Neil Young fa causa al comitato per la raccolta fondi di Trump: 10 milioni per ‘Rockin’ in the Free World’ | Rolling Stone Italia
Hey Hey, My My

Neil Young fa causa al comitato per la raccolta fondi di Trump: 10 milioni per ‘Rockin’ in the Free World’

Contesta l’uso non autorizzato del brano durante vari comizi, ricorda un accordo del 2020 per non utilizzarlo e attacca il presidente sul significato della canzone: «È l’esatto contrario di tutto ciò che Trump rappresenta»

Neil Young fa causa al comitato per la raccolta fondi di Trump: 10 milioni per ‘Rockin’ in the Free World’

Neil Young al Farm Aid 2026

Foto: Gary Miller/Getty Images

Neil Young ha chiesto 10 milioni di dollari al Trump 47 Committee, comitato di raccolta fondi, per l’uso non autorizzato di Rockin’ in the Free World durante un comizio del 12 ottobre a Youngstown, Ohio. Secondo il ricorso, Trump era «consapevole che sarebbe stata necessaria una licenza» e sapeva che Young «non aveva concesso e non avrebbe concesso la licenza richiesta». Trump non è citato in giudizio personalmente: la causa è stata intentata contro il comitato di raccolta fondi a lui legato.

La disputa risale al 2015, quando Trump aveva utilizzato il brano per annunciare la candidatura e Neil Young ha protestato pubblicamente. Nonostante questo, lo ha rifatto nel 2018. E secondo la nuova causa, un accordo raggiunto nel 2020 prevedeva che non utilizzasse più la musica del rocker senza permesso. C’è ovviamente anche una questione di significato: «Rockin’ in the Free World è un inno feroce che mette a confronto le promesse vuote della retorica politica americana con le dure realtà affrontate dai poveri, dai senzatetto e dai dimenticati», scrivono lui e i suoi avvocati. Il testo, del 1989, racconta di una madre che abbandona il figlio, la disperazione dei tossicodipendenti e i rifiuti all’ombra della prosperità. Il ritornello celebra, con «un’ironia feroce», una libertà «che chiaramente non è condivisa da tutti».

Anche per queste ragioni, la conclusione del ricorso è lapidaria: la canzone «è l’esatto contrario di tutto ciò che Donald J. Trump rappresenta». La causa è stata depositata in Virginia, dove ha sede il comitato dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Per il momento la Casa Bianca, il comitato e il Partito repubblicano non hanno risposto alle richieste di commento sulla vicenda, mentre, tra gli altri artisti che hanno contestato l’uso delle proprie canzoni da parte di Trump, ci sono Rihanna, White Stripes, Linkin Park e gli eredi di Tom Petty.

Come abbiamo raccontato in questo articolo, negli ultimi mesi Rockin’ in the Free World ha avuto un revival come inno di protesta rifatto tra gli altri da Roger Daltrey (che però considera l’originale «una scoreggia bagnata»), Bda ruce Springsteen e ovviamente dai Pearl Jam, che l’hanno in repertorio da sempre.