In un racconto pubblicato su suoi Red Hand Files, Nick Cave racconta qual è la cosa peggiore dell’essere una vecchia rockstar. Ha a che fare con i selfie, così lo sapete nel caso vi capiti di incontrarlo nei prossimi giorni, visto che venerdì 26 giugno si esibirà coi Bad Seeds al festival La Prima Estate.
Cave, che ha 68 anni, inizia col racconto di una mattina in cui si sveglia sentendosi alla grande, si tinge i capelli, indossa un completo ed esce dall’hotel: è una splendida giornata. «Due anziani si trascinano nella mia direzione, un marito ricurvo e una moglie ancora più ricurva. Hanno cardigan abbinati e indossano entrambi una t-shirt dei Cure. Mi vedono, si fermano e restano a bocca aperta. Leggo sui loro visi malridotti il lampo improvviso del riconoscimento, seguito da uno spasmo di gioia quando capiscono che l’ultima voce della loro lista dei desideri sta per realizzarsi. Stanno per incontrare Nick Cave! Cominciano a tremare e ad agitarsi, balbettano il loro nomi, Dorrie e Sven, ripetono: “Oh mio Dio!” e “Nick Cave!”, dicono cose incredibilmente deprimenti come “Siamo tuoi fan da mezzo secolo” e “Una volta abbiamo visto Robert Smith al supermercato ma non volevamo disturbarlo”. Finché alla fine arriva l’inevitabile domanda: “Possiamo farci un selfie?”».
Non è un dramma, scrive, Cave, «tranne per il fatto che odio farmi fotografare e soprattutto fare selfie. Ad ogni modo acconsento perché all’improvviso mi sento stanco e non ho l’energia per dire di no. Cominciano a frugare nelle loro borse in cerca dei telefoni, continuando coi loro “Oh mio Dio!” e i “Nick Cave!”, e chiedendomi se ho ascoltato il nuovo album dei Cure, finché non faccio notare che il telefono di Sven è appeso al collo con un cordino. Io sto lì, sentendo la vita che mi abbandona lentamente, e Dorrie mi racconta di quanto sua madre mi amasse – sua madre, cazzo! – e che ora è morta, la madre, e che al funerale hanno messo i Cure e via discorrendo».
E in quel momento, all’improvviso, Cave capisce qual è la cosa peggiore dell’essere una vecchia rockstar. «Mi si rivela in un momento di lucidità totale. La cosa peggiore dell’essere una vecchia rockstar è che i vecchi fan della vecchia rockstar non sanno usare i loro maledetti telefoni. La coppia resta lì a picchiettare inutilmente sugli schermi, cercando di attivare la modalità selfie o quel che è, dicendo: “Non sono bravo coi telefoni” e “Come funziona questo coso?” e “Oh mio Dio” e “Non riesco a credere che sia Nick Cave”, e io provo ad aiutarli, ma manco io so usare i loro telefoni».
«Alla fine riescono a scattare il selfie e, in quel fugace e infernale istante, vedo la mia immagine sullo schermo: la faccia da vecchio svitato, la smorfia tirata, gli occhi velati e inquieti, le sopracciglia da Pavarotti arrabbiate e imploranti. E capisco che la sola differenza tra me e questi vecchi rincoglioniti con la dentiera che mi sorridono accanto sullo schermo è che io mi tingo i capelli di nero. E capisco, in un terribile lampo di lucidità esistenziale, che questo mi fa sembrare ancora più vecchio e totalmente ridicolo». Alla fine la coppia si allontana trotterellando e ripetendo i vari «Oh mio Dio!», «Nick Cave!», «Che persona adorabile!». Lui torna in hotel per scrivere queste righe e mette su i Cure.















