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Milton Keynes: l’ultima data europea dei Pearl Jam

Un arrivederci molto speciale è stato quello regalato da Vedder e soci nell' immensa arena nel Buckinghamshire

Il palco dei Pearl Jam a Milton Keynes, foto di Antonio Siringo

Il palco dei Pearl Jam a Milton Keynes, foto di Antonio Siringo

A volte capitano cose che davvero non ti aspetti. Vedere i Pearl Jam per quattro volte di fila a distanza di pochissimi giorni è una di queste. Credere poi, con un filo di timore, che all’ennesimo live nulla sarà nuovo per scoprire, con estrema sorpresa, che le canzoni, la gente, l’atmosfera, riescono a generare emozioni sempre nuove. Una dote tipica dei grandi.

È vero. La band di Seattle non smette mai di sorprendere. È accaduto proprio questo lo scorso 11 luglio al Milton Keynes Bowl in Gran Bretagna, dove si è concluso il tour europeo di supporto a Lightning Bolt. La splendida serie di concerti cominciata lo scorso Giugno ad Amsterdam che, dopo i magnifici show di Milano e Trieste, ha toccato, fra le altre, Vienna, Berlino, Stoccolma e Werchter, per concludersi proprio in UK.

I Jammers in attesa del live, foto di Antonio Siringo

I Jammers in attesa del live, foto di Antonio Siringo

Un arrivederci molto speciale è stato quello regalato da Vedder e soci nell’ immensa arena nel Buckinghamshire. Il National Bowl, un tempo cava di argilla, che ha oggi la forma di un immenso anfiteatro. Senza posti a sedere, con Jammers di ogni età assiepati sin dalle primissime ore del pomeriggio in ogni centimetro di prato, è davvero una location dal grandissimo colpo d’occhio. Scelta perfetta per un evento unico celebrato con ben tre varianti del poster della serata.

Ricco il cartellone. A differenza delle altre date del tour rinominate An Evening With, a Milton Keynes i Pearl Jam hanno scelto due band di supporto che stimano molto. È toccato intorno alle 16 agli OFF!, dopo l’ esecuzione di Porch da parte di Vedder solista (questa volta senza maglia della nazionale come era successo a Milano), il compito di aprire le danze. Band rumorosissima e di grande talento seguita dal magnifico set dei Black Rebel Motorcycle Club a preparare il terreno per la band di Seattle.

Sul consueto palco senza grandi effetti speciali, intorno alle 19.30 i Pearl Jam hanno fatto il loro ingresso sulle note di Pendulum. Magnifica la sequenza iniziale: Wash, Nothingman e Black sparate subito senza convenevoli, in rapida successione. Un dolce benvenuto, al pari delle altre date del leg europeo, che è stato il battesimo della parte tosta della scaletta.

Go, Brain of J., Mind Your Manners, Do The Evolution hanno mostrato a tutti il giusto verso di fare rock dal vivo. Viscerale, diretto, senza mezze misure.

Vedder, con l’immancabile bottiglia di rosso, ha interagito molto con i fan. Simpatico il racconto della sua sveglia alle 4.45 e le battute sul prezzo delle birre. Numerosi gli inviti ai presenti nel pit a non spingere troppo e a prendersi cura delle ragazze.

Dopo la splendida Nothing As It Seems, la romantica Sirens, le potentissime Spin The Black Circle e Rearviewmirror, la band si è ripresentata seduta per il primo encore in versione semi-acustica. Sullo sfondo una luce magnifica, con il tramonto complice delle canzoni ed una fantastica luna piena proprio sopra il Bowl che ne ha suggellato la magia. Eddie ne ha rimarcato la bellezza intonando i versi di un’ispiratissima Yellow Moon.

Immancabile lo spazio dedicato a qualche cover: con Simon Townshend è stata eseguita I’m the answer e Believe You Me dei Bad Radio è stata suonata a conclusione della splendida Crown Of Thorns dei Mother Love Bone. Insieme alla furibonda versione di Lukin, che da sola varrebbe tutto il concerto, ancora cover nel secondo encore: Rain dei Beatles proposta con Dhani Harrison.

La chiusura è stata tutta lasciata ai classici. Blood, Daughter, l’eterna Alive e l’immancabile Rockin’ In The Free World, questa volta suonata con gli OFF!, a porgere i saluti finali.

Concerto perfetto, 3 ore abbondanti senza la minima incertezza. I Pearl Jam hanno abbandonato da un pezzo la ferocia giovanile e le camicie di flanella. Per fortuna, ci viene da dire. Proprio l’evolvere negli anni con sempre maggior credibilità li ha portati oggi a rappresentare, con assoluta grandezza, il concetto più puro di rock dal vivo. Di fatto ne sono i principali custodi contemporanei.

Tutti, in tema di potenza live, dovrebbero trarne ispirazione almeno una volta. Milton Keynes è stato un arrivederci. Noi speriamo non passi troppo tempo per il prossimo concerto.

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