loro autorevolezza non si basa sul potere militare, su quello economico o su quello politico, ma semplicemente sull’autorità morale che deriva dall’aver vissuto vite straordinarie e orientate agli altri. Ne volevo parlare, ne volevo scrivere, volevo incoraggiare questo atteggiamento. Viviamo tempi bui e abbiamo bisogno di persone in grado di dare una piccola spinta sia a noi, sia ai nostri leader, mantenendo vivi valori fondamentali quali la giustizia, la compassione, la democrazia e la speranza che serve per immaginare un mondo giusto, pacifico e più equo».

L’idea è molto semplice: fornire esempi positivi perché la gente «reagisce molto meglio a proiezioni positive del futuro rispetto a quando viene bombardata e spaventata da immagini negative. È molto più probabile che ci sentiamo coinvolti se proviamo speranza. In questo momento non ci sono molte visioni positive del futuro, o perlomeno non sono pubblicizzare con la stessa forza di quelle negative. Credo quindi sia molto importante iniziare a cercare visioni a cui poter aspirare e persone in grado di offrircele».

Dal punto di vista musicale, Gabriel cita Marvin Gaye, «di cui sono sempre stato fan» e in particolare di quello che chiama «un elemento cubano presente in Sexual Healing» che ha influenzato Won’t Stand Down di cui per ora è uscito il Bright-Side Mix di Mark “Spike” Stent (uscirà in seguito il Dark-Side Mix di Tchad Blake).

Peter Gabriel - Won't Stand Down (Bright-Side Mix)

L’artwork della canzone è Faith di Shirin Nshat, iraniana che vive a New York. «È un’immagine bella, potente e politica. Le mani rappresentano almeno per me per me il bisogno di proteggere in futuro positivo per i nostri figli». La scritta sulle mani è una citazione di Rumi, mistico sufi del XIII secolo, «e a quanto pare significa “tendimi la mano così non resterò solo”. Semplice, forte, potente».

Data l’opera di Shirin, «qualcuno potrebbe chiedersi se la canzone è collegata a quel che sta accadendo in Iran. Anche se non parla dei bombardamenti – è stata scritta prima dell’attacco – è una condanna per l’umanità non essere ancora riusciti a trovare un modo per risolvere le dispute senza bombardarci, distruggerci e ucciderci a vicenda».