Nick Cave: «Proteggiamo l’individualità da generalizzazioni basate su razza, religione, genere» | Rolling Stone Italia
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Nick Cave: «Proteggiamo l’individualità da generalizzazioni basate su razza, religione, genere»

Amen

Cave in 'This Much I Know to Be True'. Foto press

In un nuovo post dei Red Hand Files, il sito in cui risponde alle domande dei fan, Nick Cave ha detto la sua sul rispetto delle opinioni altrui, anche quando sono scioccanti, e sulla necessità di salvaguardare l’identità personale da generalizzazioni basate su razza, religione e genere.

«Noi esseri umani siamo creature sottili e incasinate, siamo pieni d’ambiguità e contraddizioni, ed è questo che ci definisce singolarmente», scrive in risposta a una domanda sulla libertà di parola e a una richiesta di smetterla con «le stronzate su Dio e Gesù», temi spesso presenti nei suoi testi. «Siamo completamente e necessariamente diversi l’uno dall’altro, e anche se abbiamo la tendenza molto umana a ridurci l’un l’altro a generalizzazioni basate su categorizzazioni arbitrarie dell’identità, come razza, religione o genere, dobbiamo resistere come meglio possiamo, perché è poco caritatevole negare a un essere umano la sua legittima identità personale, la sua singolarità. La cosa che dovremmo apprezzare è proprio la nostra singolarità».

«Ognuno di noi» continua Cave «è la somma di tutto ciò che ha amato, perduto e appreso, dei successi e dei fallimenti, dei rimpianti e delle gioie che sono solamente nostre – e parte di questa unicità è il fatto che la pensiamo tutti in modo diverso. Non tutto il nostro pensiero è giusto o perfettamente formato, tutt’altro, ma possiede comunque una sua unicità imperfetta e spaventosa. Non sorprende perciò che, per proteggersi, le persone adottino una sorta di pensiero collettivo, perché i nostri veri pensieri, nella loro forma più interessante, possono essere terrificanti. Anzi, gli esseri umani sono per lo più individui che hanno per la testa cose terrificanti».

«Non sono sicuro che la libertà di parola sia un diritto, ma è certamente un traguardo sociale o culturale che, in quanto comunità, possiamo usare per ravvivare, incoraggiare e liberare l’anima del mondo, purché si abbia la fortuna di vivere in una società che permette di farlo. Poter parlare liberamente non è solo un vantaggio per sé stessi, giacché fa sentire meno soli. È anche un indicatore della salute della società tutta, così come l’intolleranza verso chi la pensa diversamente è sintomo di debolezza o mancanza di fiducia nel proprio pensiero e nelle idee della società. Sostengo la libertà di parola non tanto perché penso sia un diritto, ma perché convalida la nostra unicità. Mi preoccupa sinceramente l’alternativa a tutto ciò, ovvero il pauroso appiattimento delle idee attraverso la soppressione della natura individuale, qualcosa che è diventato fin troppo evidente in quasi tutte le istituzioni che mi vengono in mente».

Dopo aver citato Gesù crocefisso per le sue idee pericolose, Cave conclude che «dobbiamo vigilare sui presupposti in base ai quali siamo convinti che certe idee siano giuste e altre sbagliate, e su quel che facciamo con quelle idee, perché è proprio un’idea terrificante – nel senso di scioccante, offensiva, unica – che potrebbe salvare il mondo».

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