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One two three four… Goodbye Tommy Ramone

Come ormai saprete tutti, venerdì 11 luglio ci ha lasciati anche Tommy Ramone, l’ultimo membro originale dei Ramones ancora in vita

One two three four… Goodbye Tommy Ramone

One two three four… Goodbye Tommy Ramone

Joey, Dee Dee e Johnny se ne erano già andati tra il 2002 e il 2004. A portarselo via la stessa malattia che un anno fa aveva già reclamato Ray Manzarek dei Doors, un cancro alle vie biliari. Vestiti sempre uguali e con lo stesso taglio di capelli, i fratelli Ramone anche nella morte hanno deciso di fare allo stesso modo, tre su quattro ci hanno lasciati per colpa del cancro, solo Dee Dee, tanto per fare incazzare Johnny un’ultima volta, optò per un’overdose.

Ma noi siamo qui per cantare la vita di Tommy Ramone e quindi guardiamo all’epica della sua avventura, perché seppur vissuta con grande discrezione, è stata comunque una grande avventura. Gli dei del rock a volte decidono di far percorrere vie tortuose ai propri eroi per fargli compiere il proprio destino e con Tommy non sono stati da meno.

Nato a Budapest 65 anni fa in una famiglia ebrea come Erdélyi Tamás, Tommy arrivò bambino negli Stati Uniti grazie al Programma di Emergenza per i Rifugiati Ungheresi voluto dal presidente Eisenhower per dare asilo ai più giovani e colti tra i cittadini in fuga dalla repressione sovietica successiva ai moti rivoluzionari dell’autunno del 1956. Eisenhower, in uno slancio di eugenetica intellettuale, vedeva in loro una risorsa preziosa, un innesto di menti acute, operose e determinate, utili ad una nazione che si doveva attrezzare al meglio ad affrontare la Guerra Fredda, e fece di tutto per aumentare a dismisura le quote di cittadini ungheresi ammessi negli Stati Uniti. Come diceva lui, “sarebbe stata una cosa tremenda se la crema dei rifugiati fosse finita in altre nazioni”.

Ike ci aveva visto giusto, Tommy fin da giovane aveva dimostrato di essere un ragazzino molto sveglio e con una forte predisposizione per l’arte. Dopo aver passato la seconda metà degli anni ’60 suonando in varie band in cui orbitavano personaggi cruciali nella storia dei Ramones – i Tangerine Puppets con John Cummings, poi Johnny Ramone, e i Triad con Monte Melnick, futuro road manager della band – a soli vent’anni si ritrovò a lavorare come ingegnere del suono ai Record Plant Studios di New York, la leggenda vuole che mise le mani anche su Band of Gypsys di Jimi Hendrix.

L’esperienza di studio fu fondamentale per Tommy e segnerà in maniera cruciale il destino dei Ramones. Monte Melnick aveva bisogno di qualcuno che si intendesse di studi di registrazione per far fruttare il loft di una coppia lesbica sulla 20a strada e pensò subito al suo amico Tommy. In men che non si dica i Performance Studios divennero uno dei posti più fighi a Manhattan per provare e farsi vedere.

I New York Dolls e i Blondie provavano li, ma i clienti più curiosi erano un trio di ragazzi di Forest Hills, il quartiere di Tommy: Dee Dee, Johnny e Joey. Non sapevano suonare e se qualcuno ha presente la capacità di coordinazione di Joey Ramone capirà subito perché l’opzione che lui cantasse e suonasse la batteria contemporaneamente non era percorribile. Tommy, che fungeva da manager per la band, organizzò delle audizioni per trovare un nuovo batterista:

Arrivavano tipi con i capelli tutti arruffati, come se fossero usciti dai Led Zeppelin. Cercate di capire, era la metà degli anni ’70, così mi sedevo per mostrargli cosa avevo in mente anche se non avevo mai suonato la batteria in vita mia. Ma non lo capivano, non ci arrivavano, così i ragazzi della band alla fine mi dissero “perché non la suoni tu la batteria?” Ci pensai su e accettai. Mi comprai un kit da quattro soldi come le loro chitarre … e iniziai a suonare come suonavano loro e si rivelò una figata. Tecnicamente era tutto sbagliato ma lo stile era perfetto.

Tommy suonò sui primi tre album dei Ramones inventando un modo di suonare la batteria ancora oggi imitatissimo ma mai eguagliato. Pur entrando nella band come musicista mantenne sempre un ruolo di consigliere, di produttore e di manager occulto, una specie di uscita di sicurezza da tutta la follia dei Ramones. La vità del punk rocker alla fine non faceva per lui. Era una persona troppo organizzata, responsabile, e passare i suoi giorni tra un furgone e un palco con tre fuori di testa era troppo.

Negli anni è emerso che Dee Dee, un vero carrozzone ambulante di follie e paranoie, era invidioso della capacità di Tommy di trovare un equilibrio nella vita:

Erano sempre in paranoia che io prendessi il controllo della band, una cosa che non avevo la minima intenzione di fare. Non volevano ammettere a se stessi in alcun modo il mio ruolo, vivevano una fantasia in cui io non contavo niente, ma non era così. Adoravo il lavoro in studio dove dirigevo io le cose, ma non appena andavamo on the road i ruoli si ribaltavano e mi trattavano veramente male. Venivo costantemente aggredito mentalmente. Ero sull’orlo di un esaurimento nervoso e a loro sembrava divertente. All’epoca non lo sapevo, ma soffrivo di depressione e quindi decisi di smettere.

Tommy lasciò i Ramones nel 1978 ma negli anni continuò ad occuparsi di loro come una specie di chioccia. Curò la produzione di altri due album e negli anni, assieme a Monte, è sempre stato il loro punto di riferimento, non importa quale folle avventura stessero attraversando. In occasione dell’entrata dei Ramones nella Rock N’ Roll Hall Of Fame anche Tommy è salito sul palco con loro ed è stato il suo il discorso più importante, un discorso in cui ha tributato a tutta la scena di New York il merito di aver creato quella band unica e irripetibile che sono stati i Ramones. Ora che tutti e quattro i fast Four se ne sono andati sta a chi ama veramente il Rock&Roll ricordarli per quello che sono stati: una band unica che è andata sempre più veloce degli altri, e dargli il tempo c’era lui, Tommy.

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