Nicki Minaj difende Trump e ottiene (forse) lo status di residente permanente: «Dio lo sta proteggendo» | Rolling Stone Italia
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Nicki Minaj difende Trump e ottiene (forse) lo status di residente permanente: «Dio lo sta proteggendo»

La rapper (immigrata) rinnova l’appoggio al presidente e mostra la Trump Gold Card. Sborsando un milione permette di ottenere in tempi brevi la residenza negli States. Per lei è gratuita. Il dito medio ai critici

Nicki Minaj difende Trump e ottiene (forse) lo status di residente permanente: «Dio lo sta proteggendo»

Nicki Minaj e Donald Trump al lancio dei Trump Accounts

Foto: Win McNamee/Getty Images

È l’incontro di due bulli, per quanto a livelli diversi: uno è il presidente degli Stati Uniti col vizio dell’imperialismo, l’altra una rapper nota tra le altre cose per gli attacchi online ad altre celebrità. Ieri i due hanno unito le forze a Washington DC in una dimostrazione pubblica di sostegno reciproco. Durante un evento del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, Nicki Minaj si è infatti schierata con Donald Trump, si è definita «la fan numero uno del presidente, probabilmente», ha detto anzi che Trump «è il miglior presidente della storia».

Più tardi sui social Minaj ha pubblicato la foto di una Trump Gold Card accompagnata dalla didascalia «Welp». La carta trumpiana, assicura il sito istituzionale, permette di ottenere, previo controllo dello United States Citizenship and Immigration Services, la residenza permanente negli Stati Uniti in tempi record a fronte di un contributo di un milione di dollari, più spese di commissioni pari ad altri 15 mila dollari. In arrivo anche la Trump Platinum Card che prevede un contributo di cinque milioni.

«L’odio o quel che dice la gente non mi tocca affatto, anzi mi motiva a sostenerlo ancora di più», ha detto Minaj. «Non permetteremo che chi lo bullizza o mette in piedi campagne diffamatorie se la cavi. Non funzionerà, ok? Ha una grande forza alle spalle e Dio lo sta proteggendo. Amen».

L’evento a cui ha partecipato Minaj si è tenuto per lanciare i Trump Accounts, fondi di investimento destinati agli americani istituiti con il Big Beautiful Bill e disponibili per persone sotto i 18 anni. Una volta diventati adulti, i titolari potranno prelevare il denaro e usarlo per alcuni scopi specifici tra cui l’istruzione, l’acquisto di una casa e l’avvio di un’impresa.

Nel presentare Minaj sul palco, Trump ha detto che sta investendo «centinaia di migliaia di dollari» nei Trump Accounts. Secondo PBS, Minaj si è impegnata a donare tra i 150 mila e i 300 mila dollari.

Se in passato Minaj ha detto che non sarebbe «mai salita sul carro di Trump» e ha criticato la politica di tolleranza zero nei confronti degli immigrati, dicendosi turbata dalla separazione durante il primo mandato Trump di oltre 5000 bambini dei loro genitori, «perché anch’io ero una di quei bimbi immigrati che arrivavano in America per fuggire dalla povertà», la rapper è diventata una delle sostenitrici più accese del presidente e del movimento MAGA. Lo dimostra non solo l’evento di ieri, ma anche la partecipazione al fianco di Erika Kirk, la vedova di Charlie Kirk, all’AmericaFest di Turning Point USA in cui ha attaccato i dem e ha detto che Trump e Vance rendono orgogliosi di essere americani.

Alcune petizioni su Change.org hanno chiesto di deportare Nicki Minaj nel suo Paese natale, Trinidad e Tobago. Hanno raccolto centinaia di migliaia di firme. «Deportare Nicki Minaj a Trinidad servirebbe da promemoria del fatto che le figure pubbliche devono essere ritenute responsabili delle loro parole e dell’impatto che hanno sulle comunità», ha scritto Tristan Hamilton, la persona che ha avviato la petizione più popolare al momento.

In un post su X, Minaj scrive che «stiamo ultimando le pratiche per la cittadinanza proprio in questo momento, come da programma del MIO meraviglioso, gentile e affascinante presidente. Grazie alla petizione. Non ce l’avrei fatta senza di voi». E infine: «Gold Trump Card (sic) gratuita», il tutto accompagnato dall’immagine di Chucky la bambola assassina che fa il dito medio.

Da Rolling Stone US.

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