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Miles Davis spiegato in cinque brani

Nell'anniversario della morte, ripercorriamo la storia della leggenda del jazz attraverso i suoi pezzi
Miles Dewey Davis III è nato il 26 maggio 1926 ad Alton, Missouri

Una votazione BBC condotta dagli ascoltatori di BBC Radio e Jazz FM ha insignito il trombettista del titolo di jazzista più grande di sempre. Ma chi era davvero Miles Davis? L’abbiamo chiesto a un altro jazzista, Beppe Barbera, che in cinque brani chiave (più uno bonus) ha ripercorso la lunga carriera di un artista unico.

Miles Davis, insieme a Louis Armstrong e Duke Ellington, è probabilmente il musicista di jazz più famoso anche presso il pubblico che normalmente ascolta altri generi musicali.
Un artista che nel corso della sua carriera, lunga e articolata, ha attraversato tutti gli stili del jazz, contribuendo fortemente al suo rinnovamento. Davis ha continuamente sperimentato strade nuove senza preoccuparsi di conservare il favore del pubblico e spesso si è scontrato con le perplessità della critica e degli appassionati che consideravano le sue proposte in contrasto con lo spirito della musica che amavano. Ci sono voluti molti anni perché il suo genio venisse compreso, come esecutore e organizzatore di gruppi.

1. Birth Of The Cool “Rouge” (Prestige Records – 1949/50)

Negli anni ’40, Davis effettuò alcune registrazioni con un gruppo di nove musicisti, raccolte in un album intitolato Birth of the Cool. Erano le prime incisioni del cosiddetto Cool jazz in collaborazione con l’arrangiatore Gil Evans. Insieme contribuirono a tracciare una via diversa dall’allora imperante Be Bop. Davis e Evans elaborarono un jazz cameristico che ricercava un equilibrio profondo tra scrittura e improvvisazione. Forse un linguaggio più intellettuale e meno spontaneo che ebbe scarso successo di pubblico. Ma l’importanza delle innovazioni fece sicuramente breccia tra i musicisti e lasciò un segno profondo.

Miles Davis – tromba
J. J. Johnson – trombone
Sandy Siegelstein – corno
Bill Barber – tuba
Lee Konitz – sassofono contralto
Gerry Mulligan – sassofono baritono
John Lewis – pianoforte
Nelson Boyd – contrabbasso
Kenny Clarke – batteria

2. Bags’ Groove “Doxy” (Prestige Records – 1954)

Nonostante le continue trasformazioni stilistiche, Davis ha sempre mantenuto una ferrea coerenza. Il suo modo di suonare è scarno, poche note ma perfette. Niente virtuosismo fine a sé stesso, profondo lirismo, anche nei contesti più infuocati.
Prima dello storico quintetto con John Coltrane, Miles effettua diverse registrazioni per la Prestige con varie formazioni.

Miles Davis, tromba
Sonny Rollins, sax tenore
Horace Silver, pianoforte
Percy Heath, contrabbasso
Kenny Clarke, batteria

3. Steamin’ with The Miles Davis quintet “When I Fall In Love” (Prestige Records – 1956)

Miles cerca in seguito un gruppo stabile con cui sperimentare la sue idee musicali. Il primo importante quintetto è quello con John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones.
In questa formazione, la solida sezione ritmica di Garland e Jones sostiene le escursioni solistiche di Davis e Coltrane in brani dal diverso stile espressivo. Dinamici e ancora legati al fraseggio bop alcuni, profondamente connotati liricamente altri, come la splendida ballad When I Fall In Love.

Miles Davis, tromba
John Coltrane, sax tenore
Red Garland, pianoforte
Paul Chambers, contrabbasso
Philly Joe Jones, batteria

4. Miles Ahead “I Don’t Wanna Be Kissed (By Anyone But You)” (Columbia Records – 1957)

Successivamente Davis cambia etichetta discografica e passa alla Columbia, grande multinazionale con più risorse economiche.
Qui, si intensifica il rapporto con Gill Evans, con il quale Miles realizza tre capolavori: Miles Ahead, Porgy and Bess e Schetches of Spain.
Miles Ahead è una suite di brani con Davis inserito in un’orchestra che realizza arrangiamenti memorabili di Gil Evans. Le strutture sono molto complesse ed articolate ma non tolgono assolutamente spazio agli assoli del trombettista.

Vasta formazione orchestrale

5. Kind Of Blue “So What” (Columbia Records – 1959)

Alla fine degli anni ’50 Miles si avvicina al jazz modale. Un linguaggio che, tralasciando la consolidata consuetudine di improvvisare sulle classiche progressioni armoniche, focalizza l’attenzione sui modi, ovvero scale che utilizzano l’antica terminologia (dorico, frigio, lidio, ecc) aprendosi poi ad altre possibilità fornite da scale appartenenti a culture orientali. John Coltrane è uno dei massimi rappresentanti di questo linguaggio.
L’opera prima, se così si può dire, del jazz modale è sicuramente Kind of Blue.

Miles Davis, tromba
Julian “Cannonball” Adderley, sax Contralto
John Coltrane, sax tenore
Bill Evans, pianoforte
Paul Chambers, contrabbasso
Jimmy Cobb, batteria

BONUS. Bitches Brew “Bitches Brew” (Columbia Records – 1970)

Ovviamente ci sono moltissime altre opere di Miles Davis che hanno segnato la storia del jazz contemporaneo. Mi preme ricordare la cosiddetta “svolta elettrica” con l’avvicinamento a sonorità, ritmi e strumentazione del rock con l’album manifesto Bitches Brew.

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