Trent’anni dopo l’omicidio di Tupac Shakur, Duane «Keffe D» Davis è stato condannato all’ergastolo, con la possibilità di chiedere la libertà condizionale dopo almeno 40 anni di carcere. L’ex leader dei South Side Compton Crips, 63 anni, era stato riconosciuto colpevole il 31 agosto da una giuria di Las Vegas, dopo appena tre ore di deliberazione.
Il 7 settembre 1996 una Cadillac bianca affiancò la BMW su cui viaggiavano Tupac e il fondatore della Death Row Records Suge Knight. Il rapper, colpito più volte, morì sei giorni dopo a 25 anni. Knight invece sopravvisse. Secondo l’accusa, Davis organizzò l’agguato per vendicare il pestaggio del nipote Orlando Anderson, avvenuto poche ore prima all’MGM Grand dopo un incontro di Mike Tyson, nel quadro della rivalità tra Crips e Mob Piru Bloods. Secondo l’accusa, Davis procurò la pistola utilizzata nell’agguato e, mentre si trovava sul sedile anteriore, la passò a uno degli uomini seduti dietro. Quest’ultimo esitò a sparare e Orlando Anderson, nipote di Davis, afferrò l’arma e aprì il fuoco contro Tupac.
Fondamentali per la condanna le ammissioni rese da Davis agli investigatori nel 2008, poi ripetute in interviste e nell’autobiografia Compton Street Legend. La difesa sostiene che abbia inventato la storia per evitare accuse di droga e successivamente guadagnarci. Davis, arrestato nel 2023, continua a proclamarsi innocente e farà appello. «Non può strappare un uomo alla sua famiglia. Non può portargli via la vita stessa, tutto il suo futuro, e poi semplicemente farla franca», ha detto la giudice Carli Kierny. «Tutta la nostra generazione ha perso qualcosa di enorme», ha dichiarato in aula Sekyiwa Shakur, sorella del rapper, chiedendo la pena massima. Davis non ha espresso pentimento, ma prima della sentenza ha chiesto la restituzione delle fotografie sequestrate in casa e annunciato: «Farò sicuramente appello».













