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Paradiso manda all’inferno la Superlega: «La separazione finale del mondo tra poveri e ricchi»

Per il cantante, laziale, il progetto dei club ricchi e potenti è «un atto vandalico, la macchia della tirannide, la supremazia del più forte, l’inciviltà, il futuro distopico, il fallimento di ogni valore legato allo sport»

Tommaso Paradiso durante l'ultimo concerto con i Thegiornalisti al Circo Massimo di Roma

Foto: Federica Iannella

Per Tommaso Paradiso la Superlega merita l’inferno. Il cantante e tifoso della Lazio è fra i critici più accesi del progetto annunciato ieri da dodici club calcistici europei, fra cui Juventus, Inter e Milan, un campionato europeo riservato alle squadre più prestigiose in alternativa alla Champions League (lo abbiamo spiegato qui).

Ieri Paradiso si era limitato a pubblicare nelle stories un laconico e chiarissimo «Superlega un cazzo». Nella notte ci è tornato su con una nuova storia:

«Un atto vandalico, la separazione finale del mondo tra poveri e ricchi, una coscienza sporca, la macchia della tirannide, la supremazia del più forte, l’inciviltà, il futuro distopico, il fallimento di ogni valore legato allo sport, il sopruso, la violenza, la fine dello sport più popolare al mondo, la fine della passione, la fine del tifo, la morte delle domeniche in famiglia e delle aste al Fantacalcio con gli amici di una vita, la fine dei giochi e del divertimento, la tomba delle piccole realtà, i potenti che diventano sempre più potenti, il nostro calcio che non sarà più il nostro, bambini che cresceranno senza la squadra del cuore, quella vera, non quella imposta. La deriva del giusto: questo e anche molto di più è la Superlega».

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