Perché al Concerto del primo maggio servono i follower di Sfera Ebbasta (e non solo i suoi)

Una line-up contemporanea da milioni di seguaci. Ovvero quello che serviva a svegliare il Concertone dal torpore musicale

Diciamoci la verità e guardiamoci negli occhi. Chi ha visto uno degli ultimi Concertoni in televisione? In quanti, tra le persone che frequentano i festival italiani, si sono ritrovati per sbaglio in piazza San Giovanni negli anni recenti? La risposta potrebbe essere facile – esagerando, ovviamente: nessuno. Di anno in anno, con l’affermazione della “nuova musica italiana”, il distacco tra l’Italia reale e quella primomaggesca è sembrato sempre più evidente. A dire la verità, già l’anno passato, c’era stato un tentativo di togliere un po’ di polvere al format di CgilCisleUil, con la chiamata degli Editors, Bombino, Motta, Brunori tra gli altri. Ma quest’anno, la crew di Massimo Bonelli, produttore dal 2014 dell’evento, ha deciso di puntare decisamente su altri fronti. Dopo aver definito il Concertone «un format rimasto identico dal 1990 mentre il mondo attorno è completamente cambiato» e aver dichiarato l’intenzione di farlo «ritornare ad essere un palco seminale e di avanguardia per la musica italiana», Bonelli ha calato l’asso. Ha chiamato Sfera Ebbasta (a dire la verità l’aveva già fatto l’anno passato, ma l’esibizione era stata annullata all’ultimo minuto). E ha aggiunto a lui Cosmo, Zen Circus, Frah Quintale. Sfondando le barriere del mondo indie pop italico che funziona tanto bene, ascoltano così in tanti e parla ai più giovani.

Sul come parla ai giovani, ai sindacati, sembra fregare un po’ meno. “Sciroppo cade basso come l’MD”, “Due tipe nel letto e le altre due di là”, “Fumo troppa Marijuana”, tutto tratto dall’ultimo disco di Sfera. Non siamo qui a fare i bacchettoni, siamo convinti che l’educazione e le abitudini debbano passare da altri fattori e non dagli ascolti musicali e siamo convinti allo stesso modo che nel campo dell’arte musicale (al di là dei gusti), si possa più o meno parlare di tutto senza bisogno di censure inutili. Ma normalmente il Sindacato non è della stessa idea. E la prova è stata la censura del 2013 nei confronti di Fabri Fibra.

“Il Primo Maggio è una festa, un evento di grande risonanza e troviamo ingiusto e diseducativo per i tantissimi giovani che vi partecipano invitare un cantante che scrive testi carichi di stereotipi contro la donna, humus da cui si genera la violenza”, scriveva l’avvocato Carrano, presidente dell’associazione D.i.re, Donne in rete contro la violenza, per rispondere all’annuncio di Fibra come ospite al Concertone di cinque anni fa. Cinque, non mille. E dall’altra parte, l’appunto dell’associazione trovava conferma in un comunicato dei sindacati, che recitava come le donne di Cgil, Cisl e Uil “hanno da sempre contrastato qualsiasi forma di sfruttamento, di violenza e di violazione delle libertà individuali e collettive ed hanno sempre promosso l’affermazione della dignità delle donne nel nostro Paese”, per poi chiudere sottilneando come “Il Primo maggio, festa dei lavoratori e delle lavoratrici, continua a rappresentare l’affermazione di quei valori, di quei linguaggi e di quelle lotte: questa è la ragione per cui testi contrari a quei simboli sono inconciliabili su quel palco”. Portando Fibra lontano dal Concertone.

E allora, perché l’MD, le tipe nel letto, la marijuana non hanno fatto insorgere qualche associazione? Sono così cambiati i tempi dal 2013? Oppure, più semplicemente, Sfera Ebbasta è andato oltre i problemi di violenza, oltre i problemi di censura. La sua storia è quella che al “minculpop” del Primo Maggio, come l’aveva chiamato Jovanotti ai tempi della censura di Fibra, piace. E fa gola. Perché è trasversale, di successo sotto ogni punto di vista, di riscatto eccetera eccetera.

E, diciamolo tra noi, Sfera Ebbasta ha pure un sacco di follower.

Se è necessario far tornare “rilevante” il Concertone e non farlo schiacciare da manifestazioni parallele e contrarie, tipo quella di Taranto, allora è anche giusto fare i furbetti e guardare ai numeri. Cosmo, Sfera, Frah Quintale e compagnia, sono tra i nomi più “social” che abbiamo in Italia. Quindi tutti sul carrozzone. E noi con loro.

A sperare che la new wave italica possa avere la meglio sulle fisarmoniche.

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