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Morgan: «Ecco perché Morricone è stato il più grande musicista della nostra epoca»

La musica del grande compositore, scrive Marco Castoldi, dev’essere di lezione a «questa Italia di oggi pavida e incapace di innovare, di ricercare e portare stili e generi mai sentiti»

Morgan

Foto: Gabriele Micalizzi

«Ennio Morricone è stato senza dubbio il più grande musicista ‘italiano nel mondo’ della nostra epoca», scrive Morgan sui social dopo aver appreso la notizia della morte del grande compositore. «Perché è riuscito a sfondare? Perché ha trovato l’equilibrio perfetto tra la musica classica e il pop senza mai rinunciare all’una per l’altra. Nella musica di Morricone c’è audacia, il suo approccio gli ha permesso di maneggiare sia la ‘canzonetta’ – trasformandola in un gioiello (Il cielo in una stanza, Se telefonando, Cuore, Il barattolo…) e sia il grande sinfonismo – rendendolo fruibile per tutti».

 

 
 
 
 
 
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È morto Ennio Morricone… Ennio Morricone è stato senza dubbio il più grande musicista ‘italiano nel mondo’ della nostra epoca. Perché è riuscito a sfondare? Perché ha trovato l’equilibrio perfetto tra la musica classica e il pop senza mai rinunciare all’una per l’altra. Nella musica di Morricone c’è audacia, il suo approccio gli ha permesso di maneggiare sia la ‘canzonetta’ -trasformandola in un gioiello (il cielo in una stanza, se telefonando, il barattolo, cuore…) e sia il grande sinfonismo – rendendolo fruibile per tutti. Tutto il cinema Americano degli ultimi 50 anni deve qualcosa a Ennio Morricone così come la musica leggera , soprattutto per gli arrangiamenti degli anni sessanta che sono stati ispiratori di molte correnti musicali pop/rock internazionali come il triphop, l’acid jazz, tutto il suono chiamato ‘lounge’, che discende dalla schiera di autori delle musiche da cinema italiani (Piccioni, Trovaioli, Carpi, Piovani…) di cui Morricone è considerabile il capostipite. La sua lezione deve servire a questa Italia di oggi pavida e incapace di innovare, di ricercare e portare stili e generi mai sentiti. Morricone non aveva paura della dissonanza, questo è il principale problema che invece coinvolge la quasi totalità della musica italiana odierna.

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«Tutto il cinema americano degli ultimi 50 anni» continua Morgan «deve qualcosa a Ennio Morricone così come la musica leggera, soprattutto per gli arrangiamenti degli anni ’60 che sono stati ispiratori di molte correnti musicali pop/rock internazionali come il trip-hop, l’acid jazz, tutto il suono chiamato ‘lounge’, che discende dalla schiera di autori delle musiche da cinema italiani (Piccioni, Trovaioli, Carpi, Piovani…) di cui Morricone è considerabile il capostipite. La sua lezione deve servire a questa Italia di oggi pavida e incapace di innovare, di ricercare e portare stili e generi mai sentiti. Morricone non aveva paura della dissonanza, questo è il principale problema che invece coinvolge la quasi totalità della musica italiana odierna».

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