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Otto cose che abbiamo visto all’ottava edizione di roBOt

Siamo stati per qualche giorno a Bologna, tra techno e tortellini

Il main stage del roBOt. Foto: Simone Cappelletti

Il main stage del roBOt. Foto: Simone Cappelletti

Da otto anni, il roBOt è una delle certezze della musica elettronica, uno degli appuntamenti che nessuno ha più il coraggio di perdere. E il fatto di trovarsi a Bologna, città storicamente attaccata alla musica e capace di valorizzarla, è sicuramente un punto a suo vantaggio. Il festival si muove ormai su quattro giorni, sei palchi e un line-up infinita e parecchio varia. Ci si sposta principalmente tra Palazzo Re Enzo e la fiera, che vuol dire il passato e il presente della città. Ma roBOt vuol dire anche un sacco di appuntamenti paralleli, dal cinema ai talk, che rappresentano un valore aggiunto per chi vuole viversi anche la giornata e non aspettare per forza la notte.

L’importanza del Made in Italy

Populous

Populous

C’è stato tantissimo Made in Italy. Tantissimo. Lory D, Alessandro Cortini, Clap! Clap!, Memoryman aka Uovo, Godblesscomputers, Bienoise, Yakamoto Kotzuga, Populous sono solo alcuni di quelli che abbiamo visto passare sui vari palchi del festival. È giusto per un festival italiano mettere i propri prodotti? Sì, se ben mescolati. Non c’è stato un palco “Viva l’Italia”, ma una naturale amalgama con la line-up. Meritano una menzione a parte Populous per aver portato Bologna ai Tropici e Lory D, per aver di fatto chiuso la notte di sabato a colpi di rave.

La nuova location

Una vista della fiera. Foto: Simone Cappelletti

Una vista della fiera. Foto: Simone Cappelletti

La nuova vecchia location del festival è la sempre ottima fiera di Bologna. Ma in un nuovo spazio. Abbandonato l’ingresso “in fondo”, il festival si è spostato in nuove zone, dividendo più nettamente i palchi. Come si sente? Forse un po’ peggio (soprattutto stando lontano dalle casse), a causa del rimbombo della sala. Ma le nuove dimensioni di sicuro sono un valore aggiunto. Il palco dedicato alla Red Bull Music Academy è ben allestito e per arrivarci si passa dalla zona esterna, dove è posizionato un altro punto musicale. L’area pro (riservata agli addetti ai lavori) riserva qualche sorpresa, come zone di decompressione e di svago, tipo la Room56 offerta da Jägermeister, con cocktail esclusivi.

La questione Squarepusher

Squarepusher. Foto: Simone Cappelletti

Squarepusher. Foto: Simone Cappelletti

Uno dei main act di venerdì notte è stato Squarepusher, con la sua cascata di ritmi spezzati e di noise no-stop. Apprezzatissimo dall’intellighenzia musicale, che ne ha immediatamente tessuto le lodi, un po’ meno da chi avrebbe preferito ballare e non faticare per comprendere il tempo tenuto dal produttore. Essendo tra questo secondo gruppo, ma comunque rispettando il ruolo importante di Squarepusher, proponiamo una soluzione cerchiobottista: sarebbe forse stato meglio un altro orario o una location differente, non il palco principale all’una di venerdì notte.

Niente succede per caso

Daphni e Floating Points. Foto: Simone Cappelletti

Daphni e Floating Points. Foto: Simone Cappelletti

La serendipità, a volte. Capita che Trentemøller decida che il suo slot non vada più bene (oppure lo decide l’organizzazione, ma mi piace pensare che sia stato proprio lui). Doveva chiudere il sabato sera, ma chiede di spostarsi prima, scambiandosi con Daphni e Floating Points. Accade la magia. Il set minimal techno è perfetto dopo i Siriusmodeselektor. Ma è il back to back dei due a regalare la miglior chiusura che roBOt potesse aspettarsi. Un insieme di ritmi leggeri, divertenti e colti. Esattamente il prodotto che ti aspetti da loro.

I live, quelli veri

Tiga. Foto: Simone Cappelletti

Tiga. Foto: Simone Cappelletti

I live/non live del mondo dell’elettronica spesso regalano emozioni più dal contorno che dal contenuto musicale. Ma capita, a volte, per fortuna, che le emozioni arrivino direttamente dalla musica. È il caso di Tiga, è il caso di Clark. Il primo a mettere uno dietro l’altro la sua incredibile quantità di successi, tutti di alta qualità. Il secondo diventato una solida sicurezza per chi vuole atmosfere dark e profonde.

Dio benedica i Siriusmodeselektor

Siriusmodeselektor. Foto: Simone Cappelletti

Siriusmodeselektor. Foto: Simone Cappelletti

Il trio delle meraviglie è l’act da non perdere mai in qualsiasi festival al mondo. Se doveste vedere il loro nome in scaletta, assicuratevi di avere tempo per gustarveli tutti dall’inizio alla fine. Fanno sempre gli stessi set? E chissenefrega, direi. Sono gli unici che possono trasformare in pop la techno senza annoiare neanche per un momento. Scarpe comode e pronti a sudare.

Il cibo e Bologna

Lo ammettiamo, avremmo voluto fare anche noi come Dalla e Guccini. Fermarsi fino a notte fonda nei ristoranti, proprio da Vito, come nel video qui sopra, dopo aver cenato tutti insieme. Bologna ha un rapporto magico con il cibo, come quello che ha con la musica. E per fortuna, durante i festival, si può godere anche di queste cose. Che appartengono alla città ma che diventano di tutti.