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Per Obama, il rap ha contribuito all’ascesa di Trump

È una questione bling bling: con la sua ossessione per una certa idea di successo, il rap ha cambiato la cultura popolare rendendola più ricettiva ai messaggi del presidente uscente

PHILIPP GUELLAND/EPA-EFE/Shutterstock

La cultura del successo dei rapper è la stessa propagandata da Donald Trump. In una certa misura, il rap ha contribuito a cambiare la cultura popolare americana rendendola più ricettiva ai messaggi lanciati dal presidente uscente.

Non lo dice un commentatore avverso all’hip hop, ma Barack Obama in un’intervista rilasciata all’Atlantic in occasione dell’uscita del nuovo libro biografico A Promised Land, in Italia Una terra promessa (Garzanti).

Il punto di partenza del ragionamento di Obama sono le ultime elezioni. Nonostante l’ostilità del movimento Black Lives Matter e la reazione debole del presidente alle richieste di giustizia avanzate a gran voce degli afroamericani, «è aumentato il numero di neri che hanno votato per Trump e qualche rapper gli ha dato il suo appoggio», spiega Obama. «Dobbiamo ricordare che gli argomenti principali della musica rap sono i gioielli, le donne, i soldi. I parametri di successo usati in molti video rap sono gli stessi di Donald Trump. È tutto placcato oro. È un’idea che finisce per insinuarsi e diffondersi nella cultura pop».

«Michelle ed io», continua l’ex presidente «siamo cresciuti in luoghi differenti, ma entrambi in contesti operai o di ceto medio-basso. Non siamo cresciuti con l’idea che il nostro valore dipendesse dal possesso. L’America è sempre stata un sistema di caste – non parlo dal punto di vista razziale, ma economico – ma quand’ero ragazzo non era una cosa che ti sbattevano in faccia tutto il tempo. Se invece cresci guardando in tv Lifestyles of the Rich and Famous finisci col farti l’idea che o possiedi quelle cose o sei un perdente. E Donald Trump incarna questo movimento culturale che è oramai profondamente radicato nella cultura americana».