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Pete Townshend: “L’arresto per pedofilia mi ha salvato la vita”

Il chitarrista degli Who ha parlato del periodo in cui fu accusato di pedopornografia e di come l'intervento della polizia gli abbia fatto scoprire di avere un cancro all’intestino

Pete Townshend

Foto: Getty Images

Pete Townshend, leggendario chitarrista degli Who, ha parlato al Daily Mail del periodo in cui è stato accusato di pedofilia e di come quell’incidente l’abbia portato a scoprire di avere un cancro. Nel 2003, Townshend fu prelevato dalla sua abitazione a Richmond dopo una lunga perquisizione, accusato di aver usato la sua carta di credito per accedere a siti pedopornografici. Il leader degli Who era coinvolto nell’indagione “Operation Ore”, e si difese dicendo che l’aveva fatto solo per motivi di ricerca per il libro che stava scrivendo. Townshend fu rilasciato su cauzione, e per cinque anni è stato inserito nel registro dei criminali sessuali.

“Per la cronaca, quell’arresto è stata una delle migliori cose che mi siano mai capitate”, ha detto Townshend al Daily Mail. “Mi ha salvato la vita. Mentre aspettavo che la polizia analizzasse i miei computer, ho deciso di sottopormi a una colonscopia che rimandavo da tempo. È così che i medici hanno scoperto il polipo nell’intestino. Il medico mi disse che se non l’avessi trovato sarei morto in sei mesi”.

Il chitarrista, che presto pubblicherà un nuovo libro sulla sua vita, ha detto che lo stigma conseguente a quelle accuse continua a perseguitarlo. “Ci penso molto spesso”, ha detto, “collaboro con molti enti di beneficenza che si occupano delle conseguenze degli abusi sessuali sui bambini, incluse le fotografie. Quindi no, non l’ho superato”.

Townshend ha annunciato la pubblicazione, prevista in novembre, del libro The Age of Anxiety. Non sarà un’autobiografia, come Who I Am, ma una meditazione su genio e creatività.

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