Ozzy Osbourne tornerà… in versione digitale. Gli eredi del rocker hanno annunciato di avere stretto una partnership con le società Hyperreal e Proto Hologram. Scopo: creare un ologramma di Ozzy animato dall’intelligenza artificiale che sarà in grado di dialogare con i fan tramite le postazioni che si trovano negli Stati Uniti e nel Regno Unito e che contengono ologrammi a grandezza naturale.
Il progetto, ha detto il figlio del rocker Jack, contiene «il dna digitale di Ozzy, con la sua voce, la sua immagine, i suoi movimenti» e «fa quasi paura da quanto è preciso». Si potrà chiedere qualsiasi cosa all’Ozzy digitale e lui, assicura la moglie Sharon, «risponderà con la sua voce dando le risposte che Ozzy avrebbe dato. Lo porteremo in giro per il mondo e la gente potrà parlarci».
Per crearlo, ha spiegato Remington Scott, amministratore delegato di Hyperreal che l’anno scorso ha presentato un avatar digitale di Stan Lee, è stata usata una tecnologia proprietaria chiamata Digital DNA che permette all’avatar di funzionare in tempo reale dopo aver raccolto i dati necessari alla creazione degli avatar. «Può esibirsi dal vivo, rispondere al pubblico, esistere in ambienti interattivi». Non si tratta di contenuti caricati in anticipo: grazie all’AI «è una performance viva, costruita partendo da materiali autentici selezionati, autorizzati e controllati dalle persone che sono state vicine a Ozzy».
Sharon e Jack Osbourne hanno parlato del progetto al Licensing Expo 2026 di Las Vegas durante un panel intitolato “The Enduring Legacy of a Rock Icon and His Family: Ozzy Osbourne and the Osbournes”. «Elvis è morto 50 anni fa e tutti lo conoscono ancora», ha detto la vedova, «è quel che voglio accada anche per Ozzy».
Mentre giunge la notizia dell’avatar di Ozzy i Kiss stanno preparando uno show virtuale come quello degli ABBA a Londra. La presenza digitale è l’ultima frontiera del rock storico quando i suoi protagonisti muoiono o le band di sciolgono? Secondo Scott, «quel che Hyperreal e Proto stanno costruendo va oltre le registrazioni, i video e le fotografie che raccontano un momento: stiamo costruendo una presenza. Le persone non amano Ozzy solo per musica, ma anche per essersi concesso ai fan a tal punto che loro sentivano di conoscerlo. È una cosa rara che vale la pena preservare. Vogliamo che un ragazzino che scoprirà Ozzy fra dieci anni possa provare la stessa connessione: non un pezzo da museo, ma Ozzy che continua a essere Ozzy».















