Oasis, l’album che non c’è mai stato

Cosa sarebbe successo senza quel tragico agosto? Una raccolta ‘postuma’ che immagina un mondo parallelo, in cui Liam e Noel suonano ancora fianco a fianco e in cui la sbornia non è ancora finita.

28 agosto 2009, data che per molti non significa nulla ma per chi, come chi scrive, due giorni dopo si trovava immerso nell’atmosfera funerea dell’ I-Days di Milano, investito da una Smoke On The Water suonata da imbarazzatissimi Deep Purple, chiamati all’ultimo a riempire un vuoto improvviso, quella data significa una cosa soltanto: la fine degli Oasis.

Amati, odiati, trascinati all’apice e nell’ombra dalle loro stesse contraddizioni, la band di Manchester è stata forse l’ultimo atto di un’epoca che, nei camerini del Rock en Seine di Parigi, ha fatto il suo inchino tra chitarre sfasciate e dichiarazioni al vetriolo, un commiato che non poteva andare diversamente.

“Due fratelli fuori di testa che dalle case popolari arrivarono a conquistare il mondo”, ricorda la voce fuori campo di Noel nelle prime scene di Supersonic, il film che ritrae l’esplosione della bomba atomica Oasis, innescatasi quando condivideva con Liam la stessa stanza a Longsight, sobborgo operaio di Manchester, fino quella frase, “This is history, this is history, right here, right now”, pronunciata nel 1996 a Knebworth Park davanti a più di 250.000 persone in adorazione. Una band di underdog rubati all’officina o al cantiere e una carriera partita da una canzone scritta quasi per caso sul retro dello scantinato del pub in cui provavano e bang, ad ogni concerto lo stesso rituale, con Rock ‘n’ Roll Star che accendeva la miccia con il pubblico in delirio ‘mistico’ al minimo rintocco del cembalo che il cantante teneva dietro la schiena.

Giocando con un paradosso temporale, vogliamo fare un piccolo regalo a chi ancora si deve riprendere dalla sbornia, a chi forse non lo farà mai come un marinaio che si rifiuta di scendere da una barca che affonda, schierando in campo i top player delle rispettive carriere soliste dei due Gallagher. Una raccolta che è uno sliding door, come se quel tragico agosto non ci fosse mai stato, immaginando il disco degli Oasis mai nato, tra ballad, chitarroni e cafonaggine uligana, tutto dosato chimicamente per creare il sali-scendi giusto per un album. Dalla nostra selezione certamente mancheranno grandi brani, ottime b-side e capolavori incompresi, così come tantissime canzoni che mal si accorderebbero con questo album ‘postumo’. Un fanta-album a cui manca solo il titolo, quello decidetelo voi.

1. “In The Heat Of The Moment” di Noel Gallagher (Chasing Yesterday, 2015)

Singolo trainante di un album, come Chasing Yesterday, molto più difficile da digerire per i fan radicali degli Oasis rispetto al precedente sfornato da Noel Gallagher nelle vesti da solista, ma non per questo meno bello. Ritornello spacca classifiche e un attacco di voce che è un entrata a gamba tesa, scritta da Noel ispirandosi a una frase sentita in un documentario, dove un astronauta paragonava il viaggio nello Spazio a “toccare il volto di Dio”. In The Heat Of The Moment è certamente un brano perfetto con cui aprire un disco, l’atmosfera catchy è quella giusta, per questo si merita appieno di dare il calcio di inizio al nostro fanta-album.

2. “Everybody’s on The Run” di Noel Gallagher (Noel Gallagher’s High Flying Birds, 2011)

Brano con cui si apre l’esordio dei Noel Gallagher’s High Flying Birds, un album che comprende alcuni dei brani più riusciti dell’intera produzione del maggiore dei due Gallagher, di cui Everybody’s on The Run è uno dei massimi esempi. La canzone fu la quinta estratta dal lavoro con cui Noel inaugurava la sua nuova vita oltre gli Oasis e i richiami al passato si sentono eccome, dato che Everybody’s on The Run era stata scritta proprio durante l’ultimo tour della band. Gli archi, i cori, la tensione che percorre tutto il brano, perfetto per mantenere caldo l’ascoltatore arrivato alla seconda traccia del fanta-album.

3. “If I Had a Gun” di Noel Gallagher (Noel Gallagher’s High Flying Birds, 2011)

Durante un’intervista, Noel Gallagher dichiarò di aver scritto questa ballad a Lima, durante il tour di Dig Out Your Soul, canto del cigno degli Oasis. Infatti, come la maggior parte di Noel Gallagher’s High Flying Birds, i rimandi alla band erano tanto evidenti da spingere The Chief a scegliere The Death of You and Me come il biglietto da visita della sua carriera solista proprio perché If I Had a Gun «è grandiosa, ma sembra qualcosa degli Oasis». La canzone è uno dei capolavori dell’intero repertorio di Noel, un ritornello da brividi che esplode in quel “Let me fly to the moon…” messo a metà brano come catapulta emotiva, perfetto come sing along da stadio. Nel nostro fanta-album occupa la terza posizione, la stessa che fu di Live Forever in Definitely Maybe.

4. “The Roller” di Liam Gallagher (Beady Eye, Different Gear, Still Speeding, 2011)

Come è successo lo scorso autunno, quando Liam ha anticipato il fratellone pubblicando il suo esordio solista, As You Were, prima di Who Built the Moon?, anche nel post-Oasis Our Kid giocò d’anticipo, pubblicando questa bomba 60’s con cui esordiva ufficialmente insieme ai Beady Eye ben otto mesi prima del primo singolo targato High Flying Birds, The Death Of You And Me. Un’entrata in scena carica della stessa arroganza con cui Liam saliva sul palco accompagnato da Fucking in the Bushes, The Roller fu una partenza devastante per un progetto, i Beady Eye, destinato a prendere una piega ben diversa. Al quarto posto del nostro fanta-album, momento perfetto per i richiami Beatles di cui gli Oasis non hanno mai fatto a meno.

5. “Wall Of Glass” di Liam Gallagher (As You Were, 2017)

Arrivati al quinto brano è ora di aprire il gas con Wall Of Glass, brano dalla potenza estetica straordinaria a cui Liam ha affidato il suo ritorno solista. Armoniche blues, groove trainante ma soprattutto la voce di Our Kid, in forma come non lo si sentiva da tanto. Un brano che trasuda tutta quella cafonaggine per cui nessun vero fan degli Oasis potrà mai smettere di amare Liam, hooligan prestato al mondo del rock&roll. Il giro di boa del nostro fanta-album lo affidiamo allo sguardo qui sotto, capace di spezzare un muro di specchi.

6. “Four Letter Word” di Liam Gallagher (Beady Eye, Different Gear, Still Speeding, 2011)

Gli Oasis si erano lasciati con un disco ricco di psichedelia come Dig Out Your Soul, e con quelle sonorità ricche di organi e archi riprese Liam con il primo video diffuso dei suoi Beady Eye. Il brano raggiunge l’apice in quel “Nothing ever lasts, Forever” sgolato da Liamo alla fine del ritornello e significativamente enfatizzato dl climax musicale che più chiaro di così… Four Letter Word tiene alta la dose di chitarroni del nostro fanta-album, al brano affidiamo la settima posizione che qui non si molla di niente.

7. “Fort Knox” di Noel Gallagher (Who Built The Moon?, 2017)

Rimaniamo nel terreno della psichedelia con una strumentale, perfetta per alleggerire il batti e ribatti fra la voce morbida di Noel e quella più spigolosa del fratellino. Brano devastante se messo ad inizio concerto, ottimo per scaldare il pubblico di in un’arena o di in uno stadio grazie anche alle batterie à la Tomorrow Never Knows tanto care a Noel, batterie che sembrano riprese dalla collaborazione con i Chemical Brothers per Let Forever Be. Settimo nel nostro fanta-album.

8. “The Death Of You And Me” di Noel Gallagher (Noel Gallagher’s High Flying Birds, 2011)

A due anni dal tragico agosto del 2009, il brano che segnò il ritorno sulle scene di The Chief ha un titolo decisamente eloquente se letto in riferimento alla fine del rapporto con Liam, riferimento che fu ripetutamente smentito dallo stesso Noel. Inevitabile, per l’orecchio attento del pubblico italiano, non accorgersi della sfumatura ‘partenopea’ dell’attacco, davvero molto simile all’entrata di Je so’ pazzo di Pino Daniele ma, si sa, in quanto a ‘prestiti musicali’, Gallagher senior non è secondo a nessuno. Per il nostro fanta-album The Death Of You And Me rappresenta un pò la quota The Importance of Being Idle, un po’ ballad e un po’ blues, grandissimo pezzo a cui consegnare l’arduo compito di reggere ottava posizione.

9. “For What It’s Worth” di Liam Gallagher (As You Were, 2017)

For What It’s Worth è probabilmente una delle più belle ballad scritte da Liam in tutta la sua carriera, seconda solo a quella I’m Outta Time che Our Kid si portò dietro per nove anni e pubblicata nell’ultimo album degli Oasis. Con il brano compreso in As You Were il minore dei fratelli Gallagher vuole chiedere scusa “a tutte le persone che ho fatto arrabbiare”, tutte tranne Noel. Nel nostro fanta-album la mettiamo nella stessa posizione in cui il suo omaggio a Lennon si trovava in Dig Out Your Soul, usandola come fosse una lettera d’addio al Liam che prendeva a pugni i paparazzi. Ci mancherai.

10. “Ballad Of The Mighty I” di Noel Gallagher (Chasing Yesterday, 2015)

Questa è una delle tracce che Noel ama di più fra quelle del suo repertorio, brano nato dalla collaborazione con l’amico di una vita Johnny Marr, l’ex The Smiths che per Ballad Of The Mighty I ha suonato le chitarre. «Cazzo, non mi aspettavo una cosa del genere! – commentò Noel parlando del lavoro fatto in studio con Marr – Nel suonare la chitarra ha qualcosa che non molte persone possiedono, forse solo Nile Rodgers sa fare ciò che fa Johnny… è fantastico!». Con le sue ritmiche disco Ballad Of The Mighty I è perfetto per alzare il tiro, prima di affidare la chiusura a un brano che non potevamo non includere.

11. “Stop The Clocks” di Noel Gallagher (Noel Gallagher’s High Flying Birds, 2011)

Bestia nera covata da Noel per buona parte della carriera con gli Oasis, Stop The Clocks fu scritta addirittura nel 2001, nel periodo in cui veniva registrato Heathen Chemistry. Dieci anni in cui il brano è stato continuamente posticipato, quasi come fosse un Godot che i fan della band continuavano ad attendere ma che sembrava non arrivasse mai, neppure come bonus track dell’omonimo greatest hits del 2006. Una storia dal finale agrodolce quella del pezzo, pubblicato quando ormai gli Oasis erano destinati a diventare un ricordo, vivo soltanto nelle continue scaramucce che i due fratelli avrebbero continuato a scambiarsi negli anni avvenire. Per il nostro fanta-album non poteva esserci chiusura più significativa.

Bonus Track

12. “Dead In The Water” di Noel Gallagher (Who Built The Moon?, 2017)

Com’è nella tradizione Oasis, vogliamo regalarci una bonus track, affidando il compito al classico pezzo chitarra-voce con cui Noel riesce sempre a ribadire che, quando si va in acustico, non ce n’è per nessuno. Quando si accompagna alla sua Gibson J-200 The Chief riesce a tirar fuori dalla sua voce colori di un’intimità spiazzante e con Dead In The Water l’effetto è lo stesso di quando cantava Talk Tonight. Questo brano è particolarmente importante perché rappresenta forse l’addio definitivo che Noel Gallagher indirizza al suo passato, gemma quasi dimenticata dentro un album come Who Built The Moon?, volutamente distante anni luce da quello che fu il suono che definì l’era brit-pop. Con Dead In The Water chiudiamo il nostro fanta-album, consapevoli del nostro gioco nostalgico ma allo stesso tempo certi che dai due fratelli Gallagher sarebbero continuate a sgorgare gemme.

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