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Nick Cave, David Gilmour e tutti i musicisti che si sono schierati contro la Russia

Dai grandi del rock come Eric Clapton e Iggy Pop agli italiani Måneskin e Mario Biondi, fino alle multinazionali dei live, il mondo della musica sta prendendo posizione contro Putin

Foto: Kimberley Ross

«Stiamo con l’Ucraina e con tutti i russi che si oppongono a queste azioni brutali. Preghiamo che questa follia finisca presto». A parlare è Nick Cave, che nelle ultime ore ha cancellato le date del suo tour estivo previste in Russia e Ucraina. Il cantautore è uno dei moltissimi artisti che si sono apertamente schierati contro la guerra e che hanno deciso di annullare i loro concerti in Russia. La lista è lunghissima, dai grandi del rock – David Gilmour, Eric Clapton, Nick Mason – al metal, fino agli artisti italiani come Måneskin, Lacuna Coil e Mario Biondi.

David Gilmour non ha date in programma in Russia o Ucraina, ma la nuora è ucraina, come ha spiegato su Twitter. Prima si è rivolto ai soldati russi, «smettete di uccidere i vostri fratelli, questa guerra non avrà vincitori», poi ha attaccato Putin: «Le mie nipoti hanno visitato l’Ucraina, un paese meraviglioso. Smettetela prima di distruggere tutto. Putin deve andarsene».

Su toni simili il messaggio di Stevie Nicks, che ha paragonato il leader russo a Hitler – «un paese sovrano è stato invaso nel giro di una notte. Come ha osato» – e raccontato la storia di una sua fan ucraina. «Conosco una persona innocente che sta perdendo la libertà. Non riesco a smettere di piangere».

Molti altri musicisti hanno annullato i concerti previsti in Russia. I Green Day si sarebbero dovuti esibire nello stadio di Mosca alla fine di maggio, prima del tour europeo, ma hanno cancellato la data. «Questo non è il momento del rock negli stadi, ci sono cose molto più grosse», hanno detto. «Ma il rock è per sempre, siamo sicuri che arriverà il momento del nostro ritorno». Lo stesso hanno fatto Iggy Pop, Iron Maiden, Tricky, Disclosure, Fatboy Slim, Foals, Nick Mason, Michael Kiwanuka, Eric Clapton, Imagine Dragons, Pixies, Korn, Alt-J, Morcheeba, Jethro Tull, Pete Doherty, Till Lindeman, Yungblud e l’ex One Direction Louis Tomlison. Alcuni di loro hanno cancellato le date senza particolari annunci, altri, come i Franz Ferdinand, hanno spiegato la decisione sui social. «Amiamo la Russia, ci ha ispirato con la sua arte e letteratura. Abbiamo parlato con molti amici russi sui social e abbiamo trovato un’opposizione unanime alla violenza e solidarietà con gli ucraini», hanno scritto.

L’annuncio dei Green Day

Come abbiamo detto, ci sono anche alcuni artisti italiani. I Måneskin hanno annullato le date previste in Russia e Ucraina nei prossimi giorni (il 7 marzo a Kiev, il 9 a Mosca e l’11 a San Pietroburgo): «La nostra solidarietà va a tutti quelli che stanno soffrendo a causa del conflitto, speriamo che la violenza in atto possa vedere una fine. Vi siamo più vicini che mai e abbiamo grande speranza per il futuro». Lo stesso hanno fatto i Lacuna Coil (che hanno cancellato otto concerti) e anche Mario Biondi, che l’8 marzo si sarebbe dovuto esibire a Mosca. «Esprimo la mia vicinanza al popolo ucraino che tante volte ho incontrato ai miei concerti, proprio nelle città che i questi giorni stanno conoscendo l’orrore della guerra. La musica è messaggera di pace e bellezza e non possiamo accettare quello che sta accadendo».

Infine le grandi manifestazioni musicali. La prima è l’Eurovision Song Contest, che dopo i tentennamenti iniziali ha ufficialmente escluso la Russia dalla prossima edizione perché «potrebbe portare discredito alla manifestazione». Poi ci sono le multinazionali dei concerti, come Live Nation, AEG Live e Oak View Group, che hanno bloccato tutte le produzioni in Russia. «Abbiamo deciso di non fare affari in Russia o con la Russia, non serviremo prodotti russi in nessuna delle nostre venue con effetto immediato», ha annunciato Oak View Group. «Stiamo con il popolo Ucraino e condanniamo le azioni della Russia. Ci auguriamo che la nostra posizione possa ispirare gli altri dell’industria a fare lo stesso».

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