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Morte di Chris Cornell, la famiglia si accorda col medico che gli prescriveva i farmaci

Secondo la moglie del cantante del Soundgarden, il dottore non avrebbe informato Cornell, «uomo incline alla dipendenza», circa gli effetti collaterali dei farmaci, fra cui l'aumento del rischio di suicidio

Chris Cornell nel 2015

Foto: Casey Curry/Invision/AP Images

La famiglia di Chris Cornell ha raggiunto un accordo con il medico che avrebbe ecceduto nella prescrizione di farmaci al cantante dei Soundgarden negli anni che hanno preceduto la morte avvenuta nel maggio 2017. Finisce così la causa in corso fra le parti.

L’accordo fra la vedova Vicky Cornell e i figli del cantante Toni e Christopher Nicholas da una parte e il dottor Robert Koblin dall’altra è stato raggiunto il mese scorso, secondo i documenti del tribunale visionati da Rolling Stone. I termini dell’accordo rimangono però riservati.

«Dopo anni di controversie e trattative, i querelanti e gli imputati Robert Koblin, la Robert Koblin Inc e il Robertson Cardiovascular Center hanno raggiunto un accordo confidenziale che mette fine a tutte le rivendicazioni di ciascun querelante», scrive l’avvocato della famiglia Cornell Melissa Lerner nei documenti.

Oltre a specificare che l’accordo e i relativi documenti debbono rimanere riservati, Lerner aggiunge: «Negli ultimi anni, troll e altri individui instabili hanno molestato i querelanti, minacciandone la vita e la sicurezza persone. Nelle ultime settimane, i querelanti hanno ricevuto minacce di morte online. La crescente attenzione verso il caso ha portato a ulteriori invasioni della privacy» (nessuna delle parti in causa ha voluto rilasciare un commento).

La causa era iniziata nel novembre 2018. Secondo la famiglia, tra il settembre 2015 e il suicidio del cantante avvenuto nel maggio 2017 Koblin avrebbe prescritto a Cornell oltre 940 dosi del farmaco ansiolitico Lorazepam (noto anche come Ativan). Sempre secondo i querelanti, Koblin prescriveva a Cornell anche ossicodone pur non avendo mai visitato né sottoposto il cantante ad esami. La famiglia Cornell aveva perciò citato Koblin per negligenza, omesso consenso informato e dolo.

Koblin non avrebbe informato Cornell, «uomo incline alla dipendenza», circa i possibili effetti collaterali del Lorazepam, tra cui la compromissione della capacità di giudizio e del pensiero razionale, la riduzione del controllo degli impulsi e l’aumento del rischio di suicidio. Per molto tempo, Vicky Cornell ha sostenuto che il suicidio del marito è dovuto alla prescrizione eccessiva di farmaci.

L’autopsia fatta dopo la morte ha rinvenuto tracce di sette diversi farmaci nel corpo di Chris Cornell. Il medico legale ha però dichiarato che «le droghe non hanno contribuito alla morte».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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