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Over 50 e booty shaking: i Fat Freddy’s Drop si prendono Milano

Il collettivo neozelandese riempie l'Alcatraz: la dimostrazione della forza del passaparola, e della buona musica

I Fat Freddy's Drop sono atterrati a Milano

In mezzo al concerto dei Fat Freddy’s Drop mi ritrovo di fianco a un signore. Signore perché over 50, sicuramente. Di fianco la moglie: non erano dei nostalgici Marleyani, nessuna lunga magliettona stampata, né borselli, né cappelli XL. Gli chiedo scusa per un paio di movimenti d’anca azzardati, che lo toccano, ma lui mi dice di non preoccuparmi. «Ho visto quasi tutti i loro concerti», mi confida. «È l’unica band che voglio sentire quando viene in Italia. Mio figlio mi prende in giro, ma non mi interessa», e via, un sorso di birra. E un sorriso dalla moglie.

I FFD’s sono così. Nettamente una delle cose più divertenti, nel senso brit di entertainment, che possiate vedere in giro. Non importa se siete fan appassionati dai primi dischi di 15 anni fa, o se li abbiate beccati soltanto qualche volta. Aspettatevi di essere travolti da una scarica di funk, dub, reggae o qualsiasi altro genere importi loro di suonare.

A volte sembra di stare in un rooftop patinato – non proprio di primissima classe –, a volte in un club alle 3 di notte. E che succeda con un collettivo di 8 tizi neozelandesi, dai nomi bizzarri, senza basso e batteria (ma con un dj, non preoccupatevi), non è così scontato. Merito di una sfacciataggine super cool al confine con l’animazione turistica – Hopepa su tutti, con mantello, cappello da marinaio, armato di tuba, trombone o quello che capita – e di uno stile musicale senza limiti.

Milano li accoglie alla grandissima: merito del passaparola, probabilmente, visto che nuovi album non se ne vedono da un po’, la radio o Spotify non inseriranno mai i loro pezzi in alcuna playlist e le canzoni nuovi sono nuove davvero per tutti. L’entusiasmo è sincero, l’amore è reciproco.

Come il nostro amico dell’inizio, non c’è alcun limite d’età, coolness o che altro. Abbiamo scosso il nostro culone, e lo faremo ancora ogni volta.

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