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Otto canzoni aspettando ‘8’ dei Subsonica

L'annuncio del nuovo album dei Subsonica è un'ottima occasione per ripercorrerne la carriera. Tra elettronica, pop, canzone d'autore, groove e funk.

Subsonica

Non c’è molto da aggiungere: se la campagna social è andata – come sembra – a buon fine, più o meno tutti sappiamo che il prossimo 12 ottobre uscirà 8, l’ottavo album (appunto) dei Subsonica. E più o meno tutti siamo legati ai Subsonica, dai. Abbiamo scelto quindi otto canzoni (ancora) per ripercorrerne le evoluzioni, in attesa di capire che svolta prenderà a breve la loro musica. (Nota a margine: che fatica sceglierne solo 8.)

1. “Radioestensioni” (1997)

Pop, musica elettronica, reggae, funk. Il primo amore non si scorda mai: l’esordio dei Subsonica è anche un manifesto della loro capacità di fondere influenze distanti in soluzioni ibride e naturali. Indimenticabile e appiccicosa, ora come allora.

2. “Discolabirinto” (1999)

La verità è che Microchip emozionale sarebbe da citare in blocco, se non altro per il tema del rapporto uomo-tecnologia, autentico leitmotiv dei loro lavori. Messi alle strette scegliamo questa, perché ha un riff di sintetizzatore memorabile, perché è allucinata, malata, claustrofobica e ballabilissima. E perché a una certa c’è Morgan, che è sempre Morgan.

3. “Tutti i miei sbagli” (2000)

Che dire? LA canzone. Il primo grande successo dei Subsonica è anche la sintesi perfetta di centinaia di correnti diverse, ridotte a spifferi davanti alla loro personalità in stato di grazia: canzone d’autore, pop, elettronica, groove incessante. C’è tutto, e a ogni ascolto la magia si rinnova.

4. “Sole silenzioso” (2002)

Dedicata ai fatti di Genova del 2001, è la punta dell’iceberg dell’anima politica e socialmente impegnata dei Subsonica. Sarebbe bello che, visto il momento delicato che stiamo attraversando, in 8 quest’aspetto tornasse fuori. Restiamo fiduciosi.

5. “Incantevole” (2005)

Dai, questa nel 2005 la canticchiavamo tutti, anche perché all’epoca le radio non passavano altro. Morbida e suadente, è una ballata pop elegante e pulita, praticamente la versione distesa di Tutti i miei sbagli. E al di là dell’ammiccamento radiofonico mai così esplicito, sfido chiunque a dire che sia una brutta canzone.

6. “La glaciazione” (2007)

Decisamente la più intensa di quell’odissea elettronica e claustrofobica che è L’eclissi: dura e martellante, con piglio da dancehall, una ritmica asfissiante e un groove generoso almeno quanto quelli degli esordi; su uno scenario post-apocalittico, ci restituisce l’anima da club dei Subsonica. E noi ce la teniamo stretta.

7. “Up patriots to arms” (2011)

Sin dagli inizi, la band di Torino è stata anche cover. Questa del pezzo di Battiato – in duetto, tra l’altro, proprio col Maestro – è forse la più riuscita, in grado di trascinare avanti di trent’anni l’originale, con riff di chitarra a permeare la solita elettronica e la voce graffiante di Samuel. Tutt’ora un must ai live, se si chiudono gli occhi suona talmente loro da non sembrare neanche una cover.

8. “Il terzo paradiso” (2014)

Decisamente la più interessante dell’ultimo Una nave in una foresta. Sperimentale e straniante anche più dei loro primi pezzi, mischia suoni ambient e pulsazioni, vocal e slanci melodici. Il 12 ottobre scopriremo se rimarrà un adorabile freak o se si è trattato di un’anticipazione del loro ennesimo, nuovo corso musicale.

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