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Tommaso Paradiso infinito

Dall'indie alle spiagge con i Thegiornalisti: fenomenologia di quello che è forse il primo artista ipermoderno della musica italiana

Tommaso Paradiso infinito

Imitatori, meme, tormentoni, articoli parodie, remix, interviste. Ogni cosa in rete sembra volermi parlare di Tommaso Paradiso.

Ma come è potuto accadere che un musicista dal background indipendente diventasse il protagonista unico (per fortuna che c’è Liberato a rosicchiargli un po’ di hype) della socialsfera italiana? Paradiso, un po’ come in USA Kim Kardashian, è il classico esempio di personaggio divenuto inizialmente famoso proprio per il suo stesso essere famoso. Mi spiego meglio: ancora prima che i suoi successi (come autore per altri o con la sua band) scalassero le classifiche il suo volto era già diventato riconoscibile. Prima tra gli appassionati di musica e poi in una cerchia sempre più mainstream.

Le ospitate in radio (Deejay soprattutto ma non solo) e in televisone (Quelli che…), la personalità social strabordante. Tutto queste cose sono successe prima della grande esplosione di visibilità di questa estate. Canzoni come Pamplona (con Fabri Fibra) e la sua Riccione lo hanno consacrato come autore da classifica a tutti gli effetti e vero king of the beach del 2017.


(via Diesagiowave)


Se solitamente il ciclo mediatico si interessa all’uomo dietro un grande successo (attori, scrittori etc) in questo caso è accaduto il contrario. È stato il successo a seguire quello che era diventato improvvisamente un grande (in termini numerici) personaggio pubblico. La sua parabola ricorda la scena iniziale del film Schindler List dove il protagonista arriva in città come un signor nessuno ma nel giro di una sera conquista le grazie dei gerarchi nazisti grazie al proprio savoir faire. Alla stessa maniera Paradiso si è affacciato nello showbusiness italiano dalla porta di servizio della scena indipendente (riuscite ad immaginare una posizione più scomoda?) ma attraverso la sola forza della sua personalità e un abile capacità di networking è riuscito a costruire l’interesse dei cosiddetti gatekeeper nei suoi confronti.

Chi dirigeva l’agenda setting aveva già deciso: Tommaso Paradiso è uno che ce la può fare, indipendentemente dalle canzoni che sono arrivate a dargli manforte. Ricordo su Facebook sotto le interviste e gli approfondimenti che parlavano di lui decine di commenti del “paese reale”: “ma questo chi cazzo è?”, “ma perché parlate di lui?” e via di seguito. Finché nel corso delle settimane e dei mesi gli stessi utenti hanno iniziato a rispondersi da soli: “ma come non lo sai? È il cantante dei Thegiornalisti? Troppo bono”. Il meccanismo è lo stesso delle sezioni help dei social network dove l’unico supporto possibile è quello di chi ha risolto il medesimo problema prima di te e ora ha il buon cuore di aiutarti.

Qualche anno fa si parlava molto proprio di come i social network avrebbero aiutato gli artisti ad essere più vicini al proprio pubblico disintermediando i rapporti tra star e fan. Qui però siamo ben oltre questa fase: Tommaso Paradiso è forse il primo caso di artista italiano ipermoderno. La sua identità personale, ancor più importante dei pur notevoli successi artistici, è divenuta istantaneamente remixabile, scomponibile, ricombinabile. Dai suoi fan ma sopratutto dai suoi hater che finiscono col diventarne succubi passando più tempo ad analizzarne le gesta e il linguaggio di quanto farebbe una qualunque adolescente in piena agitazione ormonale.


(via Diesagiowave)

Chi lo ha capito meglio di tutti è proprio lo stesso Paradiso che si diverte a riproporre con un’arguzia crescente il meccanismo che in primis gli ha dato visibilità. Lo fa quando invita sul palco a cantare con lui Jerry Calà. Questo infatti è al tempo stesso la sua nemesi (giovane poeta rock maledetto VS icona appannata anni 80) e suo principale riferimento in quanto a immaginario pop. È la realizzazione del famigerato “imprevisto atteso”, un’azione capace di sorprendere, stimolare la condivisione e al tempo stesso rassicurarci nella nostra intimità. Quello che è il Sacro Graal di ogni ufficio marketing Paradiso lo realizza con agilità.

Accortosi poi della popolarità del suo principale imitatore, l’esilarante pagina satirca Tommaso Paradigma, il Paradiso originale corre sapientemente ai ripari. Sa bene di non voler fare la fine di Gianfranco Funari che per continuare ad andare in televisione fu costretto ad imitare la parodia che aveva fatto di lui Corrado Guzzanti, subito diventata più vera del vero. Così Paradiso condivide una improbabile foto in compagnia del solito Calà e dell’allenatore Alberto Malesani taggando il suo clone Paradigma e riuscendo dunque a fargli a sua volta il verso.

Il cerchio si chiude in modo virtuoso così che siamo già pronti a cominciare di nuovo, in un moto possibilmente infinito.