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Missy Elliott, rime e comportamenti scorretti

Chi è veramente Missy Elliott? La regina delle stronze dell’hip-hop/soul che si fa fare i vestiti su misura dallo stesso sarto di Marilyn Manson? Oppure “Semplicemente Missy”, la donna timida e profondamente religiosa il cui vizio più grande è comprare sneaker?

Da RS n.816/817, 8 luglio 1999

Nonostante il rumore del traffico di Manhattan nell’ora di punta e la musica rap sparata dalle casse della sua Lincoln con autista, Missy Elliott sta dormendo sul sedile posteriore dell’auto mentre attraversa Harlem e passa il George Washington Bridge fino alla distesa di centri commerciali scadenti che annunciano la periferia del New Jersey. Sono le sei del pomeriggio, ma lei è in modalità Missy dalle sei del mattino. È solo una delle conseguenze dell’essere diventata la donna hip-hop del momento.

Si sveglia proprio mentre l’auto arriva davanti alla sua villetta in affitto e per un momento sembra quasi sorpresa di ritrovarsi in questo quartiere di dentisti e manager di fondi di investimento: «A volte non mi sembra di vivere veramente qui». Ora è sveglia e sorridente: «Vuoi vedere il vero centro del caos?» dice. «Se credi di potercela fare seguimi». Mi guida fino in cima alla lunga scalinata d’ingresso e poi in fondo al corridoio nella sua camera da letto con un enorme letto bianco e nero in stile art decò con decorazioni a tema yin-yang. Attraversiamo un bagno di marmo che potrebbe contenere il veliero di Cleopatra e arriviamo fino a The Matrix, ovvero il suo armadio.

Intendiamoci, non è un armadio normale, è l’armadio di Missy “Misdemeanor” Elliott, la donna che ha distrutto ogni clichè dei videoclip hip-hop indossando una tuta di vinile gonfiabile e un paio di occhiali giganti nel video di Supa Dupa Fly, un costume così sbalorditivo da essere già finito nell’archivio della Rock and Roll Hall of Fame. Nell’armadio c’è anche il suo ultimo travestimento, quello del video del primo singolo estratto dal suo album Da Real World.

Oggi Missy ha tre taglie in meno e quasi 25 centimetri in meno di giro vita, è più magra, più nera e più cattiva, pronta a ringhiare e a farsi avanti imbustata in una tuta accessoriata con un perizoma cucito sopra. Questo è il mondo Missy, così ostinatamente fuori dall’ordinario che per realizzarlo ha dovuto chiamare il sarto del terrore di Marilyn Manson. «Sei scura di volerlo fare?» chiede Missy. La porta della cabina armadio si apre: due file di camicie di pelle, velluto, seta e nylon, giacche e pantaloni. Neanche un abito. Contro le pareti, disposte su quattro file, la prova della dipendenza più grave e radicata di Missy: scatole di sneaker. Ogni tipo di sneaker sul mercato, più alcuni modelli prodotti in Vietnam che le ha portato Sylvia Rhone, numero uno della Elektra Records e sua grande sostenitrice. Missy ammette di avere un problema serio con Foot Cocker.

Stiamo parlando della donna che ha indossato le sneaker (anche se bianche e molto eleganti) persino alla cerimonia dei Grammy Award, quando il suo album di debutto Supa Dupa Fly ha ottenuto ben tre nomination. «Questa è “Semplicemente Missy”» dice mostrandomi le fila di abiti casual. «Una ragazza dolce» come ripete spesso. Una donna timida, molto religiosa, affezionata alla madre e per niente entusiasta all’idea di esibirsi in pubblico. «Lei è una a cui piace stare in studio» spiega Rhone, che da tempo prova senza successo a convincerla a fare un tour. «Non è una persona socievole. La sua casa è la musica. Il suo rifugio».

Allora chi è quella Missy esagerata capace di sparare strofe incendiarie con al velocità di un colpo di frusta? Come si può spiegare quel meteorite che si è abbattuto sul pianeta delle classifiche con una tale violenza da spingere Whitney, Janet e Scary Spice a prendere in mano il telefono e pregarla di scrivere, produrre o remixare qualcosa per loro? Chi è quella donna così padrona di sé e in controllo della propria carriera da dire di no a Puff Daddy (che ha provato a proporle un contratto) e persino alla montagna di soldi messa sul tavolo all’onnipotente Sony? (Alla fine ha stretto un accordo con la Elektra, ottenendo la possibilità di mantenere il controllo della sua etichetta personale, chiamata The GoldMind Inc). Chi è infine quella donna che a soli 27 anni si è ritagliata un ruolo così importante nell’industria discografica da essersi guadagnata il soprannome di Puff Mommy? «Ah, quella è MISSY» risponde lei.

Mi sono detta: “Ci deve essere qualcuno a cui piace quello che faccio”

Ha anche due modi molto diversi di pronunciare il suo nome quando parla di sé in terza persona, cosa che fa spesso. “Semplicemente Missy” è dolce e gentile. “MISSY” è tutto in maiuscolo e pronunciato con un sibilo. È la sua chiave per entrare: «Nel personaggio MISSY, quello divertente» mi spiega, «Quello che è stato raccontato perfettamente nei miei videoclip». Tuttavia, quella è una delle tante versioni di sé stessa che finisce archiviata da qualche parte come gli abiti che indossa. Nel frattempo “Semplicemente Missy”, single e in cerca di un compagno ma senza fretta passa la serata a casa «Insieme ai miei cugini» (uno dei quali è il suo assistente).

Una conversazione con lei, che sia di cinque minuti o di due ore, non è mai stagnante. C’è sempre un senso di anticipazione: cosa succederà dopo? C’è sempre anche molta attività intorno a lei: un cugino, un amico, un addetto stampa, uno stilista. In questo momento per esempio c’è la sua parrucchiera Marsha, arrivata per risolvere un’emergenza: stasera c’è la festa di Puffy! Devo sistemare i capelli! Missy spiega che far coesistere le due diverse versioni di sé è l’unico modo ragionevole che ha trovato per gestire le sue insicurezze riguardo alle sue misure, alla sua sessualità e al suo essere sempre stata «Troppo diversa». MISSY è grande, strana e assolutamente nera, una geniale opera d’arte alternativa nata con il video di The Rain (Supa Dupa Fly): «Non sono una di quelle ragazze magre e sexy che fanno correre gli uomini davanti alla televisione e gli fanno dire: “Woah! L’hai vista?”» spiega, «Volevo qualcosa che catturasse l’attenzione ma fosse anche divertente e completamente diversa da tutto il resto».

“Semplicemente Missy” invece si guadagna il rispetto facendo le cose alla vecchia maniera, lavorando. Quando entra in studio i tecnici del suono si fanno da parte. Lei scrive e produce i pezzi (per esempio per Nicole Ray, una delle artiste della Gold Mind), poi canta la traccia guida della voce e crea un mix personalizzato muovendo con sicurezza le sue dita con le unghie laccate d’argento sulla consolle. Questa versione di Missy, spiega Rhone: «È molto seria e con un gran senso per gli affari». Sul set è il sogno di ogni regista secondo Hype Williams, che l’ha diretta in The Rain, Sock it 2 Me e She’s a Bitch: «È la Madonna del rap, come Bjork lo è della scena alternativa. Semplicemente ha un modo diverso di pensare».

Non è poco in un settore come quello dell’industria musicale che si muove con la mentalità di un gregge. Missy racconta di aver sempre scritto «Canzoni bizzarre che raccontano storie» fin dagli anni del liceo. Oggi i suoi racconti sono costellati da campioni sonori di discussioni animate, pianti solitari in camera da letto e litigate sul sedile posteriore dell’auto. Ritratti dal vero dell’America nera, Da Real World. All’inizio quando nessuno comprava i suoi frammenti di realtà. Missy ha provato a fare quello che le case discografiche volevano, ovvero quei tremolanti pezzi in stile “prendimi nella tua Lexus”: «Ci ho provato, ma non era molto soddisfacente, così mi sono detta: “Ci deve essere qualcuno a cui piace quello che faccio.” È molto diverso da tutto il resto, ma anche molto sexy».

Il concetto di “sexy” per Missy è una cosa un po’ distorta, come se fosse riflesso attraverso uno specchio rotto. Un misto tra Josephine Baker e Grace Jones. Missy ama gli uomini, ma non ha tempo per le loro stronzate: «Nelle mie canzoni le donne sembrano molto forti perché in realtà le mie non sono canzoni» spiega, «Sono esperienza di vita quotidiana, nelle relazioni, nel lavoro, in tutto. Le femmine oggi sono più forti e più determinate: “Non ho bisogno di te, ho tutto quello che mi serve. Ho il mio lavoro e i miei soldi. Te ne vuoi andare? Vattene. Mi tradisci e pensi che io rimarrò comunque con te? No. Ho la mia vita, quindi vattene”».

Sono parole da… «Da stronza? Certo, ma in senso positivo. Noi donne abbiamo subito per troppi anni, siamo sempre state dietro ai maschi. Oggi le cose stanno cambiando, ci stiamo facendo avanti. Se vai ad una cerimonia di premiazione vedrai sempre più candidate femmine pronte a vincere». Ha pensato anche di fare un tour con le sue migliori amiche Lil’ Kim e Mary J. Blige: «Volevamo chiamarlo Bitch Tour». Pochi concerti in posti piccoli con Missy, Kim, Mary, forse le TLC «E anche Whitney» dice ridendo, «Se lo facciamo deve essere il massimo».

Il suo QI era talmente alto che hanno mandato uno da Richmond per rifarlo

Se vi chiedete dove ha trovato la forza per portare avanti un progetto così carico di ormoni, Missy vi risponderà: «A casa». Casa è Portsmouth, Virginia, dove era una ragazzina timida e piccolina che andava in chiesa e non osava neanche pronunciare la parola “stronza”. «Sono cresciuta osservando come mia madre ha gestito le cose dopo aver lasciato mio padre. È stata una donna molto forte, una ragazza madre, e mi ha reso molto consapevole». Come Lauryn Hill, Missy vive ancora con sua madre. Sta costruendo una casa per tutte e due giù a Portsmouth (questa del New Jersey è temporanea).

Mrs. Pat Elliott ha lasciato da poco il suo impiego presso una società energetica della Virginia dopo 21 anni e ora si occupa della gestione dell’impero di Missy. Ogni giorno si siede al computer e tiene sotto controllo i conti e le spese di sua figlia. E non ha paura di chiedere: «Quante volte sei andata da Foot Locker ieri?». Gestire il successo di sua figlia non è un problema, tranne qualche momento in cui si ritrova nella stessa stanza con le due versioni di Missy: «Quando guardiamo insieme i videoclip. Fisso lo schermo, poi lei e mi chiedo: “Ma è vero?”» Si è chiesta più volte da dove sia venuta fuori la doppia versione di sua figlia, ma più lo fa e più si rende conto che le due Missy sono sempre state insieme e sono cresciute sotto lo stesso tetto. Ci sono momenti che andrebbero scritti in un libro, altri che una madre dimenticherebbe volentieri.

«Era molto intelligente. Alle elementari le hanno fatto il test di intelligenza e il suo quoziente era talmente alto che hanno mandato uno da Richmond per rifarlo. Era al livello di un genio e l’hanno spostata due classi avanti». Missy però si trova malissimo in una classe di ragazzi più grandi che non conosce. I suoi voti crollano, e Pat prega di riportarla in mezzo ai suoi coetanei. A casa intanto le cose non vanno bene. Il padre è un ex marine con poche prospettive. Quando Missy è adolescente, Pat decide di lasciarlo. Il problema è che non ha idea di come si gestisce una famiglia: «Come tenere i conti, o mettere via i soldi per pagare le tasse» spiega. Missy però è una ragazzina tenace e al supermercato sa scegliere le cose più economiche: «Guarda Mamma: Oodles of Noodles, quattro per un dollaro!». A scuola invece sogna ad occhi aperti, e scrive decine di lettere a Michael e Janet Jackson pregandoli: «Di venire a prendermi e portarmi via dalla scuola».

Sua madre lavora sempre e lei passa molto tempo con la zia e i cugini, in una casa dove tutti mangiano molto. Quando qualcuno dei cugini va in cucina, Missy si sente quasi obbligata a seguirli e a fargli compagnia a tavola. A volte torna a casa a mezzanotte, riempie un piatto di cibo e se lo porta in camera. «Ha sempre pensato di non essere carina» dice Pat. Lei glielo ripete continuamente: «Sei bella». Missy però si nasconde dentro vestiti sempre più larghi e nell’oscurità degli studi di registrazione. Poi esce all’improvviso avvolta in una tuta al neon per la sua prima esplosiva e coraggiosa esibizione al Dave Letterman Show. «Non so cosa l’abbia spinta a farlo» sospira Pat. È la stessa ragazzina che si rifiutava perversamente di crescere e superare le sue insicurezze e delusioni, come sua madre sperava.

Pat vorrebbe che andasse al college o nell’esercito come suo padre. Lei invece comunica la sua intenzione di trasferirsi a New York per cercare di sfondare nello showbiz. Ha formato un gruppo con tre amiche chiamato prima Fay Z (e poi Sista, e ha un nastro pieno di quelle “canzoni bizzarre che raccontano storie” che ha registrato con un ragazzo del posto, Tim Mosley (non ancora conosciuto come Timbaland), l’unico in grado di far apparire dal nulla beat veloci come i suoi pensieri.

Da Brat, Missy, Timbaland e Kenny Burns nel 1997

«Andiamo a New York». Quattro ragazzine nere fissano più neve e ghiaccio di quanto abbiano mai visto in vita loro, ricordando quanto hanno gridato di gioia una notte del 1992 quando il cantante e produttore Devante, in visita a Portsmouth con il suo gruppo Jodeci le ha sentite cantare. Devante ha accettato di portarle con lui a New York, e loro sono arrivate la settimana seguente piene di aspettative e con delle pettinature pazzesche. Ma quindi cosa ci fanno ora a….Rochester? La neve arriva alle ginocchia, la casa in affitto in cui vivono puzza di pollo fritto, prodotti per capelli e ambizioni frustrate. Perché Devante ci ha portato qui? Gli studi di registrazione costano davvero meno? Hanno lavorato per mesi ma è chiaro che il disco non uscirà mai. Di notte le altre ragazze sentono Missy piangere al telefono: «Mamma, voglio tornare a casa».

Quando torna in Virginia, ricorda sua madre, Missy è molto depressa. Ma non si arrende. Se ne va di nuovo, dorme dove capita e fa girare le canzoni che ha fatto con Timbaland. Quando ripensa agli esordi Missy vede le grandi mani di Timbaland che tirano fuori suoni improbabili da una piccola tastiera Casio. Timbaland invece ricorda l’amore a prima vista per il groove: «Le sue canzoni erano bellissime per le mie basi». Lui butta giù la musica, lei scrive un pezzo in 10 minuti scarabocchiando il testo ovunque, dalle tazze di plastica del caffè alla carta degli hamburger Wendy, poi canticchia una melodia e corre in studio a registrarla. Insieme costruiscono un collage sonoro fatto di frammenti subliminali di realtà (ronzi di insetti, pianto di bambini, campioni di dischi soul) e uno stile rap totalmente personale che ignora ogni regola sul ritmo e la composizione di rime.

Missy e Timbaland conoscono Aaliyah, protetta di R Kelly e scrivono per lei un pezzo che finisce al numero uno in classifica (If Your Girl Only Knew), poi altri per SWW, 701, Gina Thompson e Ginuwine. Missy è sempre più vicina all’esordio come solista, soprattutto dopo il suo celebre featuring in The Things You Do di Gina Thompson, ma per molto tempo sceglie di non farsi avanti. Quando finalmente decide che è arrivato il momento è così pronta che in una settimana crea Supa Dupa Fly.

Il suo album Da Real World invece ha richiesto molto più tempo, per via dei molti impegni di MISSY. È quasi impossibile riuscire ad incontrare insieme Missy e Timbaland,
che ormai vengono considerati “Gli Ashford and Simpson dell’hip-hop”. L’unica opportunità è un meeting convocato in tutta fretta negli studi di MTV affacciati di Times Square. Timbaland ha al collo un medaglione di diamanti così grande che lo vedo brillare da due piani sotto. Sono qui per presentare il videoclip del singolo She’s a Bitch. Tutti si congratulano, ma Timbaland è un po’ nervoso. Secondo lui stanno rallentando troppo il ritmo: «Abbiamo fatto undici numero uno consecutive in poche settimane. Dobbiamo tornare a quel livello».

Come dicono chiaramente nel pezzo Beat Bitters, Missy e Timbaland sentono sul loro collo ingioiellato il fiato di imitatori e rivali che hanno cominciato a spezzare le canzoni interrompendo il beat a metà. È il loro marchio di fabbrica, come ringhiano in Beat Biters: “Rubate i nostri beat come se li aveste fatti voi / Timbaland è l’insegnante, io sono quella che dà i voti”. Quando gli chiedo che direzione prenderanno in futuro, Timbaland sorride e inizia a cantare aggiungendo l’effetto sonoro di un disco che salta: “Yo bod –kkkkkk”.

«Il mio prossimo stile sarà così» dice. Prendere un campione da un vinile rovinato, un suono così raro nella musica di oggi da essere subito riconoscibile, e usarlo per creare un corto circuito pop. Missy dice che lo testeranno con Aaliyah: «È il nostro prototipo». Due limousine li aspettano sotto, ma per qualche minuto continuano a pianificare il futuro, che per ora a quanto pare suona così: “Kkkkkk”.

Datti una calmata

Missy cerca di rimanere una ragionevole stronza. A volte perde il controllo, soprattutto quando si confronta con qualche intoppo idiota del mondo delle corporation: «Se capisco che non mi stanno prendendo sul serio divento come Linda Blair. Rrrrraaoooown, mi si gira la testa». Se le cose le dovessero sfuggire di mano o se ci dovesse avere troppi momenti da diva, Missy sa che può sempre contare su sua madre per esorcizzare il lato oscuro di MISSY. Lei le può sempre dire: «Hey, vai a lavare i piatti!”. E quando tornerà a casa dopo una di quelle feste sfarzose in cui tutti dicono “Hai visto? C’è MISSY” e prima di andare a dormire quando ormai si è fatta l’alba potrà dire a sé stessa: «Aspetta un attimo, Missy. Vai alle feste, fai i servizi fotografici e le interviste ma non riesci a stare sveglia cinque minuti in più per dire le tue preghiere? Lui è quello che ti fa svegliare la mattina e ti fa andare avanti lungo la giornata».

Si ricorderà di questo, qualunque ora sia, si inginocchierà e dirà a sé stessa: «Datti una calmata, Missy».

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