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Nonostante la guerra, la Russia potrà partecipare all’Eurovision Song Contest

Alcune emittenti europee e la campagna social #EurovisionWithoutRussia hanno chiesto l'esclusione, ma per l’European Broadcasting Union l’Eurovision è un «evento non politico», quindi la Russia ci sarà

Nonostante l’inizio delle ostilità, la Russia potrà partecipare all’Eurovision Song Contest. La richiesta di esclusione era stata avanzata nella giornata di ieri dall’emittente televisiva statale ucraina Suspilne; l’iniziativa – rilanciata dall’hashtag #EurovisionWithoutRussia – aveva incassato l’appoggio di diversi media, compatti nel richiedere all’European Broadcasting Union (EBU) di prendere seri provvedimenti alla luce degli sviluppi delle ultime ore.

Come ha spiegato Federico Rossini su Eurofestival News, la lettera con la richiesta è stata recapitata a Delphine Ernotte Curci, presidente dell’emittente France Télevisions, e per l’appunto all’EBU. «Chiediamo all’EBU di iniziare quanto prima possibile a prendere in considerazione la possibilità, da parte delle emittenti affiliate, di escludere la Russia dall’Eurovision Song Contest 2022», ha scritto il comitato promotore, sottolineando che «l’Eurovision Song Contest è stato creato dopo la seconda guerra mondiale per unire l’Europa. In considerazione di ciò, la partecipazione della Russia come Paese aggressore e violatore del diritto internazionale all’Eurovision di quest’anno mina l’idea stessa della competizione».

Nella speranza dei promotori, auspicabilmente, «L’esclusione della Russia da questo evento canoro su larga scala sarà una potente risposta della comunità internazionale delle emittenti pubbliche alle inaccettabili azioni aggressive e illegali della Federazione Russa e al sostegno della politica di aggressione ostile da parte delle autorità pubbliche di questo paese».

Secondo i richiedenti, l’esclusione della Russia dovrebbe poter poggiare anche su solide basi normative, dato che sarebbe giustificata da una violazione del regolamento della manifestazione che, nel paragrafo (ii) della Sezione 2.7  – quella dedicata ai valori e ai principi che ispirano l’Eurovision – recita che: «le emittenti partecipanti debbano rispettare in ogni momento i valori EBU e ESC – ovvero Universalità, Indipendenza, Eccellenza, Diversità, Responsabilità, Innovazione, Uguaglianza e Inclusività – e si impegnano affinché nessun concorrente, delegazione o paese sia discriminato e/o ridicolizzato in alcun modo».

Tuttavia, nonostante l’attività di pressione delle emittenti europee, l’EBU ha riferito di voler lasciare la politica al di fuori della manifestazione, spiegando in un comunicato ufficiale che «L’Eurovision Song Contest è un evento non politico che unisce le nazioni e celebra le differenze attraverso la musica. I membri EBU in Russia e Ucraina si sono impegnati a partecipare nell’evento di quest’anno a Torino e intendiamo dare il benvenuto agli artisti di entrambi i Paesi e farli partecipare a maggio. Ovviamente continueremo a monitorare la situazione con attenzione». 

Una risposta che ha generato dure reazioni – come quella della televisione svedese – e che, inevitabilmente, è destinata a far discutere. 

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